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Candidato very liberal

De Blasio, quanti scheletri nell'armadio (socialisti)

Chi è il possibile nuovo sindaco democratico di New York? Un "Pisapia" di Brooklyn con una formazione decisamente rossa. I suoi idoli? Sandinisti, Mugabe, Fidel Castro...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

De Blasio, quanti scheletri nell'armadio (socialisti)

Quella per il sindaco di New York sarà una campagna elettorale all’insegna della lotta di classe come non se n’è mai vista una in precedenza. Si parlerà anche di scuole e di deficit, di criminalità e sviluppo urbano, ma nella cristalleria delle discussioni dominerà’ l’elefante “rosso” de Blasio, che i tabloid apostrofano ormai come “comandante Bill” o “Che de Blasio”, con tanto di effigie con il berrettino alla Guevara. Il Pisapia di Brooklyn, per capirsi.

In attesa che il democratico, favorito finora nei sondaggi, e lo sfidante repubblicano Joe Lotha si incontrino faccia a faccia nei tre previsti dibattiti pubblici in tv (Lotha ne voleva fare cinque, uno per ognuno dei cinque borough – o superquartieri- ma il suo avversario li ha voluti limitare a tre), i giornali hanno trovato una miniera da scavare, il passato dell’italo-americano. E vi emergono sempre nuovi particolari sulla sua militanza giovanile all’insegna del “socialismo”. Nel 1988, ha raccontato il New York Times, andò in missione per una decina di giorni, per conto del Quixote Center, un gruppo in Maryland per la “giustizia sociale” fondato da cattolici di sinistra , in Nicaragua. Nel paese era in corso la “rivoluzione” sandinista, contrastata dalla Cia del governo americano di allora: Ronald Reagan temeva che sarebbe diventato una seconda Cuba rafforzando Mosca nella Guerra Fredda, e agì di conseguenza favorendo gli oppositori dei sandinisti. Per capire l’inclinazione politica del Quixote, finito al centro di una inchiesta del Tesoro americano per sospette forniture di armi ai sandinisti dietro l’attività dichiarata di distribuzione di medicine e cibo, basta ricordare che un suo leader, a metà degli Anni Ottanta, descrisse la politica americana verso il Nicaragua come “terrorismo”. 

E’ da notare che quando fu assunto dal Quixote come “organizzatore politico” Bill aveva  26 anni, da poco laureato alla Columbia, e non era più un teenager dall’entusiasmo infantile per il comunismo diffusissimo tra i giovanissimi degli Anni 60 e 70 grazie al Vietnam. Era il 1987, ossia  c’era già stata da 20 anni anni la Primavera di Praga, e le brutture del comunismo cinese e russo dei gulag e degli stermini di massa erano ormai già un fatto storico acclarato: di lì a un anno, con la caduta del Muro di Berlino, sarebbe stato l’inizio della fine dell’imperialismo sovietico nel mondo. Ma Bill, “figlio d’arte” con una mamma attivista sindacale che durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre lavorava per l’Ufficio per le Informazioni sulla Guerra di New York,  era stata accusata di essere una comunista, ne assorbì l’ideologia, che ha poi permeato la sua militanza nel partito Democratico, a partire dallo staff che elesse David Jenkins. Sotto Jenkins, il primo sindaco nero, la città raggiunse il disgraziato record di omicidi, 2.245.  Ora de Blasio con i suoi recenti attacchi agli agenti di New York perché “discriminano” contro i neri e gli ispanici, ha unito il disprezzo innato della sinistra per la polizia all’opportunismo di avere i voti liberal per vincere le primarie. Ma ciò ha risvegliato i fantasmi di una citta’ che, con Giuliani e Bloomberg, ha assistito ad una sana rivoluzione nell’ordine pubblico che ha fatto scendere gli omicidi a 400 circa. 

De Blasio dovrà giustificare al pubblico newyorkese, oltre alla ostilità contro la polizia, anche  la sua passione per il Nicaragua, tornato di recente sotto il controllo di Daniel Ortega attraverso elezioni dalla correttezza sospetta. Negli anni in cui lui tifava per i “rivoluzionari” locali, il regime sandinista reprimeva i dissidenti politici con il carcere e perseguitava la piccola comunità di ebrei (250 persone), espropriandola e cacciandola dal paese, in sintonia con la simpatia sandinista per Yasser Arafat, il leader palestinese.  

Altro eroe di de Blasio è Fidel Castro, naturalmente. Ad attestarlo, la decisione di andare a fare il viaggio di nozze all’Havana, nei primi anni Novanta. Fu un pellegrinaggio clandestino, passando dal Canada, perché era in vigore (lo é ancora oggi) l’embargo commerciale che rende illegale per i cittadini americani recarsi nell’isola dove regnano i fratelli rossi dittatori. Con il passare del tempo, e con la decisione di vivere di incarichi politici nella democratica America, de Blasio ha cercato di mascherare il suo credo: nel 1990, agli inizi della sua carriera come consigliere comunale della città, si definì un sostenitore del “socialismo”, aggiungendo la obbligata foglia di fico “democratico”, visto che cercava il potere con i voti, e non con i fucili dei suoi amici comunisti cubani e sandinisti. Ma aveva ancora il vizietto della simpatia per i despoti quando, come consigliere comunale, accetto’ di accogliere in pompa magna la visita di Robert Mugabe, l’uomo all’eterno comando dello Zimbabwe, a City Hall nel 2002. La stragrande maggioranza dei suoi colleghi, 35, disertarono l’appuntamento, invece Bill partecipò assieme a una quindicina di “compagni”. Anni dopo si è pentito della scelta di dare il benvenuto a Mugabe, e lo ha detto pubblicamente. Ma sul suo attivismo verso i sandinisti ha tenuto duro, giustificandolo con queste parole: “Il mio lavoro era basato nel cercare di creare un mondo più corretto e aperto . Ho un desiderio da attivista di migliorare la vita della gente”.  Quindi non è come i tanti che sui 20 anni vogliono fare la rivoluzione comunista a fine di bene per il popolo, e poi a 52 (la sua età) capiscono che erano totalmente illusi e fuori strada e fanno autocritica, perché sanno finalmente che il comunismo fa il male del popolo, non il suo bene. No, Bill difende l’approccio socialista-dirigista, crede proprio che l’attivismo del governo, e non la libertà degli individui, sia la chiave per una società più giusta e prospera. 

Lotha è all’opposto, e la carta migliore che ha in mano è di far vedere ai newyorkesi di che pasta reale e’ fatto il de Blasio di oggi, edulcorato nei toni ma socialista dentro. Basterà? Oppure la Grande Mela vuole sperimentare una sua “rivoluzione sandinista”?

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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Commenti all'articolo

  • napoleon46

    28 Settembre 2013 - 15:03

    Caro Glauco, purtroppo il lavaggio dei cervelli attraverso una certa manipolazione delle notizie non termina mai. de Blasio verra eletto, la citta, come accadde con Jenkins finira in crisi e dovremmo trovare un altro Giuliani.....Buona fortuna

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  • napoleon46

    28 Settembre 2013 - 15:03

    Caro Glauco, purtroppo il lavaggio dei cervelli attraverso una certa manipolazione delle notizie non termina mai. de Blasio verra eletto, la citta, come accadde con Jenkins finira in crisi e dovremmo trovare un altro Giuliani.....Buona fortuna

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