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Altra grana per Obama

Finito uno shutdown, ecco l'altro
E i democratici si spaccheranno...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

Finito uno shutdown, se ne sta preparando un altro nel giro di qualche settimana, e stavolta saranno i Democratici a spaccarsi su che cosa “tagliare” nel futuro bilancio. Il 13 dicembre e’ la scadenza fissata dalla “leggina” di compromesso, in realta’ un rinvio senza alcuna riforma di merito, per i lavori della Commissione mista congressuale bipartisan che deve stendere l’accordo per il budget 2014. Lo stesso presidente, nella proposta di budget della Casa Bianca, tempo fa aveva inserito l’idea di modificare il sistema con cui si calcola l’adeguamento delle pensioni all’inflazione, per alleggerire gli incrementi e ridurre nel tempo l’aggravio per le casse federali. Inoltre, nel suo budget complessivo da 3.800 miliardi, Obama aveva suggerito di estrarre 370 miliardi dal programma di mutua per anziani Medicare, alzando qualche commissione e imponendo tagli a ospedali e medici. 

La sinistra, rappresentata dal raggruppamento “progressista” della Camera presieduto dal deputato democratico Keith Ellison (Minnesota), ha gia’ alzato le barricate con una dichiarazione secca: “Il presidente sta per scontrarsi con un problema enorme per la sua base se cerca di cambiare la formula del conteggio dell’inflazione per la Social Security. Il mio avvertimento e’: non farlo. Il nostro e’ un duro NO”. Gli ha fatto eco Neil Sroka, portavoce di “Democracy for America”, un gruppo fondato dal candidato mancato alla presidenza Howard Dean, ex governatore del Vermont, che ha detto al Wall Street Journal di “aspettarsi una guerra civile all’interno del partito democratico se anche solo un parlamentare in Congresso pensa di seguire il presidente nella sua idea di tagliare i benefici della Social Security”. I Democratici di sinistra sono ancora arrabbiati per l’accordo che fece superare lo stallo precedente, nel 2011, con la legge-compromesso che introdusse il “sequester”,  cioe’ il sequestro automatico dal budget federale di centinaia di miliardi di dollari dalle spese del Pentagono (che i repubblicani tradizionalmente osteggiano per motivi politici e perche’ colpiscono molti business legati alle forniture militari ) e da quelle di vari programmi di spese governative discrezionali e di welfare degli altri ministeri (che e’ una spina nel cuore dei democratici che si sono trovati a dover rinunciare a foraggiare le loro clientele). Il loro intento per il budget  e’ di sostituire il sequester con nuove tasse. 

Su questo fronte pero’ troveranno nel GOP la stessa unitaria resistenza che Obama e il suo partito hanno dimostrato nel negare alcun ritocco a Obamacare. I repubblicani hanno gia’ accettato un aumento di tasse sui redditi della fascia piu’ alta nel braccio di ferro sul “fiscal cliff” di fine anno, e non accetteranno un nuovo balzello secco. Invece, saranno disponibili ad una riforma piu’ generale del sistema fiscale, aumentando la base di chi deve pagare e riducendo la corporate tax per le imprese, contemporaneamente eliminando le deduzioni che oggi favoriscono solo alcune industrie o categorie. Una riforma, insomma, a bilancio finale neutro perche’ un nuovo rialzo del reddito fiscale su famiglie e imprese da parte del governo sottrarrebbe risorse al paese reale, colpendo consumi e occupazione. Lo spettacolo che si profila nella commissione mista, guidata dal repubblicano  Paul Ryan e dalla democratica Patty Murray, rispettivamente presidenti delle Commissioni del Budget di Camera e Senato, avra’ un tono diverso dal dibattito sullo shutdown. E sara’ interessante vedere come la stampa del mainstream, Usa e internazionale, e lo stesso Barack che ha criminalizzato i Tea party su Obamacare come “ricattatori”, tratteranno  gli ultra’  democratici “progressisti” che dispiegheranno la loro intransigenza e non accetteranno le riforme strutturali “di buon senso”  che appaiono indispensabili, agli attuariali, per non far fallire Social Security Medicare in un futuro che si avvicina sempre piu’. 

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi


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