Cerca

Complimenti per la trasmissione

Il Cav, i messaggi e le lacrime del Capo

Perchè il Berlusca funziona quando trattiene le lacrime

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Silvio che piange

 

La forza d’urto delle lacrime del capo - per citare un famoso romanzo di Daniel Picouly- non sta nel piangerle; ma nel trattenerle dietro sguardi smarriti, e dentro un doppiopetto tanto largo da contenere tutte le ingiustizie del mondo.

Ci sarà un motivo se, dopo il videomessaggio dell’anziano leader del Pdl a commento della sentenza di condanna; se dopo quel gesto che Repubblica banalmente liquida come «sceneggiata con lacrimuccia», la fiducia degli italiani verso il Berlusca risale di 6 punti e il Pdl schizza verso il record stagionale di preferenze. Il motivo è che Silvio Berlusconi per la prima volta appare inquartato nell’imbarazzo e intrappolato in un’inedito, umanissimo senso di inadeguatezza che mai avresti detto; e che, paradossalmente, proprio in questa veste, oggi riesce a conquistare un elettorato anche moderato che finora ne aveva ritenuto l’invulnerabilità una forma d’arroganza. Silvio -ammettiamolo- non è il Griso di Manzoni, o il Corsaro Nero di Salgari che piansero una volta sola in vita. All’attivismo dei dotti lacrimali berlusconici siamo abituati. Silvio pianse nel ’97 per la situazione dei migranti albanesi, e Michele Santoro lo riprese impietoso; pianse visitando i campi profughi in Bosnia, sbeffeggiato dal Times; e pianse a L’Aquila dopo il terremoto, e pianse su un palco per lo scioglimento di Forza Italia. Montanelli diceva che le lacrime di Berlusconi non sono mai completamente «una sceneggiata»; e che, «anche quando, come spesso gli capita, Berlusconi finge una commozione che non sente, quella commozione ad un certo punto diventa vera perchè finisce per commuoversi di se stessa. Le lacrime di Berlusconi possono essere un inganno per chiunque, meno che per Berlusconi». Ci crede lui, ci credono meno gli altri. Ed è per questo che stavolta è diverso.

Stavolta, nel momento peggiore della sua vita, Berlusconi ha trattenuto le lacrime, specie sulle parole «famiglia» e «dignità». Come in una sorta di riverbero d’anima, il Capo è, finalmente apparso nella propria  umanità struggente. Non so se sia finzione raffinata o botta d’umanità. Forse entrambe le cose. Ma l’effetto in video è sicuramente il migliore degli ultimi anni...



Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • blaabla

    20 Agosto 2013 - 16:04

    un’inedito?

    Report

    Rispondi

  • imahfu

    20 Agosto 2013 - 15:03

    20 anni di fascismo, di DC e socialisti e 20 di berlusconismo. Il paese dei 20 anni, anzi 20 ani.

    Report

    Rispondi

  • imahfu

    04 Agosto 2013 - 16:04

    Futti e chiagni.

    Report

    Rispondi

blog