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Contro la delibera del Comune di Firenze

Dov'è il macabro

La femminista Terragni contro Renzi per la proposta di dare sepoltura ai feti

Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
Dov'è il macabro
  Non sono stata l’unica ad accorgermi del Renzi “diverso”. Alcuni giorni fa anche , giornalista e componente di “Se non ora quando”, nel suoblog  ne ha scritto. All’opposto. Scandalizzandosi per la delibera del Comune di Firenze che punta a creare un cimitero, meglio un’area dentro un cimitero, dedicata ai , ai bambini non nati. Mi ha colpito la violenza dell’attacco di Terragni. Il furore ideologico che come sempre finisce per stravolgere la realtà e calpestare quello che Terragni, altrove, dice di difendere: la libertà di ciascuno. Secondo la nostra paladina delle donne la delibera, osteggiata anche in Consiglio comunale, sarebbe stata ripulita di “passaggi splatter”. Quelli, per esempio, “dove si parlava di sepoltura dei prodotti abortivi e del concepimento”.  Dov’è lo splatter? Il fatto che si parli di sepoltura? Di prodotti abortivi? E come li chiamiamo? Continua poi sullo stesso tono: parla di “cimiterino” e “monumentini”, scambiando la conseguenza per l’effetto. Perché se c’è un orrore, e c’è, non è nella memoria di chi è morto, ma nella morte quando viene procurata o accade e non è chiamata come tale. Cosa c’è di macabro nel voler ricordare un esserino con due braccia, due  mani, una testa, due occhi, due orecchie, un essere che poteva vivere, gli mancava un niente, e invece non ce l’ha fatta? Cosa c’è di macabro nel permettere a chi ha patito quel dolore di avere un luogo dove ricordarlo? Ma Terragni sa cosa vuol dire perdere un bimbo che hai avuto nella pancia per mesi? Chi è rimasto incinta, chi ha fatto le ecografie nei mesi della gravidanza, sa che già nei primi mesi quella cosina che si vede nel monitor ha l’aspetto di una creatura. Piccola, informe, ma umana. Lo senti, lo vedi, prima di ogni ragionamento. Tanto che pensi già a un nome, gli (o le) parli. E se all’inizio è un grumo con due alette, a ogni mese si delinea meglio la sembianza di un piccolo uomo. Cosa c’è di male se una madre, dopo averne sentito giorno e notte i movimenti, i battiti, perfino il singhiozzo,  dopo avergli parlato per mesi, dopo averne visto anche solo le manine o l’inizio di braccia, non vuole buttar via quell’esserino, quel principio di uomo, quel figlio, già essere, in un pattume? Bisognerebbe chiedersi, piuttosto, come si fa a buttarlo nel pattume. Bisognerebbe chiedere, alla Terragni, perché tanto livore contro un gesto di pietà, di amore. Perché tanto disprezzo per un dolore che solo un cuore ottuso non sa riconoscere. Peraltro è paradossale che questa invettiva venga da chi si fa paladino della libertà individuale, in particolare quella della donna di decidere se interrompere o meno la gravidanza. Se è inviolabile la libertà di una donna di abortire, perché non lo è quella di un’altra donna di dare sepoltura al proprio figlio (sì: figlio, e spero non sia considerato un linguaggio splatter)? Dice Terragni che ragione è questa: la delibera del Comune di Firenze colpevolizza le donne che decidono di interrompere la gravidanza. Ma in che modo la libera scelta di una donna può colpevolizzare altre donne? Se si vuol difendere la libertà di una donna, lo si faccia, ma sempre. Anche quella di quelle madri che Terragni, mancando di ogni rispetto, accusa di essere macabre. Il sospetto che mi viene, leggendo il suo blog, è che lei e quanti la pensano come lei, non abbiano a cuore alcuna libertà. Semplicemente vogliono affermare un principio che ritengono giusto. Calpestando la realtà (quell’essere che c’è) e la libertà del singolo, della madre che vuole dargli un luogo dove  dargli riposo. Si chiama, appunto, ideologia. E non c’è nulla di più macabro. digg Tags: 

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Commenti all'articolo

  • marina terragni

    06 Novembre 2013 - 22:10

    Scusi se intervengo ancora in questo suo blog -non proprio frequentatissimo, mi pare-. Ma lei non è per caso la moglie del renziano Luciano Nobili? Perché se così fosse, il suo livore menzognero e militante avrebbe finalmente una spiegazione. Spero per lei di sbagliarmi. Se invece non mi sbagliassi... Che tristezza, Gesù!

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  • marina terragni

    06 Novembre 2013 - 20:08

    Ok lo "stile libero", ma il pezzo della signora Calessi è un vero campionario di imprecisioni, il che per una giornalista è un bel problema. Non faccio parte di Se Non Ora Quando, e ho chiesto più volte alla signora di rettificare, ma non c'è stato verso: forse la signora aveva un suo "teorema" e le spiaceva rinunciarvi (o magari le piaceva l'illustrazione). Molto scorretta. Quanto alla "violenza dell'attacco" e al "furore ideologico": sulla vicenda fiorentina ho scritto due post, il primo dava semplicemente una notizia (e quando un giornalista ha una notizia, la dà), il secondo suggeriva alcune strategie per ridurre il numero delle interruzioni di gravidanza. Sono certa che la signora Calessi l'avrebbe apprezzato e sottoscritto, se si fosse data la pena di leggerlo, condividendo certamente questo obiettivo. Ma documentarsi ruguardo a ciò su cui si intende pontificare e in base a tesi precostituite forse comporta una fatica eccessiva. Mi complimenterò con l'amico Belpietro.

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