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Corsa alle poltrone

Obamacare e tutti gli amici di Barack

Dalla Townse-Whitley a Schindler e Zients, quanti incarichi agli uomini vicini alla Casa Bianca...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Ci mancava la scoperta che c’è stato del favoritismo politico-cameratesco nella selezione del maggior contractor che doveva impiantare il website bidone HealtCare.gov. Così oggi il quadro è completo. E’ infatti una amica, ed ex compagna di Michelle Obama al college di Princeton, Toni Townse-Whitley, afro-americana, la top executive della ditta CGI Federal che ha vinto il contratto per Obamacare, senza gara di appalto ma con assegnazione diretta di un mandato per 88 miliardi dal Ministero della Sanità. La donna fa parte con Michelle della Associazione degli Alumni Neri di Princeton, è stata una analista politica della “corte dei conti del Congresso” il General Accounting Office. Prima ancora aveva servito nel Peace Corps in Gabon, nella West Africa. La sua decisione di tornare a lavorare dopo sei anni in cui aveva allevato i figli era stata celebrata nella rivista degli Alumni di Princeton nel 1998. L’aspettava un bel posto, ovviamente di nomina politica.

Una dirigente CGI è apparsa alla prima audizione della Camera di giovedi scorso, non accusando direttamente di incapacita’ il braccio organizzativo del ministero della Sanità nel dirigere i lavori ma ripetendo che la responsabilita’ delle decisioni strategiche nella costruzione del sito non erano della sua ditta, un modo elegante per cercare di scaricare le proprie responsabilità sul governo.

Ma il nesso “aumma aumma” tra Casa Bianca e la società CGI Federal, che è pubblica, non si ferma alla signora Toni Towne-Whitley. George Schindler, il presidente per l’America e il Canada della holding CGI Group, basata in Canada ma che controlla la CGI Federal, è diventato un donatore della campagna di Obama nel 2102, dopo che la CGI Federal aveva avuto il contrattone per Obamacare. L’azienda è una delle 14 società registrate fin dai tempi di Bush per fornire servizi tecnici al governo federale, ma e’ stata selezionata stavolta senza una gara di appalto secondo criteri non pubblici e non trasparenti.

La Toni Townes-Whitley, laureata a Princeton nel 1985, è senior vice president alla CGI Federal, la società che si è guadagnata il contratto senza gara. Il costo totale preventivato per l’intero progetto era di 678 milioni, ma ora chissà a quanto ammonterà, visto che Obama ha nominato uno zar per sistemare di bel nuovo l’impresa, che ha un nuovo capo-contractor tecnico, la UnitedHealt Group. Lo zar di fiducia di Obama è Jeffrey Zients. Non viene da Amazon o eBay, come ci si poteva aspettare quando Barack aveva promesso di assumere ora “i più bravi e i più brillanti”, nel comizio in cui aveva riconosciuto il flop. E’ un burocrate con esperienza di lavoro alla … Casa Bianca. Non a caso, assunto l’incarico, ha annunciato che “ci vorrà un sacco di lavoro ma che HealtCare.giv è aggiustabile, e che tutto sarà a posto per la fine di novembre”. E’ tipico di un “governo grande” che presume di essere superiore, onnipotente, di poter fissare la data per la risoluzione di un problema tecnico-industriale-assicurativo. Ma fine novembre è una scelta politica, perché ora serve tranquillizzare il paese, ciò la gente che se non si iscrive a milioni entro qualche mese la legge implode. O affonda, come scrive Peggy Noonan sul Wall Street Journal oggi, richiamando il paragone con il disastro del Titanic. E Obamacare ha incontrato gli iceberg, impreparata, e “sta imbarcando acqua”. Non è stato un critico repubblicano a richiamare per primo la tragedia della nave per descrivere la riforma. In una intervista sulla CBS (tv liberal), giovedì scorso, Bill Daley, democratico, ex ministro del commercio ed ex capo staff di Obama, alla domanda se lui non avrebbe licenziato la ministra della sanità Kathleen Sebelius, che è ancora al comando, ha risposto caustico: “Sarebbe come licenziare il capitano Smith del Titanic dopo che la nave aveva colpito l’iceberg”.

Il paradosso è che il malfunzionamento del sito, per accertato e drammatico che sia per il successo della legge, sta ancora mettendo in secondo piano la natura e le conseguenze negative su milioni di americani, pazienti e medici, e di individui già assicurati privatamente, che cominciano solo ora a toccare con mano i guasti sostanziali. Il fatto più clamoroso è che una legge che aveva lo scopo di estendere la copertura ai cittadini che non ce l’avevano sta producendo l’esatto opposto. Solo il 15% degli americani non ha copertura, visto che: 1) i poveri sotto 18 mila dollari di reddito annuo hanno la polizza Medicaid pubblica, 2) i vecchi sopra i 65 anni la polizza Medicare, 3) i dipendenti di aziende grandi e piccole la polizza pagata dal datore, e 4) milioni di professionisti e free lance la polizza privata individuale. Finora, sono scattate invece già oltre un milione di disdette da parte delle compagnie ai già assicurati, poiché le vecchie polizze non hanno gli standard che la legge di Obama impone. Quindi, per assicurarsi di nuovo, devono accettare contratti più costosi, anche del doppio, perché Obamacare prescrive coperture obbligate per tutti, come per esempio le spese di parto, anche alle donne che non vogliono figli o hanno oltre 50 anni. Il saldo attivo, perciò, è negativo. I nuovi iscritti pare che siano, perché la Casa Bianca non dà numeri, “migliaia”, ma la gran parte dei nuovi ha aderito alle polizze Medicaid, ora a disposizione grazie a Obamacare a chi guadagna fino a 24mila dollari. Quindi non pagano un cent, e si capisce così l’entusiasmo dei beneficiati ad aderire, ovviamente. Ma si capisce pure l’opposizione feroce e crescente dei milioni di persone che avevano creduto alla bugia di Obama: “Per chi vorrà tenere la propria polizza e i propri medici non cambierà nulla con Obamacare”. Invece la loro situazione è cambiata di molto, e in peggio.

di Glauco Maggi
Twitter @glaucomaggi

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