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Pollice verso

Hillary Clinton peggio di Obama: a picco nei sondaggi

L'ex segretario di Stato, probabile futuro candidato democratico alla Casa Bianca, paga la disastrosa gestione del dramma libico

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Hillary Clinton

Non è solo il presidente che perde prestigio. Nello stesso sondaggio NBC-WSJ di ieri in cui Obama è calato di 5 punti in un mese, la sua ex segretaria di stato ne ha persi 18 in popolarità da quando ha lasciato la carica, nel febbraio scorso, e ha cominciato ad agire da aspirante presidente per il 2016. Hillary Clinton, che una decina di mesi fa era gratificata da un 56% di approvazione personale, è calata al suo minimo del 46% (10 in meno), mentre coloro che la giudicano male sono balzati dal 25% al 33% (8 in piu’). Combinato, il terremoto nella sua valutazione vale dunque 18 punti, e il trend non promette bene. 

Come spiegare una simile frana? Una causa per la stima calante sarebbe proprio la sua intenzione, che non ha ancora ufficializzato ma è un segreto di Pulcinella, di correre per la Casa Bianca. Fino a quando girava il mondo a fare la diplomatica, i suoi tanti detrattori che non la potevano sopportare per come aveva fatto la First Lady si erano “dimenticati” di lei. Ora che ha dismesso i panni del “ministro bipartisan per gli Stati Uniti”  ed è di fatto rientrata nell’agone partitico, l’idea di ritrovarsela in lizza per fare la presidente ha risvegliato le riserve dei “non democratici”. E ciò può valere per gli otto punti di aumento del giudizio negativo. Ma da dove viene la caduta dei dieci punti di favore da quando ha passato le consegne a John Kerry? I fantasmi di Benghazi, sicuramente, la inseguono da quando ha testimoniato in Congresso da ex segretaria, a inizio anno, sui fatti libici, ma soprattutto da quando i whistleblowers (diplomatici e ufficiali coinvolti direttamente nella tragica vicenda) hanno ricostruito il contesto in cui l’ambasciatore Usa Chris Stevens e altri 3 americani sono stati uccisi dai terroristi alleati di Al Qaeda. Hillary aveva detto “sono io la responsabile della diplomazia Usa”, ma senza trarre conseguenze, perché questo è il modus operandi dei ministri obamiani. La conferma è venuta ora con la ministra della sanità Kathleen Sebelius, che ha detto in Congresso “Sono io la responsabile della debacle di Obamacare”, ma è ancora al suo posto affondando nella disistima popolare. Così sta succedendo per Hillary, la cui conduzione della Segreteria di Stato è piena di bombe a orologeria che scoppiano in ritardo. Oltre alla sua sciagurata frase in Congresso, e che è entrata nella sua biografia politica, “Che differenza fa parlare adesso di Bengazi, tanto i morti sono morti?”, Hillary ha un altro scandalo tutto suo. E’ esploso solo da qualche mese ma risale al suo ufficio e l’accompagnerà a lungo: lo spionaggio della NSA, l’agenzia dei servizi segreti, ai danni dei 35 capi di stato. 

Se Obama ha cercato risibilmente di fare lo gnorri sulle intercettazioni di Angela Merkel e compagnia, sostenendo di averlo saputo solo un paio di mesi fa (lo sa da 3 anni almeno), Hillary non ha neppure provato a mentire. Ha solo taciuto sulla sua ovvia responsabilità di “regista” delle operazioni di spionaggio dei membri dei governi esteri, sperando che il fatto di aver lasciato nel 2013 il ministero faccia dimenticare alla gente che è stata in quella carica dal 2009. Ma la gente ricorda. C’è poi un altro fattore possibile nella demolizione della sua popolarità: la amicizia ostentata (e ipocrita) con Obama. Era sembrata una mossa saggia quella del marito Bill Clinton di aiutare Obama nella sua rielezione, per averne in cambio l’appoggio pubblico alla moglie per il 2016. Hillary e Barack sono persino apparsi in una intervista comune in tv quando lei ha lasciato la segreteria. Vergognosa per il tono celebratorio del giornalista inginocchiato, l’effetto è stato quello di legare le sorti dei due più di quanto non fossero vicini nella realtà. Ma oggi che Obama è franato a sua volta al 42% di favorevoli, e oltre il 51% di contrari, l’apparentamento diventa negativo. E siccome il motivo ultimo della caduta del presidente è il fiasco di Obamacare, l’accostamento che viene naturale è con la HillaryCare degli Anni Novanta. Anche lei voleva fare la riforma, ma non le è riuscito al contrario di Obama, e gli americani hanno anche un motivo “postumo” per diffidare di lei.

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi


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