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Storie parallele

Le talpe Manning e Snowden:
come hanno fregato gli Usa

La correttezza politica si traduce in un approcio paralizzante: i superiori non possono espellere chi ritengono inadatto. E così...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Bradley Manning

Bradley Manning

Bradley Manning, il soldato dell’intelligence Usa autore del tradimento più famoso della storia moderna Usa prima che arrivasse sulla scena il suo collega Edward Snowden, è stato ritenuto colpevole dal giudice militare Denise Lind di 19 dei 21 capi d‘accusa di cui era incriminato per aver fornito a Wikileaks 700mila documenti riservati. E’ stato assolto dall’imputazione piu’ grave, quella di aver aiutato il nemico consapevolmente e attivamente dando informazioni segrete direttamente ad Al Qaeda (anche se alcuni dei dispacci trafugati sono stati trovati sul comodino di Osama Bin Laden in Pakistan), ma il verdetto di colpevolezza per spionaggio, per furto, per frode informatica, per infrazioni militari e per altri crimini correlati comporta fino a 136 anni di galera e si tradurra’ probabilmente in una sentenza di svariati decenni, un sostanziale ergastolo per il 26enne militare. Ma i casi di Manning e di Snowden trascendono i loro destini personali (quello del fuggitivo Snowden, diventato esule politico in Russsia, e’ ora diventato uno schiaffo diplomatico inflitto da Putin agli Usa) e suggeriscono due riflessioni politico-storico inquietanti sul carattere stesso dell’America di oggi, e sul suo futuro.

La prima riguarda la sicurezza dell’apparato militare e di intelligence. Come hanno potuto due personaggi del livello di Bradley M. e di Edward S. accedere a materiale cosi’ sensibile? Racconta Ralph Peters, ex ufficiale dei marines e della intelligence che da anni scrive di storia e di fatti militari sul New York Post, che “sei settimane dopo che aveva iniziato il corso di addestramento di base, Manning fu giudicato non adatto e inserito nella lista di quelli da escludere. Ma l’Esercito, affamato anche dei peggiori soggetti, non solo cancello’ la decisione di espellerlo, ma lo mando’ all’Intelligence School & Center, e gli garanti’ l’accesso alle Informazioni Speciali Top Secret (TS/SCI). Di stanza a Fort Drum, New York, Manning fu dichiarato bisognoso di visite per problemi mentali. Cio’ nonostante, mantenne lo status di soggetto abilitato ad accedere a informazioni riservatissime. Poi fu spedito in Iraq, dove si segnalo’ per comportamento instabile e provocatorio, sempre mantenendo l’accesso ai segreti dei computer, fino a quando diede in escandescenze in ufficio. Fu allora finalmente degradato e spedito a lavorare in una stanza per i rifornimenti alle truppe, ma il danno ormai era gia’ fatto: aveva potuto raccogliere un esteso volume di documenti confidenziali del governo Usa”. 

Per Snowden, la guardia bassa, anzi infima, della vigilanza all’interno della Cia e poi del contractor presso cui lavorava alle Hawaii hanno prodotto lo stesso risultato. Viene in mente il maggiore Hassan, l’islamico seguace del clerico estremista Awlaki, che nel forte texano dove era di servizio trucido’ una dozzina di commilitoni al grido di viva maometto. Il filo rosso di queste tre vicende e’ la correttezza politica, che si traduce in un approccio paralizzante per gli ufficiali che devono giudicare i loro sottoposti: lo fanno piu’ timorosi di essere giudicati dai loro superiori per essere discriminatori e trattare “male” chiunque, che non di sentirsi responsabili di preservare l’esercito, i suoi valori e gli interessi ultimi del paese di cui dovrebbero essere i custodi. Con Hassan perche’ era islamico, mentre  con gli altri due c’e’ stata una mancanza di rigore, anzi una cieca rilassatezza, nel giudicarli per quello che erano sul piano personale. “Mai avrebbero passato il primo test di ammissione a ruoli delicati quando ho fatto il soldato io”, ha detto Peters.     

La seconda considerazione e’ un corollario, non meno doloroso. La Storia ripete se stessa, e gli Stati Uniti sono in una perenne lotta per mantenersi la nazione libera e democratica sognata dai suoi lontani fondatori, e in verita’ da milioni di poveretti nel mondo che vogliono ancora oggi venire qui. Nel secolo scorso, dagli Anni Venti agli Anni Cinquanta della Guerra Fredda, il sistema democratico Usa aveva i suoi nemici all’interno, ed erano gli infiltrati con un credo marxista. Allora il confronto mortale era con il comunismo. Mosca dirigeva le operazioni degli americani conquistati all’ideologia totalitaria, li finanziava, li trasformava in spie, come sappiamo bene dalla esperienza diretta che Witthaker Chambers, giornalista e talpa pro-Mosca negli Anni Trenta, ha magistralmente rivelato nel suo libro-memoria “Witness” (Testimone). E’ improbabile che i fondamentalisti islamici come Hassan possano moltiplicarsi come gli Alger Hiss, l’alto funzionario della Segreteria di Stato al servizio dei sovietici che fu smascherato da Chambers nel dopoguerra, dopo l’abbandono del comunismo da parte di quest’ultimo. 

La jihad puo’ produrre schegge assassine, come i due ceceni a Boston, ma non e’ realistico pensare che l’Islam estremista faccia tecnicamente tanta strada nell’apparato statale e militare Usa, almeno non con lo stesso successo che aveva arriso alle marionette comuniste americane. Il pericolo, che e’ gia’ una visibile realta’,  e’ che il sentimento anti-americano che ha tanti seguaci nel mondo, ma anche nell’intelligenzia di sinistra, ad Hollywood, e nell’ala socialista e liberal dello stesso partito democratico, snaturi progressivamente lo spirito e il carattere della gente. L’America “paese del male” non e’ solo lo slogan delle bandiere ai cortei degli estremisti in Pakistan o Iran, ma anche a Roma o Londra quando sfilano i difensori di Manning o Snowden. Sostenitori dei due trafugatori di segreti ne reclamano la liberta’ pure negli Usa, protestando fuori dal Forte Meade, dove e’ stato giudicato Manning. Chiunque attacca il governo Usa, sia Bush ma sia anche lo stesso Obama con la sua ambiguita’, trova fans entusiasti, anche ignorando “dettagli” drammatici . Per esempio, che tra i tanti dispacci finiti nelle mani dei governi islamici che lapidano a morte i gay ci fossero anche quelli con nomi di omosessuali, ora a rischio di persecuzione, di paesi repressivi islamici, non ha frenato l’anelito di Manning, che e’ gay, nel cercare il massimo danno possibile per il proprio paese. Se non c’e’ piu’ l’alternativa rossa dei soviet, e quella verde della Jihad ha poche speranze (speriamo…) , l’odio tout court per l’America e’ la nuova ideologia antiliberale, anticapitalista, antidemocratica. E se gli americani non stanno all’erta rischiano grosso.

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

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