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Mario Tennis Aces, in questo momento IL gioco di tennis

21 Giugno 2018

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Mario Tennis Aces, in questo momento IL gioco di tennis

Inutile girarci intorno: l’E3 di Nintendo è stata una pena. Travolti da un mare di chiacchiere, dalla conferenza di Los Angeles abbiamo appreso che sotto Natale potremo fare affidamento giusto sui Pokemòn e Smash Bros. Per altri pezzi da novanta su Switch, se ne riparla non prima del 2019. Un colpo al cuore per i milioni di appassionati che riponevano speranze in una selva di annunci in grado di smentire la convinzione, ormai radicata, che questo secondo anno della console non sia affatto all’altezza del primo. La montagna ha partorito un topolino. Oddio, va detto che storicamente di quel che davvero bolle in pentola a Kyoto persino gli addetti ai lavori ne sanno ben poco e la Grande N ben potrebbe, dal nulla, svelare un direct zeppo di sorprese. Staremo a vedere. Per il momento tuttavia restano più dubbi che certezze sulle effettive capacità di Nintendo di garantire, nel lungo periodo, pubblicazioni di esclusive con una regolarità tale da tenere costante la soglia di attenzione del pubblico sulla propria macchina. Data la penuria di first party di peso in calendario, conviene allora accontentarsi di quel che passa il convento e godersi questo nuovo episodio di Mario Tennis che, contro ogni previsione, rischia di fare la parte del leone nell’economia della lineup di Switch per questo 2018. 

Scoprite come ci è sembrato l’ultimo episodio del baffuto idraulico in versione Roger Federer. Il titolo esce il 22 giugno, solo per Switch. 

Neanche il tempo di spaparanzarci sul divano e l’introduzione ci trascina in un mare di beghe. La storia comincia addirittura con un poltergeist: Luigi è stato posseduto da Lucigna, malefica racchetta da tennis che ha il potere di controllare la mente altrui. A quanto pare l’artefatto è tornato a seminare il caos, dopo che Re Solarius, sovrano dell’isola in cui è ambientata la vicenda, era riuscito a rinchiuderlo dentro a una stanza del tempio e a scomporne la potenza in cinque pietre magiche. Saranno mica stati quei geniacci di Wario e Waluigi a rubare l’aggeggio per la loro sete di conquista? Non resta che setacciare l’isola palmo a palmo per trovare i cinque sassolini, affrontando a turno le vittime di Lucigna. Come? Ovviamente battendole a tennis.

Se pensate che il copione faccia acqua da tutte le parti, sappiate che non siete i soli. Ma mettere alla gogna gli sviluppatori di Camelot per aver scritto con i piedi la sceneggiatura sarebbe infantile almeno quanto la trama di questo titolo. Stiamo pur sempre parlando di Mario Tennis, mica di The Last of Us. La campagna va allora valutata adottando un metro di giudizio diverso: non è narrazione, ma formazione.  Match classici e boss di fine livello si alternano a sfide fuori di testa, come rispedire al mittente le palle lanciate da un gruppo di piante carnivore, per stenderne una ventina entro un certo limite di tempo. Si tratta di un percorso di addestramento a tappe, piuttosto variegato e lungo, durante il quale potenzieremo Mario, assisteremo a dialoghi ridicoli, sbloccheremo racchette più efficaci, assisteremo ad altri dialoghi ridicoli, saliremo di livello guadagnando esperienza e, tra un dialogo ridicolo e l’altro, dovremo pure affrontare ossi durissimi. La modalità è un passaggio imprescindibile per acquisire le tecniche di base su cui poggiano le meccaniche del titolo. Bastano infatti pochi istanti con la racchetta in mano per rendersi conto di come l’opera sposi in pieno la filosofia delle migliori produzioni Nintendo: chiunque, anche il più duro di mente, capisce in cinque minuti le regole del gioco e può divertirsi spensieratamente, ma per raggiungere l’eccellenza occorre farsi un mazzo così.

Mario Tennis Aces è infatti senza ombra di dubbio il capitolo più tecnico della serie: un gioco costruito, prima di tutto, sui fondamentali del tennis: dritto, rovescio, top e backspin, pallonetto, volée, passante ecc. L’impianto sportivo, come da tradizione, viene poi imbastardito da una serie di tecniche e colpi dall’elevato tasso di inverosimiglianza - Donkey Kong può, ad esempio, rotolare da un barile all’altro per eseguire uno smash da diversi metri d’altezza - ma indispensabili per portare a casa il risultato. Indispensabili, eppure non sufficienti: nessuna vittoria è possibile senza padroneggiare a dovere i rudimenti della disciplina. Primo: arrivare bene sulla palla, col giusto tempismo, altrimenti la risposta sarà moscia, sbilenca e, ancor peggio, rischieremo che nella metacampo avversaria si materializzi una stellina, dal cui perimetro lo sfidante potrebbe lanciare un siluro imprendibile. Secondo: scaraventare la sfera oltre la rete premendo tasti alla carlona conduce alla disfatta, in quanto, così giocando, non colpiremo mai di potenza. Le bordate servono, tra l’altro, a riempire l’indicatore dell’energia, presupposto per prodezze assurde e recuperi in difesa che vanno ben oltre il classico colpo di reni. Terzo: i colpi speciali vanno ben calibrati. La visuale si sposta in prima persona e la traiettoria della palla può essere direzionata tramite i sensori di movimento, meccanismo che sulle prime potrebbe mettere in difficoltà i meno svegli, generando un buon numero di fuori campo. Senza contare che l’avversario, specie ai livelli di difficoltà più avanzati, potrebbe pur sempre riuscire a bloccare la sberla e ribatterla all’angolo opposto. Per avere un’idea di quante variabili decidano la sorte di una partita a Mario Tennis Aces, basti pensare che respingendo in ritardo un colpo speciale le racchette dopo un po’ si spezzano e quando finiscono le scorte, si perde a tavolino. Gli sviluppatori hanno poi inserito, neanche fossimo in Serie A, una specie di VAR: se l’arbitro sentenzia che un passante è finito fuori di qualche millimetro è possibile contestarne la decisione e vedere il replay. Infine, sfottere l’avversario mentre sta per colpire la palla serve per caricare velocemente la barra di energia, ma bisogna fare attenzione, tra un gesto dell’ombrello e l’altro, a non farsi sorprendere da un diagonale. 

Insomma, la vita del tennista non è certo una passeggiata di salute, tuttavia non mancano le soluzioni per far gavetta. Il menù iniziale, oltre alla campagna, offre partite in singolo o in doppio (è possibile giocare, anche online, al massimo in quattro contemporaneamente e, fidatevi, il divertimento è assicurato) più una serie di tornei da vincere scegliendo tra 16 personaggi - altri ne arriveranno con futuri DLC - suddivisi per stile di gioco (difesa, tecnica, velocità, potenza, furbizia e versatilità). Il bello è che ogni atleta risponde in modo estremamente diverso sul campo: con Categnaccio o Bowser, ad esempio, conviene attaccare a testa bassa a costo di prendersi qualche rischio, inutile provare raffinatezze, meglio cercare di soverchiare l’avversario giocando di prepotenza. Waluigi e Bowser Jr. invece hanno gambe lunge e questo consente loro di piazzarsi al centro del campo e coprire l’area di gioco con una rapidità che altri si sognano.

Discorso a parte, infine, merita la modalità swing, che permette di impugnare il joycon come fosse una racchetta e colpire la palla sfruttando i sensori di movimento. Adottando questo sistema di controllo la mente torna, con soddisfazione, ai pomeriggi di dieci anni fa, trascorsi a dimenarsi davanti a Wii Sports. Bastano però un paio di partite per rendersi conto di quanto il piacere di una simile esperienza sia ormai un ricordo, confinato in quel preciso momento della storia dei videogiochi. L’interesse del pubblico nei confronti del motion gaming è crollato da tempo e, sarà un caso, provando la modalità abbiamo avuto l’impressione che Camelot l’abbia inserita come mossa di marketing, per catturare gli ultimi irriducibili dell’era Wii, senza tuttavia impiegare risorse per svilupparne a dovere i meccanismi di fondo. La corsa automatica rende il movimento dei personaggi legnoso e impacciato e, dal punto di vista della precisione dei colpi, il confronto rispetto ai controlli tradizionali è davvero impietoso, non è affatto semplice indirizzare un top spin dove si vuole. La sensazione che la modalità Swing rappresenti l’anello debole del pacchetto è rafforzata dal fatto che essa è a tutti gli effetti un mondo a parte nell’economia del titolo in quanto non è possibile in alcun modo selezionare i controlli di movimento durante i tornei o nella campagna principale.

Da un punto di vista tecnico, Mario Tennis Aces è una delle produzioni più appaganti che abbiamo giocato su Switch. Il titolo è fluidissimo - gira inchiodato a 60 fps - bello da vedere e senza sbavature da segnalare. Ogni personaggio è contraddistinto da movimenti, esultanze ed animazioni proprie, dando vita a una unicità che si riverbera non solo sul piano estetico, ma nel gameplay. Per accorgersene, è sufficiente tentare di ribattere colpo su colpo correndo da una parte all’altra del rettangolo di gioco, selezionando prima Mario e poi Wario. Provare per credere.

In conclusione, stupendo un po’ tutti, Mario Tennis Aces porta a casa due risultati: vince il trofeo di miglior capitolo della serie e - forse per mancanza di concorrenti seri - anche quello di miglior gioco di tennis in circolazione. E’ un arcade divertentissimo, frenetico e adatto a tutti che, dietro all’immaginario giocherellone e scanzonato tipico della serie, nasconde meccaniche di una ricchezza invidiabile. La modalità campagna, cui si perdonerà l’eccesso di infantilismo, non serve affatto per allungare il brodo, ma rappresenta una componente significativa del pacchetto. Partita dopo partita sale una gran voglia di migliorarsi, di stracciare quel boss, di superare in doppio, magari con un amico, il computer o altri due sfidanti in carne e ossa collegati in rete. Nel frattempo le ore volano e, un po’ come accade con Mario Kart, resta addosso una smania da competizione che genera dipendenza. Piaccia o no, Mario Tennis Aces in questo momento è IL Gioco di tennis.

di Luca Fabbri

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