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senza pudore

Matteo Renzi salva il Maggio Musicale fiorentino facendo pagare il conto allo Stato. Altro che rottamazione

Il ministero dei Beni Culturali ha varato un provvedimento su misura per l'ente gigliato. Guidato da un renziano di ferro

Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

enrico.paoli@liberoquotidiano.it

il primo cittadino del capoluogo toscano spera nelle elezioni anticipate

Matteo Renzi

Altro che «I soliti ignoti». Ogni qualvolta c’è da occuparsi  del ministero dei Beni Culturali salta fuori che a recitare le parti migliori, soprattutto quando a firmare la regia sono  ministri de’ sinistra,   tocca sempre - e comunque -ai  «soliti noti». Perché con la cultura, contrariamente a quel che andava sostenendo l’ex ministro Giulio Tremonti,  si mangia eccome. Basta stare dalla parte giusta. Che non è mai quella dell’utente, bensì quella del dispensatore. 

Come sanno bene Salvatore Settis e Giuliano Amato,  professoroni con curricula chilometrici, da poco nominati dal ministro Massimo  Bray alla guida della commissione (in realtà si tratta di una «cosa tecnica» molto ristretta, per intimi) che dovrà definire  le linea guida  per un corretto rapporto fra pubblico e privato nel campo dell’arte. Che non è nemmeno una cosa sbagliata, vista la fame endemica di fondi per la tutela del nostro patrimonio, ma che lascia un po’ spiazzati, vista la scelta dei personaggi. Davvero è questo il nuovo che avanza oppure tutti i cervelli sono scappati?

Settis, per esempio, è uno che dal Mibac entra ed esce con estrema frequenza, tanto da aver fatto installare le porte girevoli. Oppositore di ferro ai tempi di Sandro Bondi ministro, il primo ad ipotizzare una soprintendenza speciale per Pompei, appena varata da Bray, al punto da fargli la guerra anche sul colore delle matite. «Cortigiano» di prestigio  durante la gestione Lorenzo Ornaghi, voluto al  Mibac dall’ex premier Mario Monti, nonostante la nomina di Giovanna Melandri al Maxxi. Infine ministro ombra con lo sbarco di Bray  nei locali di via del Collegio Romano. «Dice Bray, pensa Settis», sussurrano malignamente al Mibac, rimarcando la leggenda metropolitana secondo la quale il vero ministro è l’ex direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa.

Per non dire del dottor Sottile. Tecnicamente l’ex primo ministro, quello del prelievo forzoso dalle tasche degli italiani durante una notte di luna piena, è stato scelto  dal ministro Bray per recitare la parte del poliziotto buono, essendo Amato a favore dell’ingresso dei privati nel campo della cultura. Una posizione, quella del dottor Sottile da contrapporre a quella del poliziotto cattivo Settis, «critico e guardingo», come lo ha definito il Corriere della Sera, nei confronti dei privati. Molto probabilmente finirà  pareggio dato che i due, come spiegato dal Mibac, non riceveranno nessun compenso per questo incarico. Ovviamente sia Settis che Amato puntano al dividendo politico dell’incarico, che va dei rapporti con il premier Enrico  Letta ai cantieri che verrano aperti nei prossimi mesi. 

E se non siete fra i dispensatori c’è sempre la categoria dei ricevitori. E se vi chiamate Matteo Renzi e fate il sindaco di Firenze rientrate fra quelli privilegiati. In crisi da leadership il primo cittadino   del capoluogo toscano  ha ricevuto un pacco di soldi (8 milioni di euro per il completamento del progetto Nuovi Uffizi e un impegno concreto per salvare il Maggio fiorentino, ovviamente a carico del contribuente) con i quali potrà tranquillamente affrontare la prossima campagna  elettorale per la rielezione a sindaco. Il Maggio, in particolare, è una sorta di pozzo senza fine dove sono in gioco posti di lavoro e interessi politici.  Il decreto «salva-Maggio» messo a punto dal Consiglio del ministri, mira a dare una risposta in tutti e due i sensi. E sul futuro dell’ente lirico fiorentino, guidato da un fedelissimo di Renzi, il sindaco si gioca la credibilità. Il provvedimento, infatti, consentirà di ridurre il debito pregresso, accedendo a un fondo nazionale con un piano di risanamento. Nessuno perderà il posto di lavoro, perché il personale in esubero potrà passare ad altre attività presso il Mibac. Ma si parla anche di produttività e di una nuova governance, con l’obbligo del pareggio di bilancio.  

Altro che Cultura anoressica.  Del resto anche il progetto del ministro Bray,  bello e impossibile,  ha un  nome altisonante: «Valore Cultura». E sì, per i soliti noti però.

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Commenti all'articolo

  • daniele iannone

    23 Agosto 2013 - 19:07

    O Paoli, ma un tu guardi mai dall'altra parte? Le bischerate le fanno solo a sinistra? Ma chi ci crede?

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  • brunodeberardis1

    23 Agosto 2013 - 07:07

    il bambino che gioca con la politica -questo dovrebbe essere il nostro futuro-- da http://www.deberardis.it

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