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Ma perchè riesumare la salma del Processo del lunedì?

Il (nuovo?) programma di RaiSport

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Ma perchè riesumare la salma del Processo del lunedì?

Ok, due domande: chi e perchè. Chi è il genio? E, soprattutto, perché lo fa?

Perché Rai Sport Uno, in quella steppa d’idee che è la tv italiana, non trova di meglio che riesumare la salma del Processo del Lunedì? E perchè lo fa quando -in contemporanea -, sul canale T9 si materializza l’ologramma di Alduccio Biscardi da Larino (il vate della caciara come stilema, l’unico fondatore, che al suo paese, ai tempi, veniva portato in processione assieme al Santo Patrono); ché, a ’sto punto se uno si deve ciucciare il Processo allora, scusate, è meglio l’originale? Perchè -come s’arrovella il Corriere della sera e io sottoscrivo- il prodigioso Alberto Castelvecchi già editore di genio e semiologo «accetta di andare al Processo per inventarsi la parodia del moviolista fisiognomico?». Perché Maurizio Costanzo, che sa di tutto fuorché di calcio? Perchè Gene Gnocchi che, oramai, ricicla le battute che scrive sulla Gazzetta e quelle che proferiva a Quelli che il calcio e che già replicava alla Domenica sportiva? Perchè il ritorno di Marino Bartoletti nel ciclo polibiano dei calci perduti? Perchè l’intervista al sindaco Ignazio Marino? A uno che prima appare in pubblico con la sciarpa bicolore di Roma e Lazio (un’eresia) e fa incazzare romanisti e laziali; poi afferma d’essere tifoso solo della Roma e fa incazzare i romanisti e parte del Pd; infine giunge in questo nuovo Processo giusto per affermare «non sono un tifoso di calcio» e fa incazzare tutti gli altri che si chiedono: perdoni sindaco, ma che cavolo ci fa allora, lì nel pollaio di corner, rigori e tackle scivolati, non era meglio Linea Verde o Quarto grado?
Che, poi, oggettivamente, il nuovo Biscardi, l’estremo Enrico Varriale, più tifoso del Napoli di Felice Caccamo, non è male. Per i primi cinque minuti. Varriale, un po’ come Luca Telese a Matrix,  incrocia gli sguardi, attizza i battibecchi, è bravissimo ad accendere la miccia; poi però s’incasina e non riesce a spegnerla. Il problema, qua, è il solito: cambiare, smetterla d’affidarsi a un passato glorioso che non c’è più, osare anche nella sperimentazione. Magari si sbaglierà. Ma sarà sempre meno umiliante che commentare, con lo 0.60% di share: «Siamo soddisfatti...»




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