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Privilegi made in Usa

Obamacare per tutti, la Casta secondo Barack

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obamacare per tutti, la Casta secondo Barack

E’ vero ovunque, quindi anche in America. Per i politici eletti in parlamento la tentazione di sfruttare la propria posizione di potere, quella di chi approva le leggi pensando al proprio tornaconto, è più forte della dignità. Se mai, l’aggravante in questa America di Obama è che il presidente stesso si è incaricato di proteggere i privilegi dei deputati e dei senatori, alla faccia della propria retorica sulla classe media bistrattata dai “giochi” di Washington. Il caso di specie, oggi, è l’applicazione delle regole della riforma Obamacare per i membri del Congresso e per l’esercito composto dagli aiutanti degli staff che sono al servizio di deputati e senatori. A riprova che negli Stati Uniti, ormai, il governo è davvero big, big government appunto, parliamo di una elite sociale di 11mila unità.

In uno slancio di populismo, nel 2009, quando Obamacare era in discussione e la gente, la "società civile”, il popolo cioè, guardava con ostilità e fastidio alle pressioni di Barack e dei democratici per passare il mostro giuridico che oggi, non a caso, sta implodendo prima ancora di entrare in vigore, in uno slancio di populismo dicevo, la commissione finanze del senato approvò con entusiasmo la regola del “se una legge è buona per te, o cittadino, è buona anche per me”. Toccante. In altre parole, ai legislatori si sarebbe applicata la stessa normativa, e si sarebbero garantiti gli stessi diritti (e doveri), che la macchina del potere centrale stava confezionando per gli americani “là fuori”, nel paese. Il presidente della commissione Max Baucus, democratico, così esternò il proprio entusiasmo per l’accettazione unanime dei suoi colleghi della proposta, che era stata avanzata dal repubblicano Chuck Grassley: "Sono davvero gratificato che voi avete tanta fiducia nel nostro programma da far sì che potrete acquistare le stesse polizze del nostro programma voi stessi, e ho anche fiducia che il sistema funzionerà molto bene”.

Nell’inserire l’emendamento di Grassley nel testo poi approvato, il capo dei democratici Harry Reid non ha però specificato che cosa ne sarebbe stato dei contributi ai costi delle polizze sanitarie che il governo dava, e dà, a tutti i dipendenti pubblici secondo il FEHBP (Federal Employees Healt Benefits Program). La Obamacare che sta per entrare in vigore, nella lettera e nello spirito, dispone perciò che i parlamentari e i loro portaborse devono fare ricorso, per avere l’assicurazione sanitaria, alle “borse delle polizze” che dovrebbero entrare in funzione tra qualche mese. Così sarebbero al pari degli altri americani, come del resto volevano. Percependo stipendi superiori alla soglia sotto la quale i normali “poveretti”, che sono costretti a farsi la polizza dalla Obamacare e che se non hanno un datore di lavoro che gliela paga ricevono un contributo statale, parlamentari e senatori e staff di fascia alta dovrebbero sborsare anche migliaia di dollari l’anno, al pari degli americani con reddito uguale o sopra il loro (che è oggi di 174mila dollari annui per i parlamentari).

Immaginate già che cosa è successo quando hanno realizzato che un conto è fare il bel gesto di dire “vogliamo essere trattati come la gente normale”,  e un altro conto è tenere fede alla promessa. Ed ecco che e’ scattata la processione dei parlamentari democratici alla Casa Bianca per “correggere” la dimenticanza di non aver chiarito il destino dei contributi privilegiati del FEHBP che spettano ai dipendenti pubblici. La via normale sarebbe dovuta essere una misura di legge di modifica, che anche i repubblicani avrebbero approvato. Una sorta di “abbiamo scherzato”, o “preferiamo tenerci lo status da dipendenti federali, ossia la mutua di ottimo livello pagata dai contribuenti, non da noi”. Ma andare a legiferare ancora, per aggiustare ObamaCare, avrebbe aperto le cataratte. Il Gop avrebbe sfruttato la riapertura della discussione, con un successo più che probabile visto che quasi due americani su tre sono contrari oggi al decollo della riforma. E nuovi emendamenti avrebbero portato a tutta una serie di cambiamenti che sarebbero stati altrettante ammissioni da parte di Barack che la baracca che porta il suo nome fa acqua da tutte le parti. Invece, il presidente ha ordinato all’Ufficio del management del Personale che regola i benefici federali di dare una esenzione ad hoc alla intera classe politica eletta, sospendendo per gli 11mila “lei non sa chi sono io” la parificazione con la plebe. Ciò è illegale, perché solo il Congresso legifera, e l’esecutivo non puo’ decidere quali parti di una legge sono da rispettare, e quali possono essere messe in un cassetto. Ma Obama lo ha già fatto in due occasioni clamorose: quando ha sospeso la legge federale sulla immigrazione che obbliga ad espellere gli irregolari che hanno da 15 a 30 anni d’eta’; e quando, a proposito di ObamaCare, ha dispensato di recente per un anno le aziende con oltre 50 dipendenti dall’obbligo di pagare una penale se non assicurano i propri lavoratori, lasciando in vigore le multe per gli individui e i piccoli imprenditori.  Ora ha creato altri figli e figliastri promettendo ai politici che saranno trattati diversamente da quanto essi stessi, votando la legge, avevano stabilito per farsi belli. Ma, appunto, se perdere la dignità fa guadagnare qualche migliaio di dollari conviene sicuramente, ai parlamentari. E anche a Obama che protegge la sua “creatura” senza tenere vergogna.

twitter: @glaucomaggi

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