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L'iniziativa

L'Italia prende per la gola gli Usa

Da tre anni l'Italian American Committee on Education promuove lo studio dell'italiano nelle scuole americane anche grazie alla buona cucina

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

L'Italia prende per la gola gli Usa

Non deve stupire che un'Italia sempre sull’orlo della crisi politica sia invece in (relative) buone condizioni quando si guarda al suo export. Chi tra gli imprenditori nazionali si muove con chiarezza, coraggio e impegno sul mercato globale sa farsi valere, e i risultati si vedono. Anche, e forse soprattutto, in America, dove l’Italia è sempre più sugli scudi: dalla lingua alla cucina, dal design alla moda, ma anche in settori industriali meno appariscenti come la meccanica. Gli Usa nei primi sei mesi del 2013 hanno importato dall’Italia merci per 18,6 miliardi di dollari, in aumento del 2,95% sul primo semestre 2012. Il dato è tanto più significativo se lo si raffronta alla caduta di importazioni dal mondo (-2,11%) e dall’Europa (-1,03%). Di riflesso la quota di mercato dell’Italia è in crescita, ed ora è all’1,68% contro l’1,59% dell’anno prima, con un saldo commerciale bilaterale di 10,2 miliardi di dollari (+859 milioni rispetto al primo semestre 2012). 

Il fenomeno del fascino della “italianità”, che nel 2013 sta avendo una spinta ulteriore dalle centinaia di eventi culturali organizzati in tutti gli Stati nell’ambito dell’ “Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti”, è specialmente visibile a New York, “capitale” della esportazione di cultura, “stili” e prodotti alimentari nazionali. Se l’intento è di presentare nella luce migliore i prodotti da vendere ai consumatori, il veicolo della lingua diventa decisivo. C’è un pubblico che compra solo pensando al fattore del prezzo, ma c’è anche una fascia importante di persone che possono essere influenzate da altri “valori”. Una volta si chiamava “soft power”, “potere morbido”, quando era riferito alla forza di seduzione della musica e del cinema americani, il jazz e Hollywood, in Italia e nel mondo, a fare da traino a Coca Cola e fast food. Oggi, con la globalizzazione, gli scambi e la concorrenza senza frontiere, c’è spazio anche per altre “culture” di capitalizzare in termini di potere di penetrazione in altri mercati. E l’Italia ha delle valide armi per conquistare clienti negli Stati Uniti. Un esperimento, in corso da tre anni, fonde la diffusione della lingua italiana con l’arte della tavola nazionale, ingredienti e piatti made in Italy. A promuoverlo è lo IACE, Italian American Committee on Education, ente non profit diretto da Berardo Paradiso, impreditore meccanico che è anche il governatore della Accademia Italiana della Cucina di New York. Lo IACE, che opera sotto l’egida del ministero degli esteri, ha la missione di promuovere lo studio dell’italiano nelle scuole americane dei tre stati di New York, New Jersey e Connecticut. I fondi sono in parte governativi e in parte privati, e le scuole coinvolte sono un centinaio, sia pubbliche sia private, per un totale di 42 mila studenti che hanno scelto i corsi di italiano quale lingua straniera. In generale, nel mondo dell’istruzione degli Usa, l’italiano ha superato il francese per numero di iscritti ai corsi.

Con lo slogan “Mangia sano & parla italiano” lo IACE ha organizzato speciali iniziative extra curriculum, durante le quali i ragazzi, dalle elementari alle superiori, imparano a cucinare secondo lo stile italiano, e insieme prendono dimestichezza con i nomi italiani di ingredienti, piatti e utensili. Diffondere il gusto per la cucina italiana significa diffondere la stessa cultura italiana, educare i futuri consumatori a scegliere i prodotti DOC, aiutando l’export italiano, e a  combattere l’obesità, fenomeno dilagante fra i bambini americani.  

Nel maggio del 2011 era partita la prima iniziativa, quest’anno alla terza edizione e sponsorizzata da Barilla, presso The International Culinary Center (ICC) a Soho. L’anno scorso è decollata la seconda, organizzata insieme al grande magazzino e “multi-ristorante” Eataly. L’anno scorso 1070 studenti hanno partecipato ai corsi IACE, e il numero crescera’ nel 2013-2014. 

Oggi 16 ottobre è infatti partito il terzo programma, sponsor la ditta di Giovanni Rana, leader dei tortellini. E’ stato lo stesso imprenditore italiano, alla presenza del console generale di New York Natalia Quintavalle, a tenere il primo corso di “Mani in pasta”, questo il nome del programma che durerà per tutto l'anno scolastico, nel laboratorio-ristorante aperto recentemente da Rana a Chelsea nella West Side: ha insegnato a fare i ravioli  a 35 scolari di 12-13 anni, che studiano italiano alla scuola cattolica Corpus Christi School di Harlem-Morningside Heights. Alla fine i cuochi in erba hanno portato  a casa il frutto del loro lavoro, e il messaggio alle famiglie che "italiano è bello".   

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi


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