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Popolarità già dal 52 al 48%

Guerra, terrorismo, sanità:
tutte le favole di Obama

Il presidente è in grosse difficoltà coi partner europei, Cina e Russia, sul fronte interno e nella gestione delle missioni. Ma i giornali amici raccontano altro

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Guerra, terrorismo, sanità:
tutte le favole di Obama

Obama pensa di intortare il mondo con tante belle parole che piacciono al suo pubblico di liberal, e che lo fanno sentire come il miglior politico della terra, quello che si staglia su tutti per il suo pacifismo ideologico. E perche’ avrebbe rialzato la stima del mondo verso l’America dopo gli anni di Bush. La realta’ e’ tutta un’altra, a partire dagli sberleffi di Putin e dei cinesi sul caso Snowden e sul disarmo nucleare, e dei rimbrotti europei sul caso delle intercettazioni di massa della NSA. Ma il tifo della sinistra globale, che controlla la somministrazione quotidiana delle notizie e dei commenti, ha eretto un tale filtro a tutela di Barack che ne frena, o cerca di frenare,  il crollo di immagine. (Peraltro, i sondaggi tra la gente comune negli Usa registrano lo smottamento: per Gallup, dal 52% di sei mesi fa ora chi lo giudica favorevolemente e’ il 48%).

Vediamo, allora, le principali favole, e i relativi fatti.

“La guerra sta recedendo, il terrorismo e’ stato battuto”. Lo aveva detto Obama prima della rielezione. “C’e’ stata una espansione netta nel numero e nell’arco geografico dei gruppi affiliati ad Al Qaeda negli ultimi 10 anni”, lo ha smentito Seth Jones, autore della ricerca del pensatoio RAND Corporation, accreditato di essere il piu’ competente nello studio sul fenomeno del terrorismo. Perche’, dopo un decennio di guerra – la piu’ lunga della storia americana – l’organizzazione terroristica che sarebbe in rotta, secondo Obama, e’ invece ancora attiva e in crescita? Ci sono varie ragioni, argomenta Jones, ma “una e’ la primavera araba che ha indebolito i regimi del Nord Africa e del Medio Oriente creando una opportunita’ per gli affiliati ad Al Qaeda di costruire basi e mettere radici. Questa espansione, accoppiata con l’indebolirsi della centrale di Al Qaeda in Pakistan, ha prodotto un movimento piu’ diffuso e decentralizzato”.  Come non pensare all’Obama che “guida di dietro” in Libia? E che 11mesi dopo aver perso il suo ambasciatore a Tripoli per mano di affiliati ad Al Qaeda e’ tanto spaesato e fuori gioco, appunto in Libia, da non aver ancora beccato un responsabile dell’attacco? L’analista della RAND ha presentato le sue conclusioni ad una audizione del Comitato degli Affari Esteri della Camera centrata sul “Riesame della minaccia di Al Qaeda verso gli Stati Uniti”. Non al bar, e l’argomento non sono noccioline. Ma la stampa interna Usa, e quella internazionale, non ne hanno diffusamente (eufemismo) parlato. Come volevasi dimostrare: dire che Al Qaeda e’ viva e vegeta e’ come dare del bugiardo a Obama, e la correttezza politica del momento lo vieta.

Altra favola. “Abbiamo finito la guerra in Iraq, ritirando tutti i soldati, e ora acceleriamo il ritiro dall’Afghanistan”, ha proclamato Barack. “Le guerre devono finire”, che diamine! Accorpiamo a questa, l’altra favola su “ma come funzionano bene le sanzioni internazionali contro Teheran. Il regime sta soffrendo economicamente”. La notizia di oggi e’ che l’Iraq, liberato a colpi di 4-5 mila morti circa tra soldati americani e alleati, e di centinaia di miliardi di dollari dei contribuenti Usa, ha firmato un contratto da quasi 5 miliardi di dollari con l’Iran, acquistando gas naturale in barba alle sanzioni. E’ successo quello che la legge della politica stabilisce senza eccezioni: se lasci uno spazio vuoto, qualcuno lo riempe. Se molli tutto in Iraq rinunciando alla tua influenza, il regime democratico (e sciita) di Bagdad che tu America avevi aiutato a creare con il tuo sangue, non ci mette nulla a sostituirti con un patto economico-politico con l’ex nemico (sciita) iraniano. Aggiungiamo gli scambi commerciali che Iran intrattiene tranquillamente con Cina, Russia e il resto del mondo e, come ha acutamente notato l’economista Steve Hanke della Universita’ John Hopkins di Baltimora, “la verita’ sconveniente nell’embargo commerciale contro l’Iran, in breve, e’ che non funziona”.

 

Tutta domestica e’ invece la favola di ObamaCare. Doveva dare la mutua a tutti gli americani, si sta rivelando un carrozzone malfermo che di sicuro avra’ solo l’effetto di aggravare i costi della sanita’, peggiorando il servizio in generale. I “contrari” alla sua implementazione finale, prevista per il 2014, aumentano invece di diminuire (imprese, sindacati, medici, giovani, e la maggioranza degli Stati). Tra rinvii, deroghe ed eccezioni e’,  ufficialmente, un mostro giuridico da guiness dei primati. Ne abbiamo gia’ parlato in un blog precedente, e di sicuro avremo occasione di tornarci.  La presidenza di Obama e’ un campionario di favole, ma non ci sono nei media molti cultori della materia. Non so se essere felice per le (quasi) esclusive che posso fare, o imbarazzato nell’assistere  alla rete di protezione, da culto della personalita’, eretta da tanti. 

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