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Complimenti per la trasmissione

Se la Bbc sale su Star Trek con Roddenderry

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Roddenderry (quello alto) e il cast originale di Star Trek

La Bbc sull'Enterprise, laddove nessuno è mai giunto prima
Laddove nessun uomo è mai giunto prima -come direbbe il capitano Kirk- è planata la Bbc.
L'altra sera nel programma Trues Stories (ore 21.30, Bbc Knowledge, sul digitale) ho rivisto campeggiare il faccione di Gene  Roddenderry , ex aviatore decorato ed ex poliziotto di Los Angeles duro, avido, spietato, ma con in testa l'idea meravigliosa di «donare la speranza di mettere in luce il potenziale dell'umanità».  Roddenderry  è il creatore di Star Trek. Specie da defunto, è al centro di un culto bizzarro: sta ai trekkers quasi come Ron Hubbard sta ai dianetici, o la De Filippi ai fan di Amici. Da ammiratore (non sfegatato, preferivo Spazio 1999) della serie fantascientifica più longeva del mondo mi aspettavo qualcosa di più avventuroso. Sì, certo, c'era Leonard Nimoy invecchiato, senza le orecchie a punta di Spok, la faccia cadente, una felpa da scappato di casa, che rivelava particolari sull'episodio pilota; dove i vulcaniani avevano padiglioni auricolari normali e dove il protagonista Jeffery Hunter a cui la moglie impedì di girare una serie ritenuta sfigatissima secondo i focus group, perse l'occasione della vita. C'era qualche retroscena piccante come la folla di trekkers inferociti davanti alla Paramount che voleva chiudere la prima serie, mattacchioni fomentati da Roddendery, neanche fossero i No Tav in Val di Susa. C'era l'Enterprise in tutta la sua possanza. Ma tutto l'epos delle missioni di pace interrazziale nella galassia finiva lì.
La seriosa Bbc, forse per inconscio complesso di colpa, ha preferito puntare sulla abilità d'anticipazione scientifica di  Roddenderry ; il quale, nei copioni, rispetto al collega Richard Matheson era appena mediocre. Sicché eccoti il fisico molecolare che spiegava come la velocità a curvatura d'antimateria non è più un'utopia; e un gruppo di ricercatori del Maryland che, spostando due atomi in un secondo ci illudeva della realizzazione del mitico teletrasporto (espediente narrativo usato perché le scene d'atterraggio dell'astronave costavano assai); e un neuroscienziato che chiacchierava col busto di un androide simile a Condy Rice, e che discettava d'androidi come in una riunione condominiale di Klingon. Pace e prosperità, comunque...

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