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Complimenti per la trasmissione

"Radio Belva", più "Cronache marziane" che "indietro tutta"

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
"Radio Belva", più "Cronache marziane" che "indietro tutta"

Vediamo, cosa potrei fare?

Per giustificare, l’arida materia plotiniana, il nulla in movimento, di Radio Belva (Rete 4, mercoledì prime time) e i suoi conduttori allegramente dotati di mazza da baseball, Giuseppe Cruciani e David Parenzo -bravissimi nel ruolo- potrei citare gli sbeffeggi del manifesto situazionista di Debord e Pinot Gallizio. O il piglio di Salvador Dalí. O la follia vaporosa dell’Helzapoppin’ di Henry Potter, capolavoro del ’41. Potrei farlo. Aggiungendo che è stato il pubblico ignorante - 670mila spettatori per un 2,8% di share-  a non aver capito la provocazione. Che Emilio Fede ai servizi sociali inviato nella sede di Sel era un’idea geniale, come l’intervista alle labbra artificiali della Parietti; che il turpiloquio, e la classifica degli orrori della settimana (la foto livida di Giovanardi sventolata in telecamera come in un rito vudù), compresa Ciccolina che mostra il culo, be’, erano tutti esprit d’una sceneggiatura fintemente trash ma lavorata nel dettaglio; che Cruciani che accusava Sgarbi di aver pietito una candidatura al Pdl mentre Sgarbi gli ribatteva la stessa accusa interrotto nella rissa dalla pubblicità, era un espediente narrativo; che i reportage degli inviati rappresentavano una palese parodia di Report; che frullare insieme Villaggio, Borghezio, Alba Dorata e Annarella la vecchina incazzosa di Montecitorio, sarebbe stato il sussulto di un’epica che non avrebbe tardato ad ipnotizzare il pubblico. Potrei dire tutto questo. Ma i miei stessi amici, Cruciani e Parenzo, mi stamperebbero la mazza da baseball in faccia per la mia ipocrisia.

Ora, Radio Belva aveva un ché d’eversivo. A tratti, il suo incasinato procedere senza meta era divertente. Era buono. Per essere uno show, magari su Italiauno in terza serata. Ma se dobbiamo giudicarlo come venne presentato - un prodotto giornalistico -, be’, ci sarebbe stato molto da lavorare. Senza considerare, caro David, che ho visto per metà puntata una copia-carbone del Prima serata, da te condotto su Telelombardia, finanche con gli stessi ospiti (con la Paradiso al posto di Cicciolina). Com’era messo, più che Indietro tutta senza lo scouting di Arbore, Radio Belva sembrava  il nuovo Cronache marziane. La rete, alla fine, ha scelto che programma volere...

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