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La crociata del presidente

Tutti i disastri di Obamacare:
i "ricchi" verranno spennati
e il Fisco diventa sanguisuga

Gli effetti della riforma di Barack: le assicurazioni costrette a rincari stratosferici (e godono solo i "poveri"). E così le tasse spiccano il volo

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Tutti i disastri di Obamacare:
i "ricchi" verranno spennati
e il Fisco diventa sanguisuga

Dopo quattro giorni dalla sua partenza, e’ ovviamente impossibile giudicare il successo o l’insuccesso di Obamacare dai frammenti di notizie di cronaca che pure cominciano a uscire sui giornali o alle tv. Ci sono testimonianze di cittadini inviperiti per l’aumento dei costi rispetto alla polizza che avevano gia’, ed altri, che non erano mai stati assicurati, perche’ hanno speso due giorni di fila al computer e non sono riusciti ad avere le informazioni sui  sussidi pubblici della polizza che volevano finalmente avere: in questo caso il non accesso ai dati  e’ il frutto degli ingorghi digitali dovuti ad una domanda imponente, e forse anche a qualche virus, registrata dalle borse statali online che dovrebbero offrire le alternative di soluzioni e prezzi alla stregua di quello che fanno i siti dove prenotare viaggi in aereo o notti d’albergo. Passera’ la buriana, dice l’amministrazione Obama, ed e’ ragionevole attendersi che alla fine tutto andra’ a posto sul piano tecnologico-burocratico. Diverso e’ il discorso sui prezzi: chi aveva una polizza individuale scelta sulla base delle proprie esigenze di copertura, sta ricevendo disdette dalla propria compagnia che lo informa di non poter piu’ mantenere le condizioni di prima. Obamacare infatti impone uno standard minimo di coperture che devono essere presenti nella polizza di ognuno, con il risultato in molti casi di costringere i cittadini a pagare per eventi impossibili, come le spese per il parto a donne di 60 anni, o di 30 anni ma che non hanno intenzione di fare figli. 

Altre informazioni sui primi giorni di funzionamento riguardano i numeri Stato per Stato di coloro che volevano subito la polizza Obamacare e sono riusciti a sottoscriverla. Le percentuali tra chi ha cercato l’accesso ai siti delle diverse borse statali e chi ha poi aderito sono ridicole, ma anche questo dato non e’ significativo piu’ di tanto. Era scontato il gap tra una curiosita’ iniziale generalizzata, visto che Obamacare e’ stata votata nel 2009 e per 4 anni non s’e’ quasi parlato d’altro, e la decisione concreta di scegliere se comprare una polizza o pagare la multa fin da adesso: c’e’ tempo, infatti, fino a fine anno per scegliere che cosa fare. 

In Connecticut, cosi’, su 85mila visitatori del website dedicato, piu’ i 4000 che hanno telefonato al numero verde, fino a ieri avevano aderito in 498, lo 0,55%. In Rhode Island gli acquirenti sono stati 366, l’1,6% dei 19,707 visitatori del sito e delle 3452 chiamate al numero verde. Il Kentucky ha la percentuale piu’ alta, 8,309 aderenti pari al 6,2% delle richieste via web o telefono, 117.954 e 15239 rispettivamente. 

Gli americani impiegheranno dei mesi a farsi una idea precisa sulle conseguenze della entrata in vigore della legge, che tocchera’ tutti i cittadini anche se, in realta’, la finalita’ era di dare la copertura ai circa 50 milioni (su 300milioni) di americani che non ce l’avevano. Lo stesso Ufficio dei Conti del Congresso, bipartisan, ha calcolato che entro il 2020 ci saranno ancora almeno 30 milioni senza mutua, e la prima domanda che sorge e’ se valeva la pena mettere in piedi questa “rivoluzione nel welfare” per un risultato tanto parziale. La risposta di Obama e’ si’, perche’ alla base dell’ideologia di Obamacare c’e’ un imponente smottamento redistributivo tra i piu’ affluenti e i piu’ poveri. Come si vede dai casi di polizze rincarate a chi gia’ le aveva, l’intento e’ di obbligare chi e’ sano e ha un buon reddito a pagare premi piu’ alti per servizi di cui non dovra’ godere lui, ma i malati che prima non avevano copertura, e i non abbastanza poveri da poter essere coperti dalla mutua pubblica Medicaid. Sopra un certo reddito, infatti, gli americani saranno costretti a pagare le polizze a tariffa piena, mentre quelli delle fasce media e medio-bassa saranno sussidiati e pagheranno le polizze con lo sconto. 

Le assicurazioni, che sono oggi costrette ad accettare anche chi ha una malattia senza dover rincarare i premi, di riflesso scaricheranno i maggiori costi sulle polizze di tutti. Lo scenario che si prospetta e’ dunque chiaro: 1) ci saranno americani, i malati  e i mediopoveri, che ameranno Obamacare perche’ si ritroveranno coperti pagando poco o nulla grazie ai sussidi; 2) americani che aspetteranno ad assicurarsi quando si ammalano, visto che possono farlo pagando una penalita’ inferiore di molto al premio se non aderiscono finche’ sono sani; 3) americani, la grandissima maggioranza, che sonio arrabbiati perche’ stavano bene con la polizza che avevano, privata o tramite il datore di lavoro,  ed oggi devono pagare di piu’, anche due o tre volte tanto, per mettersi in regola con Obamacare. La somma delle reazioni a questo stato di cose determinera’ il clima sociale e politico sicuramente gia’ per le elezioni di medio termine del 2014, e soprattutto per le presidenziali del 2016. Si vedra’ politicamente a chi giova, a quel punto, Obamacare. 

Ma cio’ che non e’ in dubbio gia’ adesso e’ l’incidenza di Obamacare, e dell’insieme delle tassazioni imposte da Obama con stimoli e rialzi fiscali nei suoi primi 5 anni. L’indice marginale delle tasse calcolate dal professor Casey B. Mulligan della Universita’ di Chicago per uno studio pubblicato in agosto dal National Bureau of Economic Research, e’ passato dal 44% circa del gennaio 2009, quando Obama entro’ alla Casa Bianca, a quasi il 50% oggi. Quando nel 2015-2016 Obamacare sara’ in pieno funzionamento la soglia del 50% sara’ definitivamente superata. Tradotto in denaro a disposizione per le famiglie grazie al loro lavoro, significa che mentre nel 2007 su 100 dollari guadagnati ne godevano in media di 60, e 40 andavano al governo, ora siamo prossimi alla mezzadria, quando, superato il 50%, “il premio per lavorare sara’ caduto di un dannoso 17%” dal 2007, conclude Mulligan nell’articolo di presentazione della ricerca scritto sul Wall Street Journal il 3 ottobre. La marcia verso la socialdemocrazia alla europea degli Stati Uniti, con Obama e la sua Obamacare, sta accelerando.

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

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