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In controluce

La strage di Washington?
Un sollievo (per Obama)

L’omicidio di massa alla sede della Marina toglie la Siria dal centro dell’attenzione dei media. Barack? Il presidente più inaffidabile da Carter

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

La strage di Washington?
Un sollievo (per Obama)

L’omicidio di massa alla sede della Marina di lunedi’ 16 settembre toglie la Siria dal centro dell’attenzione dei media sulla politica estera del governo, e per Obama e’ un …. sollievo. Ma la realta’ di come si e’ comportato con il “problema Assad” e’ gia’ consegnata alla storia, ed e’ ormai ufficiale il giudizio su Barack come il piu’ incompetente e inaffidabile presidente da Jimmy Carter. Compreso Carter, con cui condivide lo stesso tasso di ideologia liberal di sinistra “antiamericana”, ma aggiungendo una arroganza e una vanagloria personali che non appartenevano al presidente delle “noccioline”. Con la Siria, Obama ha mostrato quanto l’amore di ascoltare la sua stessa retorica lo abbia smascherato, trasformandolo in un irresponsabile ciarlatano che non si preoccupa di mantenere la parola che da’.  Parla, minaccia, e si comporta senza rispettare se stesso. Aveva detto “Assad se ne deve andare” due anni fa, quando il dittatore aveva iniziato a reprimere nel sangue (anche se senza i gas) la sua opposizione politica interna. Quando un presidente degli Stati Uniti si espone ad un simile impegno e poi non da’ alcun seguito ad esso, e anzi si contraddice annunciando “non perseguiamo alcun cambio di regime” (anche se ci sono di mezzo i gas), quando ha promesso di recente i  missili Usa sugli arsenali siriani, sta buttando via un capitale di credibilita’ che non potra’ piu’ essere speso in future crisi internazionali. 

E ancora. Un anno fa aveva tirato la famosa “linea rossa”, e anticipato terribili conseguenze al suo superamento, se Assad avesse usato le armi chimiche contro la sua stessa popolazione in rivolta. Quando e’ stato dimostrato (quando il “suo” stesso governo, e fonti terze, hanno dimostrato) che 1500 siriani erano stati eliminati con i gas il 21 agosto, Obama ha fatto discorsi strappalacrime sui 400 bambini tra le vittime, e ha annunciato che avrebbe punito Assad per quel crimine con un attacco aereo. Cioe’ che avrebbe fatto la guerra (sia pure “limitata”  e “incredibilmente piccola”) a Damasco, cosi’  come l’aveva fatta a Gheddafi in Libia: dopotutto, non era stata superata la sua stessa “linea rossa”? Sorpresa. Mentre per l’intervento “umanitario” contro Tripoli, che aveva ammazzato forse qualche centinaia di libici e non i 100mila siriani, Obama non aveva chiesto il permesso del Congresso, rivendicando  il potere presidenziale di decidere l’uso della forza militare. Sulla Siria, ecco il voltafaccia: sorprendendo tutti, ha affermando che avrebbe chiesto il via libera dal Congresso. Quando e’ apparso chiaro cioe’ che sarebbe stata bocciata la sua richiesta, ha chiesto che non si tenesse piu’ il voto, e che si lasciasse spazio alla diplomazia. Ma non una diplomazia imposta con la forza militare Usa e con il prestigio del leader americano. Invece, umiliandosi di delegare alla Russia, che controlla la Siria con la partnership dell’Iran, l’intero processo del “disarmo” di Assad. In altre parole, un governo democratico legittimo che da’ ad un padrino mafioso il compito di far rigare diritto i propri picciotti. 

Cosi’, come prima misura frutto dell’intesa tra Kerry e il suo collega russo Lavrov, Assad ha ottenuto  che la scadenza per cedere all’Onu, e a Mosca, le armi chimiche, sara’ solo l’anno venturo, quando scadra’ la presidenza di Assad. Il quale ha quindi da oggi il riconoscimento di Usa e Onu di poter stare al potere a Damasco, alla faccia dei poveri oppositori moderati che aspettano ancora le armi della Cia che non arrivano, fino al giugno del 2014. E con questa garanzia, ovviamente, ha avuto il perdono di fatto per i 100mila morti, e soprattutto per aver usato le armi chimiche, che era per Obama il crimine dei crimini, che non poteva essere lasciato passare “guardando dall’altra parte”.  Con sprezzo del ridicolo, ieri Obama ha tirato un’altra riga rossa, stavolta riferendosi ai piani di Teheran di fare la bomba nucleare. “Credo che gli iraniani si rendano conto che la questione del nucleare di Teheran e’ diversa da quella delle armi chimiche”, ha detto in una intervista televisiva.  Come dire che questa si’ che e’ una linea ancora piu’ rossa,  insomma. Il grave e’ che non ha riso alla sua stessa battuta, ma di sicuro si sono divertiti in tanti altri, a Mosca, Teheran e Damasco.

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

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