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Dall'agenzia delle tasse alla Commissione sui finanziamenti ai partiti, gli ultimi scandali del governo Obama

Glauco Maggi

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Obama

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Lo scandalo dell’IRS, l’agenzia delle tasse che negli anni della campagna per la sua rielezione ha operato attivamente e illegalmente a favore di Obama negando ai gruppi dei Tea Party e conservatori lo status di enti fiscalmente esenti a cui avevano diritto, e’ tutt’altro che “phony” (fasullo, finto, come ha avuto la sfrontatezza di chiamarlo recentemente il presidente americano). Infatti, stanno proseguendo senza sosta le indagini della Commissione della Camera incaricata della supervisione degli atti di governo: l’ultimo atto del suo chairman, il repubblicano Darrell Issa, e’ stato di mandare una richiesta formale - subpoena – al ministero del Tesoro per costringere la IRS a consegnare piu’ speditamente e senza illecite censure tutta la documentazione sui casi di discriminazione contro i filo-repubblicani. 

E proprio dalle carte finora uscite (e sono solo alcune decine di migliaia di pagine rispetto ai milioni che ancora attendono di essere portati alla luce della giustizia) e’ emerso che il “vizietto” dei democratici di usare agenzie di governo che per definizione dovrebbero essere bipartisan non ha riguardato soltanto l’IRS, ma anche un altro ente, se possibile ancora piu’ delicato per la sua funzione esplicitamente politica, la FEC. La Federal Election Commission, creata negli Anni 70, ha il compito di controllare la regolarita’ del processo dei finanziamenti a partiti e candidati, e come organo di garanzia e vigilanza non a caso ha un consiglio di sei commissari, tre per ogni partito. Bene, anzi male, qualche giorno fa la Commissione della tasse della Camera ha rilasciato delle email (e’ tutto riportato oggi in un editoriale del Wall Street Journal) che mostrano che, nel 2008 e nel 2009, lo staff del Consigliere Generale della FEC (il funzionario di carriera che ne guida le operazioni giorno per giorno) ha cercato di avere informazioni fiscali su gruppi politici conservatori nientedimeno che da Lois Lerner, nome ormai noto perche’ al tempo era a capo della divisione per le esenzioni fiscali dell’IRS. 

Si ricordera’ che Lerner e’ la dirigente che per prima ammise che l’IRS aveva messo nel suo mirino i Tea Party, ma cercando penosamente di scaricare la colpa su “alcuni impiegati di Cincinnati”. Che e’ poi la stessa dirigente messa in licenza pagata, e non licenziata. E che ha infine invocato il Quinto Emendamento davanti alla Commissione inquirente di Darrel Issa, cioe’ ha rifiutato di testimoniare e di dare la sua versione della storia per non rischiare di essere incriminata per le sue stesse parole. Prima di essere promossa all’IRS, guarda caso, Lerner aveva lavorato nell’ufficio del Consigliere Generale della FEC. Una funzionaria-modello, dunque, che appena ricevuta la richiesta di informazioni fiscali su alcuni gruppi conservatori dalla FEC, ha impiegato dieci minuti per dare incarico ai suoi di soddisfare quella curiosita’. Lo scandalo bis, altro che “phony”, e’ che una tale richiesta era assolutamente illegale, e lei lo sapeva. Lo staff della FEC stava infatti investigando questi gruppi senza la prevista e obbligatoria autorizzazione dei commissari (cioe’, i repubblicani erano stati tenuti all’oscuro), e da parte sua all’IRS, per legge, e’ consentito di dare in giro informazioni fiscali confidenziali soltanto in casi e ad organi designati, tra i quali non si conta la FEC. Piu’ che un sospetto, la motivazione politica pro Obama in queste manovre illecite e’ una certezza. Peraltro, provata da documenti fatti circolare giorni fa da uno dei commissari repubblicani della FEC, Don McGahn, che mostrano una litania di abusi, che vanno da indagini non autorizzate a casi di informazioni non date ai commissari, ovviamente indirizzati contro le attivita’ dei gruppi conservatori. 

In una occasione, i cani di guardia della FEC sono stati scatenati contro la campagna di Rick Santorum nel marzo del 2012 su istigazione di un gruppo liberal. Lo staff  fece di tutto per trovare una violazione, basandosi sulle accuse apparse sul sito di sinistra Talking Points Memo, che furono girate a Santorum per avere una giustificazione. Non c’erano prove, pero’,  e di recente i commissari della FEC hanno chiuso il caso senza censure o multe. Lo zelo partigiano, extra legem, dello staff della FEC e’ evidente anche in un altro caso, emerso dalle email ricevute dalla Lerner in cui i solerti e sinistri impiegati della FEC chiedevano informazioni riservate e mirate ad una ispezione non autorizzata di un altro gruppo conservatore, l’American Issues Project (AIP). Pur di trovare una irregolarita’ nelle attivita’ dell’AIP, la FEC riservo’ al gruppo un trattamento diverso dalla norma sempre seguita. Un gruppo gode di status fiscale vantaggioso se non piu’ di un terzo della sua attivita’ e delle sue spese e’ dedicato alla “politica” esplicitamente, mentre i due terzi devono essere riservati ad azioni di formazione e cultura. L’usanza e’ di stimare la percentuale di un terzo dei soldi spesi per la “politica” sulla base di piu’ anni di attivita’: le spese dell’anno delle elezioni per il presidente di solito lo superano, compensate dagli altri anni in cui sono molto meno del 30%. Cosi’  la FEC ha sempre fatto per i gruppi liberal, ma per l’AIP ha usato il metro degli anni singolarmente presi. Il “doppio standard” e’ il modo di pensare e di operare della sinistra. Ma per chi vede la realta’ per quella che e’, questo della FEC e’ un “doppio scandalo”. 

 

twitter @glaucomaggi

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