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Il Gop vuol fare fuori l'Obamacare. Ma quando?

I repubblicani contro la riforma della sanità del presidente. Se la bloccano ora, cade il governo e saranno accusati. Ma se la fanno passare...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

Nel Palazzo della politica Usa è in corso una partita a poker in cui entrambe le parti stanno bluffando grosso, ma una – il presidente con il partito democratico al suo fianco – ha in mano una coppia di re, mentre l’altra – il partito repubblicano diviso tra la leadership delle sue teste più ragionevoli e strategiche e la componente minoritaria delTea Party – ha solo una coppia di fanti. E, a differenza che nel poker vero, entrambi sanno le carte dell'avversario. Quindi, nella realtà, non dovrebbe esserci suspense, ma un logico abbandono del piatto da parte del GOP, con  l’attesa della rivincita alla mano successiva. 

Fuor di metafora, a fine mese scattano contemporaneamente due scadenze. Una è l’entrata in vigore di Obamacare, l’altra è l’apertura del nuovo anno fiscale per il governo che coincide con il raggiungimento del tetto previsto del debito (alla alta quota di quasi 17mila miliardi di dollari) e quindi con l’esigenza di far passare la solita legge che periodicamente fissa un nuovo tetto. Il GOP ha fatto passare ieri alla Camera, dove ha una solida maggioranza, una misura che consente al governo di funzionare per i prossimi tre mesi spendendo quanto gli serve (stipendi dei dipendenti pubblici, funzionamento dei ministeri, rimborso dei titoli federali in scadenza ed emissione di nuovi) oltre il tetto del debito. Nello stesso provvedimento, è previsto il taglio dei finanziamenti necessari al governo per far decollare praticamente Obamacare. La legge però non ha i numeri per essere approvata dal Senato, dove servirebbero al GOP i 60 voti della maggioranza speciale, mentre ne ha 45 su 100. In ogni caso è già sicuro che Obama apporrebbe il suo veto se mai gli arrivasse le legge per la firma. Il presidente ha infatti detto allo Speaker John Boehner, dopo l’approvazione della legge alla Camera, che non intende neppure trattare sul rialzo del debito pubblico, definendo un ricatto la minaccia repubblicana di “chiudere” il governo e di rischiare il default se il Tesoro non avesse i soldi per ripagare i creditori che hanno bond federali in scadenza. E idem per quanto riguarda Obamacare: per lui, deve avere i finanziamenti previsti e partire in tempo, e nello stesso senso vanno i senatori democratici che con la loro maggioranza restituiranno a Boehner nei prossimi giorni la legge, ma riscritta ed epurata del capitolo sul taglio dei finanziamenti ad Obamacare. Ei tempi del bluff perdente del GOP si restringeranno, perché sarà più vicina la fine del mese. 

I conservatori, sia l’establishment sia l’ala ultrà, sono convinti di avere ragione nel merito. Il debito non può essere elevato all’infinito, e quindi chiedono che per ogni innalzamento del tetto ci sia l’impegno del governo di tagliare un corrispondente ammontare di spesa dal welfare, riducendo con adeguate riforme i crescenti costi per le pensioni e i programmi sanitari già in essere (Mediacare per gli anziani e Medicaid per i poveri). Su Obamacare, sanno dai sondaggi che la gente non ha mai espresso un giudizio maggioritario positivo, e perciò l’idea di cancellarla non è peregrina. Il problema è “come” farla crollare, ed è sulla tattica che il GOP rischia il suicidio se insiste nella sua intransigenza. L’opinione pubblica, con il peso determinante degli Indipendenti, non vuole affatto che si arrivi alla “chiusura del governo”, e ne attribuirebbe la colpa ai repubblicani che pagherebbero caro alle elezioni di medio termine nel novembre del 2014. E pesanti riserve sono emerse pure sull’idea di “togliere i fondi a Obamacare” come tattica d’ostruzione. Karl Rove, l’ex braccio destro di George W. Bush che fa azione di fiancheggiamento con il Comitato Politico Crossroads, ha scritto un articolo sul Wall Street Journal che sta coagulando un fronte di personalità nel GOP in antitesi all’estremismo dei senatori e deputati dei Tea party guidati da Ted CruzRand Paul. “Ogni strategia per cancellare, ritardare, o rimpiazzare la legge Obamacare deve avere una credibile possibilità di riuscire o di incidere positivamente sulla opinione pubblica. La strategia del non-finanziamento non ce l’ha. Se prosegue rafforzerà il presidente e alienerà gli Indipendenti. E’ una tattica mal concepita e i repubblicani dovrebbero rigettarla”, ha scritto Rove. L’alternativa è una sola, e dovrebbe essere sposata soprattutto da chi è più critico  sui contenuti della Obamacare. Infatti, continuano ad emergere sempre più contraddizioni e difficoltà; ci sono rinvii nella preparazione delle “borse statali” dove si dovrebbero comprare le polizze; il governo ha imposto deroghe imbarazzanti nella sua implementazione, come quella accordata alle aziende che non saranno obbligate a pagare fino al 2015 (mentre la legge prevede il 2014); e ci sono poi le “eccezioni” che Obama ha ritagliato per i membri del Congresso e i loro aiutanti, la casta agli occhi dei comuni mortali arrabbiata di dover pagare la multa già dal 2014, se non comprano una polizza, a differenza delle corporation.  Se, insomma, Obamacare è un castello di carte destinato a crollare sotto il suo stesso peso, non è più proficuo aspettare che succeda nel 2014, in piena campagna elettorale? Quando la gente vedrà che i prezzi delle polizze sono saliti, e che la promessa di assicurare i 49 milioni di non coperti non sarà stata mantenuta, saranno Obama e i democratici che risponderanno del fiasco. Ed eliminare o riformare la legge sarà a quel punto per il Congresso una necessità che avrà dato ragione al GOP. 

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi


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