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La trovata elettorale

Arnold e Donald, le facce della disperazione repubblicana

Schwarzenegger e Trump: potrebbero essere loro l'asso nella manica dei repubblicani

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Arnold e Donald, le facce della disperazione repubblicana

Il partito repubblicano sta passando un momentaccio. Sconfitto in Congresso, assisterà a novembre alla umiliazione di vedere Joe Lotha perdere con distacco abissale contro Bill de Blasio, il liberal socialista che è orgoglioso di essere stato sandinista e castrista. Posto che il GOP abbia le idee giuste, e i cinque anni di direzione Obama hanno dimostrato peraltro che i Democratici le hanno sbagliate su come rimettere in piedi l'economia nazionale e l'occupazione, per non parlare di quanto maldestra sia stata la partita estera di Barack su Libia, Egitto, Siria e Iran, il partito di Lincoln, di Reagan, e io ci metto pure dei Bush, ha oggi una imbarazzante carenza di nomi, di personaggi, di personalità con una presa popolare seria. Non sulla fetta dei militanti e dei lettori degli editoriali del Wall Street Journal, che sanno che esistono i Paul Ryan, i Marco Rubio, i Chris Christie. No, tra la gente comune, nell'opinione pubblica che non si interessa di politica, nella fascia meno sofisticata degli indipendenti, la batteria del GOP è un qualcosa di largamente ignoto, e ignorato. 

Si spiega con questo vuoto il disperato fenomeno della ricerca di volti riconoscibili, celebri, di scorciatoie verso candidature di "grido", più che di piani e idee. D'altra parte, a che cosa si deve la fama di Hillary, se non al fatto di aver conquistato il palcoscenico nazionale, e internazionale, al traino di Bill Clinton e di Monica, e agli passati nel Palazzo e sulle copertine, senza citabili conquiste storiche legislative né di politica estera? Ecco perché le cronache giornalistiche, non quelle del noioso tira e molla su shutdown e default, ma quelle piccanti della Page Six e della rubrica della "pettegola" Andrea Peyser sul tabloid New York Post di Rupert Murdoch, oggi 18 ottobre sparano due "idee" reboanti di candidati repubblicani che tutti, proprio tutti, conoscono. Grazie al cinema e alla tv, non ai congressi del GOP. 

Arnold Schwarzenegger, Mister Muscolo e attore, e già ex governatore della California, ha nostalgia della grande politica e punta a Washington nel 2016: non è un segreto, in una intervista televisiva del 2010 aveva già detto che se potesse farebbe il tentativo. Oggi gli è impedito essendo nato in Austria. Ma l'intento è serio, perché è documentato da un fatto procedurale. Siccome la Costituzione nega a chi non è nato sul suolo americano di fare il presidente, Arnold, nato in Austria, secondo quanto riferisce una fonte a Page Six "sta parlando apertamente agli amici di volersi muovere per ottenere una riforma costituzionale per poter correre nel 2016". Arnold, cittadino Usa dal 1983, potrebbe cercare la modifica facendo causa alla legge in tribunale. Il paese diventa sempre più "diverso", e la vecchia regola appare obsoleta e destinata comunque a cadere: prima o poi il Congresso, a maggioranza qualificata, potrebbe eliminare quella restrizione, anche se sarà difficile entro il 2016. 

Anche l'altro nome famoso è un cavallo di ritorno: Donald Trump. L'immobiliarista diventato brand di se stessso e celebrità televisiva era stato primo nei sondaggi per qualche tempo nel 2008, ma poi aveva rinunciato a partecipare alle primarie e la sua carriera politica sembrava defunta. Ora è il GOP stesso dello Stato di New York, che non ha uno straccio di candidato credibile da opporre al governatore in carica Andrew Cuomo quando l'anno prossimo ci saranno le elezioni, a supplicare Donald di fare la campagna per il GOP. Fare la corsa per Albany (la capitale dello Stato) sarebbe comunque un trampolino per la gara della Casa Bianca nel 2016. Trump non ha declinato l'invito e si e' detto lusingato. Insomma ci pensa. Probabilità di successo finale per i due "candidati"? Zero, sia per Arnold sia per Donald. Ma i rimedi alle situazioni disperate sono, appunto, disperati. 

di Glauco Maggi 

twitter @glaucomaggi

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