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Raduno di parte

Il ricordo di Martin Luther King
senza i due Bush (padre e figlio)

Con Obama solo ex presidente democratici. E così il 50esimo anniversario della celebre Marcia su Washington si trasforma in un evento di partito

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Il ricordo di Martin Luther King
senza i due Bush (padre e figlio)

“Obama sara’ raggiunto al Lincoln Memorial dagli ex presidenti Jimmy Carter e Bill Clinton, da membri della famiglia King e da altri leaders dei diritti civili”, si legge sul sito ufficiale della Casa Bianca nella presentazione della storica giornata del 28 agosto. E i due altri ex presidenti viventi, i repubblicani Bush padre e figlio? Non degni di partecipare, evidentemente. La celebrazione dei 50 anni della Marcia su Washinton dei 250 mila sostenitori dei diritti civili del 1963, quando Luther King fece lo storico discorso “I have a dream” (Io ho un sogno), ha preso la piega che era purtroppo facile prevedere: trasformata, da parte dei democratici e dei liberal, in una “festa di partito” per dividere il paese in due e fare campagna elettorale fuori stagione. Non solo appropriandosi astoricamente della intera paternita’ di quella conquista civile in Congresso (in realta’ la legge dei diritti paritari fu votata negli Anni '60 da una percentuale di parlamentari repubblicani piu’ alta della percentuale dei si’ democratici), ma usando la questione razziale ancora oggi, strumentalmente, per far avanzare la linea politica del Grande Governo Democratico. 

I poveri in America ci sono ancora, piu’ tra i neri che tra i bianchi, e la disoccupazione tra i neri, soprattutto giovani, e’ doppia rispetto a quella dei bianchi. Ma sulle cause e sulle cure contro il grave degrado sociale  che colpisce i ghetti metropolitani e le comunita’ delle minoranze, la proposta di Obama, e della Clinton che vuole succedergli, e’ sempre quella del welfare affidato allo Stato, chiamato a dispensare sempre piu’ risorse pubbliche per rendere gli elettori di colore, e gli ispanici, eternamente dipendenti dall’elemosina dei politici. E’ una strategia che consapevolmente esclude ogni richiamo alla responsabilita’ individuale delle persone, ma al contrario blandisce i “poveri negri” e li assolve da ogni altro impegno che non sia il fedele periodico voto alla nomenclatura democratica, preferibilmente rappresentata dagli attivisti di professione, gli Al Sharpton e i Jesse Jackson (che poi magari finiscono in galera per eccesso di corruzione, come Jesse Jackson Jr). Niente di piu’ lontano dalla filosofia di Luther King, che era uomo d’ordine, di impegno non violento, di rispetto per la capacita’ di redenzione della societa’ americana in cui, non a caso, il pastore nero cristiano poteva “sognare” che un giorno i suoi figli non sarebbero piu’ stati giudicati per il colore della loro pelle ma per le loro azioni. Un messaggio, quello di King, opposto alla “lotta di classe” e antibianca delle Pantere Nere, che riappare oggi sulla scena politica come ala estrema, ma protetta, della galassia liberal: quando membri delle Black Panther (si’, esiste ancora il Black Panther Party) minacciarono degli elettori davanti a un seggio di Filadelfia nel 2008 e furono denunciati per intimidazione, ossia per ostruzione del fondamentale diritto in una democrazia, il ministro della Giustizia Eric Holder, afro-americano amico di Obama, ha provveduto a far cadere le accuse e a bloccare il procedimento nel 2009. 

Holder e’ lo stesso personaggio, peraltro, che ha querelato di recente il Texas per aver introdotto una legge che richiede un documento con foto (costo: zero) per poter votare. La Corte Suprema ha gia’ stabilito che e’ una norma costituzionale a proposito di una precedente legge simile in Indiana, ma Obama e i suoi sventolano ancora la speciosa argomentazione che mostrare la patente terrebbe i neri e gli ispanici lontani dai seggi. La verita’ e’ che cosi’ e’ piu’ facile frodare, ma il can can del documento serve per ribadire che la discriminazione non e’ stata sconfitta, che l’America e’ sempre razzista e loro, i Democratici, sono i solo paladini delle minoranze. Per esempio, sono quelli che chiedono sempre piu’ soldi per pagare gli insegnanti delle scuole pubbliche, anche se la somma che gli Usa spendono “per allievo” e’ la piu’ alta al mondo: cosi’, i sindacati dei maestri possono finanziare le campagne dei democratici e sconfiggere la liberta’ di avere scuole private (le charter schools) piu’ efficienti.  

Sarebbe stato un sogno vedere un presidente nero prendere di petto i problemi che affliggono le “famiglie” nere, in realta’ ormai diventate un soggetto sociale in via di sparizione visto che oltre il 70% delle nascite di neri avviene fuori da una coppia sposata. Lui, invece, non ha mai rimproverato i giovani maschi neri per i loro comportamenti asociali, per fare figli e scappare, lasciandoli preda delle gang e dei rapper con i loro messaggi osceni, violenti, omofobi, anti-donne. Rapper che, del resto, sono tra gli ospiti preferiti alla Casa Bianca, fans e finanziatori di Obama. Quanto alla moglie Michelle, si e’ curata del peso suo e di quello dei bambini obesi: che e’ una calamita’ vera, per carita’, ma a guarirla riesce meglio una famiglia con padre e madre che educano e controllano i figli, piuttosto che la burocrazia delle mense pubbliche con il bilancino per dare la giusta quantita’ di broccoli.   

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Commenti all'articolo

  • napoleon46

    29 Agosto 2013 - 16:04

    Caro Glauco, hai notato che hanno "dimenticato" di invitare alla manifestazione l'unico Senatore Statale di colore che rappresenta la South Carolina? Interessante....e' un repubblicano.....

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