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Riforma sanitaria al via dal 1 ottobre

Obamacare sarà un fallimento
e Barack darà la colpa ai Repubblicani

Se l’ala dei Tea Party va sull’Aventino, e forza il partito repubblicano al muro contro muro, Obama e i democratici faranno la parte delle vittime

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obamacare sarà un fallimento
e Barack darà la colpa ai Repubblicani

Obama si e’ aggrappato alla ciambella di Putin per fuggire dalle sabbie mobili della Siria. Ne e’ uscito condannato alla irrilevanza in politica estera per i prossimi tre anni che gli restano, ma siccome il suo obiettivo era di far contare meno gli Usa sulla scena globale, lo  sta raggiungendo. In politica interna si era prefissato un altro scopo: ingigantire il governo, facendo passare la riforma sanitaria che porta il suo nome, e quella finanziaria che avrebbe dovuto estirpare il rischio di future crisi con regole piu’ rigide e organismi di controllo piu’ invasivi. Mentre quest’ultima e’, 5 anni esatti dopo il fallimento della Lehman Brothers, una incompiuta che ha fatto le grandi banche piu’ grandi di quelle che erano, cosi’  il sistema e’ piu’ a rischio di prima e le nuove generazioni di Occupy Wall Street avranno sempre un bersaglio per giustificare la propria esistenza, la Obamacare sta venendo al pettine. Il 1 ottobre 2013 e’ indicato dalla legge come la data di nascita delle “borse delle polizze” su base statale, ossia i mercati creati ad hoc dove gli americani senza assicurazione sanitaria potranno acquistarne una “statalizzata”, con prestazioni obbligatorie minime per tutti, e sussidi federali eventuali per i poveri, oppure rinunciare e pagare una multa (o meglio una tassa come l’ha definita la Corte Suprema).

Per avviare la riforma, ossia per creare gli organismi per la gestione e assumere il personale, occorrono pero’ dei soldi pubblici, tanti soldi, e quindi il governo deve far passare leggi e leggine “di finanziamento” specifico. E qui entrano in gioco i “piccoli Putin” domestici che, e lo scrivo nella speranza di essere smentito, faranno un favore politico a Barack, che ci conta tanto. Sono la quarantina di deputati repubblicani dei Tea Party che hanno dichiarato guerra a John Boehner e alla leadership del partito, pretendendo di collegare il voto per finanziare Obamacare alla legge di innalzamento del debito federale, che va approvata entro poche settimane per non far “chiudere il governo”. Boehner, lo speaker, e Eric Cantor, il numero uno dei deputati repubblicani, volevano far passare una norma che avrebbe consentito di continuare a pagare i titoli di stato e a far funzionare la macchina governativa per qualche mese, cosi’ da far esplodere la confusione che regna nella implementazione di Obamacare, permettendo il suo decollo. Le anime pure e belle del GOP,  l’ala piu’ estremista dei Tea Party e dei pensatoi piu’ intransigenti, non vogliono sentir parlare di compromessi, e si illudono di poter cancellare ObamaCare con il solo controllo della Camera, mentre Obama ha il veto da presidente, e il Senato e’ in mano ai democratici. Il GOP, che ha 233 voti alla Camera, puo’ avere un qualche peso solo se si presenta con una proposta unitaria al suo interno che raccolga almeno 218 voti, la meta’ piu’ uno dei 435 dell’intera Camera. Se l’ala dei Tea Party va sull’Aventino, e forza il partito repubblicano al muro contro muro, Obama e i democratici faranno la parte delle vittime, e avranno un argomento formidabile per dare la colpa al GOP di tutto: lo stop alla riforma, e la chiusura del governo di Washington. Sarebbe un autogol imperdonabile, soprattutto perche’ la gente continua ad essere in maggioranza ostile ad Obamacare, perche’ piu’ la conosce piu’ la vorrebbe evitare. Ma la realta’ e’ che i democratici sono piu’ bravi, piu’ professionali, piu’ cinici dei repubblicani nel fare politica, che e’ l’arte del vincere, non dell’avere le piu’ giuste tesi e i piu’ sacri principi, come ha dimostrato Barack nelle due sue campagne elettorali presidenziali.

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