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Il duello

Sorpresa: il "New York Times"
non spara sul repubblicano
(ma sul sandinista De Blasio)

Il quotidiano non ha ancora preso posizione nella corsa per la poltrona di sindaco della Grande Mela. Ma punge il gigante democratico ed esalta la coerenza di Lotha

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

De Blasio e Lotha

De Blasio e Lotha

Il New York Times mi ha stupito per la seconda volta, in tre settimane, a proposito della corsa per il sindaco di New York. La prima era stata quando ha pubblicato una inchiesta in cui ha rivelato i trascorsi marxisti, filo sandinisti, filo castristi e perfino filo Mugabe (il despota dello Zimbabwe) del candidato democratico Bill de Blasio. Tutti sapevano che era liberal, anzi il piu’ a sinistra del lotto degli obamiani, ma non era obbligatorio scavare nei dettagli della passione giovanile terzomondista spinta dell’italo-americano. Niente di lontanamente simile in termini di giornalismo investigativo aveva fatto la Signora in Grigio nei confronti di Obama nel 2007 e nel 2008, durante l’infinita campagna delle primarie e poi per la presidenza contro John McCain.  Eppure, anche Barack ne aveva di trascorsi ultra’, da quando aveva un mentore comunista nelle Hawaii a quando, alla Columbia, partecipava ai convegni della gioventu’ socialista e scriveva articoli contro Ronald Reagan sul giornale universitario chiedendo il disarmo nucleare americano. In compenso, lo stesso giornale aveva sbattuto in prima pagina una bufala totale contro il repubblicano McCain, inventandogli una amante inesistente.

Ieri, sul sindaco di New York, seconda sorpresa: un articolo di prima pagina e’ stato dedicato ad una lunga inchiesta su chi era, da giovane, lo sfidante repubblicano Joe Lotha. Del personaggio si sapeva che era stato uno dei vicesindaci di Rudy Giuliani, che infatti e’ stato il primo a farne l’endorsement ufficiale quando Lotha ha deciso di correre. Ma non era obbligatorio, come invece ha fatto Michael Grynbaum, ricostruire meticolosamente la sua coerenza di una vita da conservatore, e senza irriderlo per questo. Da  quando Lotha, alla Universita’ di Georgetown,  aveva scoperto il libertarianismo di Barry Goldwater (erano gli stessi anni in cui anche una giovane Hillary Rodham, futura Clinton, stravedeva per il leader che avrebbe ispirato Ronald Reagan) e  maturato una repulsione per il marxismo in un periodo in cui ci voleva del coraggio ad andare controcorrente, agli anni piu’ recenti, in cui ha mostrato una convinta, non politicamente strumentale,  adesione alle posizioni di apertura nei confronto delle nozze gay, del consumo personale della marijuana, della liberta’ della donna di decidere sull’aborto. Al cuore della filosofia che ha animato il giovane Lotha, studente di business, c’e’ sempre stata la preferenza della responsabilita’  individuale rispetto al ruolo dirigista e opprimente del governo. E tanto e’ il suo rispetto per la frugalita’ nella spesa dei soldi pubblici che arrivo’ a redarguire l’addetta delle pubbliche relazioni dello staff municipale perche’ aveva offerto paste e caffe’ ad una conferenza stampa: lui, allora vicesindaco con il compito di far quadrare il budget,  doveva illustrare pesanti tagli alle spese municipali e non voleva mostrare ai  giornalisti una amministrazione che sprecava risorse. E nei suoi anni, in effetti, il bilancio cittadino passo’ dal profondo rosso al pareggio.

“Lotha cerca di convincere una citta’ liberal ad eleggere un discepolo di Goldwater”, e’ il titolo della benigna presentazione, e viene da chiedersi come mai il New York Times  sia stato tanto corretto, persino simpatetico, verso Lotha. Si puo’ azzardare questa interpretazione. Il giornale alle primarie democratiche aveva sponsorizzato Christine Quinn, la speaker del Consiglio municipale che appariva come la “normale” vincitrice anche perche’ passava per la piu’ moderata e presentava una larvatissima continuita’ con le gestioni dell’Indipendente-Repubblicano Michael Bloomberg. Evidentemente lo staff editoriale diffidava di de Blasio ed e’ stato quindi preso in contropiede, per non dire umiliato, dalla sorte riservata dai registrati democratici piu’ radicali alla Quinn. Per le primarie repubblicane, d’altro canto, il New York Times aveva sponsorizzato proprio Lotha, riconoscendolo come il piu’ affidabile tra i 3 repubblicani in lizza. Da queste premesse sono usciti il profilo “marxista” di de Blasio, e adesso quello da “conservatore”, ma con l’anima liberal sulle questioni socio-personali, di Lotha. Il New York Times sa che ci sono 6 democratici registrati per ogni repubblicano in citta’, ma sa anche che alle primarie democratiche hanno partecipato solo il 20% di questi democratici militanti,  e il 40% di loro ha votato per de Blasio. Insomma, solo l’8% dei democratici dichiarati ha puntato sulla novita’ del sindaco “rosso”. Quindi, contro il senso comune prevalente finora, nella redazione piu’ liberal del mondo in una citta’ che ha avuto per 20 anni due sindaci del GOP che hanno fatto bene quanto a law & order e conti fiscali, sta forse serpeggiando il dubbio. Sara’ il caso, si chiedono forse al Times, di fare l’endorsement di de Blasio, una scelta che tutti si aspettano, quando si avvicinera’ novembre?  Non e’ forse piu’ prudente attendere fino all’ultimo e vedere se, informati con correttezza sulle storie personali e sui programmi dei due contendenti, i newyorkesi daranno qualche segnale nei sondaggi a venire? Per esempio, che la distanza di oltre 40 punti di un mese fa a favore di de Blasio era il frutto della totale ignoranza sul suo tifo per i sandinisti e sulle posizioni e il passato “rassicuranti” del suo avversario Lotha?

I due articoli che mi hanno sorpreso non cambieranno forse l’esito finale della gara, ma sicuramente tradiscono il travaglio interno che anima i circoli democratici dello Stato, governatore Andrew Cuomo compreso. A chi dara'  il suo appoggio ufficiale il New York Times, tra de Blasio e Lotha? Dovessi scommettere oggi direi ancora de Blasio, perche' e' un democratico che vanta gia' il favore espresso di Obama. Ma il puro fatto che la domanda non suoni tanto assurda e' sorprendente.

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

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