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Proposta repubblicana

Il Michigan apre ai bagarini:
una legge contro il divieto del 1931

La vendita a prezzo maggiorato di biglietti è vietata negli Usa. Ma internet ha cambiato tutto, facendo trionfare il principio della domanda e dell'offerta

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Il Michigan si appresta a rendere legale il bagarinaggio dei biglietti per gli spettacoli di ogni genere, teatrali o sportivi. Un deputato repubblicano del distretto di Saginaw Township, Tim Kelly, ha introdotto nel calendario delle leggi da approvare una misura che rende legittima la vendita di biglietti al di sopra del loro valore facciale. Secondo Kelly e’ Internet che impone oggi questo “ammodernamento” per un fatto di correttezza ed equita'. Da tempo sui siti di vendita di articoli di qualunque natura e’ gia’ possibile offrire, magari a 500 dollari, un biglietto per un evento che e’ costato al primo acquirente 50 o 100 dollari. Se il compratore si fa vivo, affare fatto. Invece, se un classico “bagarino” viene colto davanti allo stadio nell’atto di far pagare anche solo qualche dollaro in piu’ del valore facciale il ticket per l’ingresso, e’ passibile di confisca e di denuncia. Una vecchia legge in vigore dal 1931, infatti, dichiara illegale il bagarinaggio, a meno che lo smercio a prezzi rincarati non sia autorizzato dagli stessi gestori dello stadio o dagli organizzatori dell’evento. 

La situazione e’ stata stravolta dalla tecnologia, che consentendo transazioni per via digitale ha restituito un legittimo spazio alla regola commerciale cardine della domanda e dell’offerta. Se il legittimo possessore di un biglietto lo offre sul mercato ad altri che sono disposti a pagare quanto chiede, non si e’ di fronte ad alcuna “violenza” nella transazione, ma ad un libero incontro di interessi, sostiene Kelly. Inoltre, la depenalizzazione alleggerirebbe il carico di lavoro dei tribunali. Il rappresentante del GOP sta raccogliendo co-sponsor per la sua iniziativa, e ha gia’ trovato un democratico, Doug Geiss del distretto di Taylor, che lo affianca. Geiss aveva introdotto un anno fa una norma che introduceva l’obbligo per i siti che offrono i biglietti sul secondo mercato di non farli pagare oltre il 10% del valore facciale, e di riportare nell’offerta il prezzo originario. Ma questa norma, che aveva il vizietto tipico dei liberal di mettere tetti massimi o pavimenti minimi ad un prezzo, non arrivo’ mai in aula, ed ora anche Geiss si e’ convertito al “libero mercato” e si e’ alleato con Tim Kelly.  I gestori del “Palace Sports and Entertainment” di Auburn Hills stanno studiando la misura per decidere se appoggiarla o meno. “Continuiamo ad essere forti sostenitori dei diritti dei fans e vogliamo proteggerli da chiunque approfitti da pratiche illecite di vendita e di bagarinaggio”, ha detto la portavoce Naomi Patton. Ma e’ ovvio che l’ideale per chiunque organizzi e venda uno spettacolo in un regime di liberta’ e’ di avere la stadio o il teatro pieno zeppo. E quando la qualita’,  e quindi l’appeal, dell’offerta crea piu’ gente vogliosa di partecipare rispetto al numero dei posti, non c’e’ niente di meglio della sperimentata “mano invisibile del mercato” di Adam Smith che permetta la piu’ equa distribuzione del “bene” in questione, cioe’ il diritto di godersi lo spettacolo. Del resto, se non c’e’ limite per un quadro di Picasso, come pure per certe serie di riproduzioni di litografie d’altri artisti, perche’ se ne dovrebbero imporre per chi vuole ascoltare un concerto di Lady Gaga o i canestri di Kobe Briant? 

di Glauco Maggi 

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