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Gli imbarazzi di Barack

Obama, il presidente tentenna

Dalla Libia all'Egitto, e oggi in Siria, la Casa Bianca segue la strategia del "Deve passare la nottata" nascondendosi dietro il paravento Onu. Errore tragico

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Egitto e Siria sono la Primavera araba che sta tramontando in un autunno foriero di conseguenze tragiche per l’intera regione, e per il mondo. E che cosa fa, anzi NON fa, Obama? Avendo una ideologia di sinistra che ha sempre diffidato della storia, della potenza, e delle responsabilità internazionali dell’America, anzi che l’ha sempre messa alla berlina, il presidente è in una situazione imbarazzante. E’ un re nudo che non riesce più a nascondersi dietro i suoi stessi discorsi, che ormai tutti hanno capito essere come gli articoli dei professori liberal di politica internazionale del Council on Foreign Relations, “stimolanti del dibattito” ma assolutamente vuoti di sostanza. Un presidente Usa non deve fare il docente di storia, come quando disse “le guerre prima o poi finiscono”, o “il terrorismo sta recedendo”. Lasci questo ruolo ai giornalisti e ai commentatori, che non hanno alcun dovere concreto di operare, di cambiare le cose con le azioni pratiche e hanno il lusso di fare lezioni. Giuste o sbagliate che siano, sappiamo come finiscono: “stimolano il dibattito”, appunto. 

Da Obama uno si aspetta invece che eserciti la influenza che dà il fatto di essere il capo dell’esercito più forte della Terra, cioè che abbia una linea politica, obiettivi, interessi tattici e strategici a questa altezza. In quella Stanza Ovale ci vuole il coraggio di decidere. Con l’Onu, quando si può, e senza Onu, quando si deve. Bill Clinton non passò dal Consiglio di Sicurezza per fermare Belgrado che faceva stragi in Kosovo: bombardò con gli alleati che aveva trovato (tra cui persino il premier italiano D’Alema, pacifista stregato dalla “terza via” di Blair) e risolse la questione, alla faccia di Mosca e Pechino. George Bush ci provò ad avere tutti con sé in Iraq, e quando fece la conta e portò a casa 33 paesi, senza Russia, Cina e Francia, decise che era abbastanza e liberò il mondo da Saddam, il carnefice di curdi e sciiti e (credevano tutti i servizi segreti occidentali) il dittatore che teneva un arsenale di armi di distruzione di massa e che flirtava con i terroristi islamici. 

Barack ha avuto in eredità un Iraq democratico, il cui esempio aveva di fatto avviato i sommovimenti rivoluzionari in tutto il Medio Oriente, dalla Tunisia all’Egitto e alla Siria. Dovendo decidere quale ruolo far giocare agli Usa nella fase delle turbolenze sociali, religiose, etniche e politiche che si sono manifestate ben presto sulla scia di Bagdad in tutti gli altri paesi del Medio Oriente, ha pensato che l’ “astensione” fosse la linea giusta. In Libia ha così lasciato la leadership alla Francia, e ha “guidato da dietro”, un approccio che ha messo le radici della insicurezza in cui versa oggi Tripoli, dove hanno vita facile i terroristi, capaci di uccidere l’ambasciatore Usa. Al Cairo è stato ondivago e opportunista; prima ha cavalcato la piazza islamica dei Fratelli Musulmani che volevano estromettere Mubarack; poi ha appoggiato Morsi, il leader islamico che aveva vinto con un numero assoluto di votanti pari a circa un quarto della popolazione e voleva sradicare la fondamentale componente laica; poi, quando le masse popolari non fondamentaliste hanno protestato fino ad ottenere che l’esercito defenestrasse Morsi, ha invitato alla “riconciliazione” impossibile. E tanto si è sbilanciato nel mostrare sostegno per i Fratelli Musulmani che oggi, i Egitto e non solo, Hussein Obama è considerato dalla maggioranza della gente amico dei terroristi e di Al Qaeda

Questa di Barack non è quindi una linea “politica”, ma la sua negazione. E’ il lasciare che “passi la nottata”, come se fosse una decisione senza conseguenze. Invece ci sono: infatti, i generali del Cairo che presumibilmente staranno in sella fino a quando i Fratelli Musulmani (che stavano sistematicamente distruggendo le chiese cristiane come fanno i talebani in Afghanistan) non saranno ricondotti alla ragione, o espulsi legalmente dal consorzio civile, ricorderanno chi li ha aiutati ora, nella fase drammatica della crisi. Non Obama, ma i reali dell’Arabia Saudita che si sono giaà offerti come fornitori di armi e protezione. Persino Israele, quietamente, tifa per i militari, garanti della pace trentennale tra Gerusalemme e il Cairo. Infine c’è la Siria: qui Obama si è superato con la storia della “linea rossa” che non doveva essere varcata da Assad, pena “gravi conseguenze”, se avesse usato le armi chimiche. Uno come Barack, “presidente tentenna”, non doveva lanciare il cuore oltre l’ostacolo, tradire la sua stessa filosofia del non intervento. Ma quando lo ha fatto, e mentre i morti della guerra civile attorno a Damasco superano ormai i 100mila (ma il conteggio è fermo a mesi fa) si è messo in un vicolo cieco. Le pressioni per fermare i gas nervini di Assad si moltiplicano, ma il ministro della Difesa Chuck Hagel ha detto lunedì  in Indonesia che gli Stati Uniti interverranno con la cooperazione internazionale e con motivazioni legali, che nel linguaggio della diplomazia significa con un OK delle Nazioni Unite, ossia del Consiglio di Sicurezza dove Cina e Russia hanno il potere di veto. Ed entrambi, si sa, sono governi protettori della Siria e dell’Iran che è a sua volta legatissima ad Assad. Obama non avrà mai il via libera dal Palazzo di Vetro, insomma. Se continua a mettersi dietro quel paravento significa che ha scelto di essere ininfluente. Ma la politica dell’astensione anche di fronte ai gas nervini sarebbe una resa totale al “pacifismo” ultrà, isolazionista, e nella sostanza prono ai voleri delle dittature di tutto il mondo, che sono sempre in una alleanza di interessi di autoconservazione contro l’America dei diritti umani. Gli Usa non perderebbero solo peso e influenza nella regione, ma anche credibilità internazionale di guida morale. 

di Glauco Maggi

twitter @glaucomaggi

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Commenti all'articolo

  • PROMECO

    27 Agosto 2013 - 14:02

    ho letto altre volte il suo nome in calce ad articoli farneticanti,tipici degli inquisitori che giudicano con la verità in tasca ed i cerini in mano; chi sarà mai costui ? un ottuso pronto a scrivere ogni cosa per un pò di lesso. bosard

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