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Diritto di complotto

Islamici e polizia di New York
Il confronto finisce in tribunale

Lo NYPD è stato querelato per le sue indagini sotto copertura svolte negli ultimi anni in alcune moschee a caccia di terroristi

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Islamici e polizia di New York
Il confronto finisce in tribunale

La polizia di New York ha segretamente etichettato da anni almeno una dozzina di moschee cittadine come organizzazioni terroristiche per avere la giustificazione legale per poterle infiltrare di informatori e di indagare sulle attivita’ di clerici e fedeli sospettati di legami con network di militanti fondamentalisti. La misura era scattata dopo l’11 settembre 2001, al fine ovvio di raccogliere informazioni utili a prevenire altri attacchi: il “focus” per scoprire complotti e cospiratori si era subito concentrato sui luoghi di culto e nelle comunita’ dove l’estremismo islamico poteva trovare il terreno piu’ fertile per fare proseliti. Le operazioni della NYPD, che in pratica avrebbe messo sotto sorveglianza, secondo le accuse, migliaia di musulmani indiscriminatamente, sono emerse perche’ la AP (Associated Press) aveva fatto richiesta alla stessa polizia, sulla base della legge per la trasparenza degli atti delle agenzie pubbliche,  di fornire la documentazione delle interviste e dei rapporti prodotti dai poliziotti secondo un piano investigativo specifico definito TEI (Terrorist Enterprise Investigations, Indagini su Organizzazioni Terroristiche).  

I documenti consegnati alla AP mostrano che, nella caccia ai terroristi, gli agenti hanno raccolto dossier, conservati in  file “segreti”, su fedeli e dirigenti delle moschee ritenute potenzialmente piu’ pericolose. Sia il sindaco Bloomberg, sia il capo della polizia Ray Kelly hanno respinto le accuse di aver agito impropriamente, sostenendo che la polizia non prende di mira la gente in modo scorretto, ma va dietro a delle tracce. La NYPD non ha commentato, ma evidentemente se una dozzina di moschee hanno risvegliato l’interesse dei suoi investigatori e’ stato sulla base di qualche segnalazione o di qualche sospetto reale. "Come politica del dipartimento, agenti in abiti civili e informatori confidenziali non entrano  nelle moschee se non per seguire una pista. Abbiamo la responsabilita’ di proteggere i New Yorkers dai crimini violenti e da un altro attacco terroristico e rispettiamo la legge nel fare cio’”, ha ribadito Kelly in un recente articolo sul Wall Street Journal. 

La tattica TEI,  estremamente invasiva della privacy tanto che la stessa FBI pare non ne faccia ricorso, ha consentito alla polizia cittadina di introdurre ufficiali in abiti civili all’interno delle moschee e di cercare di inserire proprie spie nei consigli direttivi delle stesse moschee e anche in un importante gruppo di arabo-americani di Brooklyn. Le rivelazioni della campagna coperta anti terrorismo sono contenute in un libro di prossima uscita, “Enemies Within: Inside the NYPD's Secret Spying Unit and bin Laden's Final Plot Against America" (Nemici interni: viaggio nella unita’ segreta di spionaggio della NYPD e il complotto finale di bin Laden contro l’America),  scritto dai reporter della AP Matt Apuzzo e Adam Goldman sulla base di centinaia di files della polizia mai visti prima e su interviste ad agenti della  NYPD, della Cia e dell’Fbi. 

Quando la notizia e’ diventata di dominio pubblico, gli attivisti dei diritti civili della ACLU, insieme a membri delle moschee islamiche nel mirino, hanno querelato la NYPD e ora una causa e’ in corso. Dopo la sentenza di un giudice liberal di poche settimane fa che ha di fatto messo fuori legge la tattica della polizia municipale di prevenzione della criminalita’ detta ‘stop & frisk’  (“fermati, rispondi e fatti perquisire”), se anche questa seconda pratica verra’ ora mutilata o vietata, la citta’ sara’ meno sicura non solo contro i balordi della malavita comune, ma anche contro il terrorismo dei fondamentalisti islamici.

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Commenti all'articolo

  • napoleon46

    31 Agosto 2013 - 16:04

    Meglio essere previdenti che non sofferenti............. Io uso i mezzi pubblici ogni giorno e non sono mai stato fermato o perquisito ed anche se lo facessero non mi offenderei ; fanno questo per proteggermi ...grazie Bloomberg, ci mancherai.

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