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Al bivio

Obama, "mission impossible": convincere il Parlamento ad attaccare la Siria

Tutte le insidie del voto sull'intervento a Damasco: se Barack viene sconfessato, rischia di perdere controllo e potere

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

Alla fine Obama, sulla Siria, fara’ un discorso agli americani a reti Tv unificate martedi’, 10 settembre. Deve convincere non tanto l’opinione pubblica, che per circa il 60% e’ contraria alla guerra, quanto piuttosto i parlamentari sui quali ha scaricato inaspettatamente, una settimana fa, la richiesta dell’autorizzazione all’uso della forza per punire Assad che ha usato i gas contro il suo stesso popolo. E’ evidente che con quella decisione il presidente si prepara, dovesse vincere il no, a incolpare i repubblicani, che e’ il suo sport preferito. Ma John Bohner alla Camera e John McCain al Senato con il loro sostegno, una mossa “alta” da statisti pro America, hanno tolto spazio a  questa manovra scaricabarile. E invece la realta’, che comincia ad emergere  anche nella nebbia della copertura mediatica amica orientata da subito ad assecondare Obama, e’ la fronda crescente nel suo stesso partito. Gia’ dal voto nella commissione esteri del Senato, dove la risoluzione, pur emendata da John McCain, e’ passata solo con 10 voti a favore e sette contro, due liberal democratici hanno votato no ed uno si e’ astenuto. Mercoledi’, quando il testo andra’ in aula, la vittoria di Obama non sara’ quindi quella passeggiata che era data per scontata dopo la dichiarazione di McCain secondo cui negare l’autorizzazione da parte del Congresso sarebbe un evento “catastrofico” per il paese. Il verdetto decisivo verra’ dunque dalla Camera, e li’ le nubi per Obama si infittiscono. Secondo una inchiesta a tappeto del sito The Hill, ad oggi venerdi’, almeno 100 deputati sono convinti di votare no, e tra di loro ci sono 72 repubblicani e 28 democratici. All’opposto, i si’ tra quelli decisi e quelli orientati verso il si’ sono per ora solo 31, di cui 10 del GOP e 21 democratici. 

I parlamentari americani, che rispondono agli elettori del proprio distretto ( o del proprio stato se senatori), sono subissati sempre di piu’ ogni giorno che passa da telefonate e petizioni di gente che non vuole il si’ a un’altra guerra.  Il comitato liberal Progressive Campaign ha appena fatto un sondaggio tra 55mila del milione dei suoi iscritti, e il 73% si oppone. Molti appartenenti al raggruppamento dei parlamentari democratici di colore,  il Congressional Black Caucus, avevano mandato una lettera alla Casa Bianca chiedendo la discussione in Congresso, sostanzialmente per poter dar voce ai propri elettori contrari all’intervento. 

Il paradosso di Obama e’ che la sua stessa politica interna di sinistra, con la imposizione monopartitica della riforma Obamacare e degli stimoli finanziari durante il primo mandato, ha consentito al GOP di conquistare il controllo della Camera nel 2010 e di mantenerlo nel 2012. E la campagna polarizzante che Obama ha voluto per la sua rielezione dal 2011 ha contribuito, oltre che a rafforzare la componente dei tea party e dei libertari a destra, a eliminare totalmente o quasi la presenza di moderati e centristi nel suo stesso partito, i cosiddetti blu dogs, sicuramente piu’ sensibili all’idea di una America impegnata sul fronte internazionale. Ora che avrebbe bisogno di questa componente, per far passare il messaggio bipartisan, assieme ai repubblicani tradizionalmente piu’ patriottici e pro esercito, di una nazione unita durante una grave crisi internazionale, Obama e’ a corto di voti. Si trova contro, infatti, una ampia e popolare resistenza di base, dove si mescolano elementi tattici, strategici e ideologici. Tra i repubblicani e’ forte la schiera di chi assapora una clamorosa sconfitta di un presidente che disprezzano, e che diventerebbe immediatamente un’anatra zoppa se si dimostrasse incapace di tirarsi dietro il parlamento nell’attacco a un dittatore che usa armi chimiche. Indebolito  sul fronte estero grazie a questa tattica , Barack vedrebbe strategicamente azzerate le chance di imporre la sua agenda domestica da qui al 2016. 

Ma pure i liberal hanno le loro inoppugnabili ragioni per opporsi: e sono le stesse che Obama ha sbandierato in tutta la carriera politica, quando si trattava di osteggiare l’interventismo dei repubblicani. Barack da ragazzo era contro Reagan durante la guerra fredda, e poi da senatore contro il Bush dell’Iraq, quando nel 2003 inizio’ il conflitto e nel 2007 quando Bush chiese il sostegno del Congresso per battere Al Qaeda e dare un futuro migliore agli irakeni. La battaglia per l’autorizzazione si giochera’ dunque sulla capacita’ del presidente di convincere il paese, e i suoi rappresentanti, che la campagna di Siria vale bene il ripudio del suo pacifismo storico. Il maggiore ostacolo e’ che, soggettivamente, e’ assai poco credibile. La sua filosofia e’ che gli Usa non sono la “nazione indispensabile” che deve assumersi la responsabilita’ di guidare gli altri. E non tiene vergogna quando sostiene che non e’ la sua credibilita’ ad essere in gioco, ma quella “del mondo, della comunita’ internazionale”. Questo e’ pero’ il miglior assist all’isolazionismo dei tanti che non vogliono rischiare la rabbia degli elettori per una avventura che oltretutto l’Onu non approva,  il cui esito e’ oltremodo incerto e i cui costi aggraveranno un bilancio gia’ in profondo rosso. 

di Glauco Maggi
@glaucomaggi 

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Commenti all'articolo

  • napoleon46

    07 Settembre 2013 - 15:03

    Ecco lo scenario che Obama creera per giustificare l'invio di truppe americane e sacrificare altre vite umane per salvare la sua faccia: 1 - prima fase , uso di missili telecomandati per colpire depositi e dispositivi per utilizzo di materiale chimico. 2 - scoperta che durante i bombardamenti si sono perse tracce di quantitativi di gas velenosi che vanno recuperati a qualsiasi costo. 3 - arrivano le truppe americane sul territorio siriano con la giustificazione di recuperare i gas velenosi e non mettere a rischio la vita di piu persone. OBAMA.......vallo a raccontare a qualche altra persona....forse gli Americani ti danno retta, anche se non sembra dai voti di confidanza nel tuo operato, ma gli europei......ne hanno viste a sufficienza per dirti........vai a raccontare le balle e qualcun altro. Se spari il primo colpo meriti di essere differito per tradimento al mandato che ti ha dato il popolo americano.......e Putin e' pronto a lisciarti il pelo e contropelo......

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