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Stati Uniti, cala il consenso sulla pena di morte: la vuole solo il 60% degli americani

Per trovare una quota simile di contrari bisogna andare al 1972. Nell’ultimo sondaggio il 47% dei Democratici era a favore contro l’81% dei Repubblicani.

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Stati Uniti, cala il consenso sulla pena di morte: la vuole solo il 60% degli americani

Cala al 60% la percentuale di americani favorevoli alla pena di morte, rispetto al picco dell’80% rilevato alla meta’ degli Anni Novanta. Per trovare una quota simile di contrari bisogna andare al 1972, che non fu comunque l’anno piu’ basso per i sostenitori della pena capitale. A meta’ degli Anni Sessanta, dal sondaggio del 1966 emerse infatti che il 43% erano contrari contro il 41% di favorevoli. Gallup fa queste rilevazioni dai tempi di Franklyn Delano Roosevelt. Nella prima, del 1937, risulto’ che le percentuali, 59% a favore e 38% contrari, erano pressoche’ quelle del sondaggio appena pubblicizzato, che vede il 60% di si’ e il 35% di no. Politicamente, i Democratici e i Repubblicani sono nettamente divisi sul giudizio della pena di marte: nell’ultimo sondaggio il 47% dei Democratici era a favore contro l’81% dei Repubblicani. Gli Indipendenti sono nel mezzo, e sostengono la pena massima con una percentuale maggioritaria del 60%. Di fondo, comunque, gli americani sono favorevoli, e si ritrovano oggi dove erano 75 anni fa nel  giudizio sulla punizione estrema per il delitto piu’ atroce (omicidi di particolare efferatezza compiuti da persona sana di mente), ma hanno “fluttuato” sull’onda di diversi avvenimenti storici , di particolari decisioni dei giudici (la Corte Suprema, nel caso Furman contro Georgia, sospese la punizione capitale dal 1972 al 1976), di spinte ideologiche contrapposte. Sicuramente, dagli Anni Cinquanta agli inizi degli Anni Settanta, il vento e’ soffiato a favore degli abolizionisti, ma non al punto da portare ad una decisione politica nazionale che cancellasse definitivamente l’istituto. Dopo i minimi degli Anni Sessanta, cosi’, nel 1977 lo sbilanciamento e’ ritornato a favore della pena di morte, con il 62% di si’ e il 27% di no. Nel 1995, sotto Clinton, che come gli altri presidenti prima e dopo di lui, durante le campagne elettorali e alla Casa Bianca, e’ ancora oggi a  favore della pena capitale, e’ stato toccato il record di 80% contro 16%. (Jimmy Carter, cattolico, si e’ espresso cautamente contro la pena di morte, ma solo recentemente, dal 2011. Per Obama “e’ appropriata in certe circostanze”, ha detto nella campagna del 2012). Poi dal  2002  e’ emerso un trend meno netto di favore alla pena di morte: in quell’anno il sondaggio ha visto una riduzione al 66% di si’ contro il 26% di no, nel 2007 un ritocco al 65% di si’ contro il 28% di no, fino all’attuale 60% contro 35%. Un punto fermo della politica americana verso la pena di morte e’ che e’ sempre stato un ‘’affare” dei singoli Stati. L’avanzamento del movimento abolizionista, dunque, si misura soprattutto sul numero di Stati nei quali la pena di morte e’ stata via via abolita. Ecco l’elenco, con tra parentesi l’anno di abolizione: oltre al Distretto di Columbia (dove si trova la capitale, Washington), sono 18 gli stati “abolizionisti”: Alaska (1957), Connecticut (2012), Hawaii (1957), Illinois (2011), Iowa (1965), Maine (1887), Maryland (2013), Massachusetts (1984), Michigan (1846), Minnesota (1911),  New Jersey (2007), New Mexico (2009), New York (2007), Nord Dakota (1973), Rhode Island (1984), Vermont (1964), West Virginia (1965), Wisconsin (1853). Un terzo di questi Stati, sei, sono diventati abolizionisti per legge solo dal 2007. La decisione di eliminare il “braccio della morte”, dal 2007 in avanti, e’ stata incentivata anche, o soprattutto, dall’esigenza di fare economia. I costi per le casse pubbliche per mantenere le lunghissime procedure legali, logistiche e di personale addetto che portano al patibolo sono molto piu’ alte, anche se puo’ sembrare un paradosso, del mantenimento a vita di un condannato all’ergastolo. 

di Glauco Maggi
@glaucomaggi

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