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Verso le primarie

De Blasio e Lotha, sfida a due per New York

Martedì 10 democratici e repubblicani decideranno il loro candidato per la poltrona di sindaco, con due grandi favoriti. Lontanissimi l'uno dall'altro

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

De Blasio e Lotha, sfida a due per New York

Il repubblicano John Lhota

Mancano solo quattro giorni alle primarie di martedì 10 dei due partiti per decidere chi farà il sindaco di New York. Gli ultimi sondaggi della Quinnipiac University lasciano poco spazio ai dubbi sui favoriti: tra i democratici l’italo-americano Bill de Blasio ha il 43% dei favori davanti all’afro-americano Bill Thompson con il 20% e alla speaker del Consiglio comunale Christine Quinn, lesbica, che è via via scivolata dalla prima posizione di qualche mese fa alla terza di oggi, con il 18%, pur avendo avuto di recente l’appoggio ufficiale (endorsment) del New York Times e, in passato, quello velato dell’uscente Michael Bloomberg; tra i repubblicani John Lhota è al 48%, e il suo sfidante John Catsimatidis è al 24%. La legge prevede che se nessuno raggiunge il 40%, il primo novembre ci sarà il ballottaggio tra i primi due. In entrambi i casi, comunque, anche i sondaggi eventuali tra i soli primi due arrivati confermano che de Blasio, e soprattutto Lotha, vincerebbero a mani basse la sfida interna al proprio partito. 

Il vero dubbio, dunque, è che cosa succederà poi, quando i newyorkesi sapranno che sulle schede troveranno de Blasio e Lhota. I due non potrebbero essere più distanti politicamente. De Blasio è un sinistro che si autodefinisce la “scelta progressista” per i democratici di New York nei suoi spot televisivi, dove sfoggia anche il figlio teenager mezzo-colorato, essendo la moglie di Bill, Charlene, afro-americana e con un passato negli anni della gioventù da lesbica dichiarata. Il concentrato di diversity non fa certo male alla campagna di Bill, che infatti precede Thompson anche nella fascia dei votanti neri. Ma è la connotazione politica radicale, l’esplicita antitesi a Michael Bloomberg, a farne il campione dei militanti liberal che costituiscono il grosso dei probabili partecipanti alle primarie democratiche. De Blasio osteggia la tecnica “stop & frisk” (“ferma & perquisisci”), usata dalla polizia di New York per fronteggiare, e stando ai risultati per debellare con successo, la criminalità di strada. La considera incostituzionale perché rivolta, dicono le statistiche, più contro i neri e gli ispanici che contro i bianchi. Un giudice ultraliberal, qualche settimana fa, gli ha anche dato ragione, con un verdetto che impone un giudice terzo, esterno, che controlli che l’operato degli agenti non sia discriminatorio. E per de Blasio, che insegue i voti delle minoranze e quelli dei bianchi liberal cui piace auto-assolversi dal sospetto di essere razzisti sostenendo che tutti gli altri bianchi sono razzisti, non contano i risultati (80% di calo dei crimini violenti in 20 anni) di questa ovvia tecnica poliziesca, che concentra i pattugliamenti e le perquisizioni nei distretti dove si verificano più crimini. Essendo questi quartieri a rischi quelli più abitati da neri e ispanici, gli agenti (che a loro volta sono ovviamente di tutte le razze, ma in divisa, per la propaganda liberal, sono tutti promossi “bianchi e razzisti”) compiono stop e perquisizioni su percentuali di neri e ispanici piu’ elevate di quelle del censimento tra le etnie. 

Ma de Blasio non è solo nemico di Law & Order, è anche un redistributore convinto di ricchezza altrui e nel suo programma prevede, oltre al resto del welfare, più tasse per i ricchi per finanziare gli asili nido. In generale, è un populista “tassa e spendi” che appoggia le rivendicazioni salariali e pensionistiche per i dipendenti pubblici, anche retroattive essendo scaduti da anni i contratti. Bloomberg, sulla scia di Rudy Giuliani, ha all’opposto sempre privilegiato l’ordine pubblico e cercato di frenare la voracità dei sindacati dei dipendenti pubblici, la cui copertura previdenziale e sanitaria è la causa prima di bilanci pubblici in rosso. Gli esempi delle città gestite per decenni dai liberal, da Detroit a Chicago a Los Angeles, in bancarotta la prima e sulla via del fallimento le altre, sono lì a dimostrarlo. 

Lotha, che era stato vice sindaco di Giuliani, propone invece la continuità con i cinque mandati dei due sindaci precedenti, i due del repubblicano Giuliani, e i tre di Bloomberg, prima da repubblicano e poi da indipendente. Tra i registrati a votare a New York (in America occorre iscriversi ad apposite liste pubbliche per votare, dichiarando la propria affiliazione o indipendenza dai due partiti) i democratici sono sei-sette volte tanto i repubblicani, e quindi hanno sempre il favore del pronostico. Ma quando la città corre rischi di fallimento economico e sociale e di essere travolta dalla criminalità, come 20 anni fa grazie alle politiche del sindaco democratico Dinkins sotto il quale gli omicidi toccarono la vetta di 2.245 (oggi sono sotto i 350), i cittadini sanno che rivolgersi a uomini d’ordine e di pulizia fiscale è l’unica strada. Così fecero con lo sceriffo Rudy, e poi continuarono nel 2001 con Bloomberg, visto che la città era appena stata attaccata da Al Qaeda e andava ricostruita, fisicamente, finanziariamente e nel morale. Ora New York è risanata ed è un modello di crescita, anche dopo la crisi del 2008. Se si rilassa e cede alle lusinghe dei liberal che vogliono riconquistarla rischia grosso, il bis dei disastrosi Anni 70 e 80. Ma forse proprio l’eccesso di “rivoluzione” fiscale e di ordine pubblico che si prospetta con il de Blasio-Vendola può fare il miracolo di invertire il pronostico e impedire la “restaurazione” delle pessime idee liberal, anticamera della bancarotta. Una netta discesa in campo, pubblica, della coppia della rinascita di New York, Giuliani-Bloomberg insieme, in appoggio a Lotha è la sola speranza di evitare un sicuro degrado. Quando de Blasio alcune settimane fa ha iniziato la sua scalata nei sondaggi, qualche voce era girata su Bloomberg intenzionato a mollare (giocoforza) la Quinn e a puntare su qualcuno più sensato nel proseguire sulla linea Law & Order. Se la prospettiva di vedere i poliziotti intimiditi contro i criminali (il commissario della NYPD caro a Bloomberg, Ray Kelly, perderebbe subito il posto, ha già detto de Blasio) e i sindacati ringalluzziti contro le casse municipali inducesse i due ultimi sindaci a mobilitare la cittadinanza silenziosa e preoccupata, forse la Mela resterebbe Grande. Altrimenti, i 600-800mila che si recheranno ai seggi, su 8,5 milioni di residenti e sui 5 milioni circa di aventi diritto, decideranno per tutti, e per il peggio.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

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