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Complimenti per la trasmissione

L'overdose da talk politico

Su Rai, La7 e Mediaset il parlamento in tv fa flop

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
talk show

L’altra sera mi pareva di galleggiare in un sogno lisergico di William Burroughs.

Mentre smanettavo, esausto, tra La Gabbia e Virus-Il contagio delle idee (La7 e Raidue, giovedì, concorrenti sul prime time) ho incrociato Marco Travaglio che si faceva largo col machete tra le urla di Daniela Santanchè che gli dava del delinquente e l’accusava di aver fomentato la liberazione di Sofri, mentre Gigi Paragone ricordava che Travaglio su Sofri era colpevolista dato che nella foga, alla pitonessa era sfuggito il dettaglio. Sullo sfondo c’era, ovviamente, la decadenza di Silvio, un tema la cui struttura iterativa lo rende materia sicura da talk. E lì ho capito perché Paragone (che, intendiamoci, è uno bravo) con l’orecchino, in una scenografia santoriana, e pur attaccando le banche, Napolitano e la casta Ambrosetti e rispolverando le allucinazioni di Giulietto Chiesa; be’, si è inchiodato inesorabilmente sotto un brutto 4% di share. Ho capito, allora, che nella Gabbia non c’è nulla di nuovo; e che per partire sicuri si è cercato di fletterla nella solita rissa.

Certo, meglio Paragone su La7 che Porro. Il quale in onda da quest’estate è sprofondato al 3,31%. Su Raidue, occhio. Dove l’ascolto dovrebbe essere almeno il quadruplo. Tra l’altro, anche la nuova edizione di Matrix, condotto da Luca Telese non arriva al 7%, con le consuete interviste ai consueti ospiti (anche lì: Telese è bravo ad accendere la rissa, ma poi non riesce a domarla...). Dei cosiddetti «nuovi volti» stagionali, insomma, il solo Gigi Nuzzi tiene botta vuoi perché più efficace di Sottile, vuoi perché al suo collaudato Quarto grado non sfilano -vivaddio- le solite facce dei soliti politici. D’accordo, siamo all’inizio. Ma, fondamentalmente è questo il problema: i talk politici sono troppi, e si cannibalizzano fra loro. La platea è sempre la stessa, e non sci s’inventa nulla per allargarla. Quando SkyTg24 inaugurò le sue interviste velocissime e ficcanti, all’americana pensavo che la tv avesse svoltato. Invece con l’arrivo di Santoro non ci sarà un solo giorno senza approfondimento politico. Beninteso, parla uno che nei talk show ci va anche volentieri come ospite. Solo che l’altro giorno un cameraman di La7 mi ha chiesto con occhio liquido: « Perché nessuno parla dell’aumento dell’Iva?». E lì ho capito che c’è un mondo, oltre al nostro ombelico...




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