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Il provvedimento è legge da 11 giorni

Obamacare è già un 'buco nero':
500 milioni di dollari già spesi
solo per il suo sito internet

Tanto è costato all'amministrazione sviluppare il software per le informazioni e la gestione delle polizze sanitarie

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obamacare è già un 'buco nero':
500 milioni di dollari già spesi
solo per il suo sito internet

La Obamacare e’ legge da 11 giorni, ed e’ ancora molto presto per giudicare che accoglienza avra’ dal pubblico quando sara’ interamente operativa. Cioe’ quando, come prima cosa, funzioneranno davvero le 36 Borse statali che il governo federale ha dovuto organizzare in quegli Stati che hanno rinunciato a crearne di proprie. Cio’ che e’ gia’ possibile fare, pero’, e’ valutare il “governo imprenditore”, visto che e’ sulle sue spalle l’impresa di realizzare e gestire il sito web Healthcare.gov che e’ l’impalcatura elettronica dell’intera iniziativa: dalle richieste di informazioni sui prezzi e le caratteristiche delle diverse polizze a disposizione di ogni cittadino in base alla propria situazione di eta’, reddito, famiglia, e sul relativo diritto ad eventuali sussidi, e per quale ammontare. Gli errori, i black out, i fuori servizio sono cronaca di tutti i giorni, ma sarebbe impietoso decretare da subito il fallimento tecnologico del braccio del ministero della sanita’ incaricato di curare il sito. Obama ha avuto una battuta infelice quando ha detto “e’ assurdo chiedere di sospendere la vendita delle polizze, come vogliono i repubblicani, perche’ ci sono guasti e intoppi digitali. Sarebbe come se la Apple fermasse la vendita degli iPhone o degli iPad perche’ si accorge che c’e’ qualche inconveniente nel sistema”. In realta’, nel settore commerciale, se un prodotto e’ difettoso, auto o computer o frigorifero che sia, i produttori sono tenuti a porre il piu’ efficace e pronto rimedio, e nei casi gravi si arriva anche al richiamo generale del prodotto in circolazione, e di sicuro allo stop e alla riparazione di quelli sulla linea di montaggio. Ma accettiamo pure che a Obamacare vada concesso ancora del tempo prima di bocciarla “tecnologicamente”. Quello che si puo’ dire fin d’ora, pero’, e’ che si tratta di un “fallimento finanziario”, un classico “buco da grande governo”. 

I contribuenti possono essere interessati a sapere quanto sta costando loro la “azienda Obamacare” e Andrew Couts del sito Digital Trends ha fatto qualche calcolo. Una societa’ che nessuno ha mai sentito nominare finora, la CGI Federal, aveva vinto il contratto per la creazione e implementazione di una parte del sito pubblico nel 2011, per circa 90 milioni di dollari. E si sa dal GAO (ente pubblico di controllo delle spese federali) che il Center for Medicare and Medicaid Services (CMS), governativo al 100%, ha speso “circa 394 milioni dal 2010 al 2013 in contratti” . Queste sono spese che non dicono tutto, comunque, perche’ escludono il contributo di costo del personale che ha lavorato in diverse agenzie governative al progetto. Una stima assai prudente e’ di un esborso iniziale di oltre 500 milioni per questa “start up” obamiana. 

Non e’ semplice comparare, data la natura dei contratti federali, il costo di sviluppare il sito sanitario pubblico con quello di far nascere e funzionare website privati. Si possono citare, per dare comunque un ordine di grandezza cui riferirsi, gli investimenti nelle start up digitali degli “speculatori”, cioe’ degli angel investors della Silicon Valley e dei venture capitalist alla Mitt Romney, tutti da disprezzare per la loro fame avida di profitti. Per raffrontarli a quelli basati sull’uso “disinteressato”, “sociale” del governo Obama alle prese con la sua “matricola” sanitaria. Citiamo da Digital Trends. Facebook ha ricevuto i primi investimenti privati del 2004, e ha operato per sei anni pieni diventando quella che e’, superando la soglia di spesa di 500 milioni nel giugno del 2010. Twitter e’ stata inventata nel 2006, e gestita al costo di 360,17 milioni fino ai 400 spesi nel 2011. Instagram ha usato 57,5 milioni prima di essere comprata da Facebook per un miliardo un anno fa. E LinkedIn e Spotify hanno raccolto, per funzionare, rispettivamente 200 e 288 milioni. La differenza e’ che gli investitori che danno soldi alle start up private lo fanno in liberta’ con la speranza di guadagnare un sacco, e sanno che possono perdere tutto. I cittadini che pagano le tasse sono costretti a finanziare il sito senza fondo di Obamacare. Punto.

di Glauco Maggi

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