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Se hanno degli Sconosciuti hanno storie da raccontare

Il nuovo quotidiano di Raitre

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Se hanno degli Sconosciuti hanno storie da raccontare
Di fronte al mare, la felicità è un’idea semplice…”, è con questa frase - assai efficace e paracula- di J.C. Izzo,  e con una coppia sfumata nell’orizzonte gotico leccese, che si chiude una puntata di Sconosciuti- La nostra personale ricerca della felicità (da lunedì a venerdì, ore 20.15), il nuovo access time di Raitre.
Si tratta del finale della storia qualsiasi, raccontata da un romanziere delle piccole cose. La storia di tali Monica e Zoran, rispettivamente ufficiale pugliese e tecnico di bordo montenegrino, i quali, per otto anni, riescono ad amarsi solo  lavorando su una nave da crociera, dato che le maglie della burocrazia impediscono loro d’incontarsi sul suolo italiano. Poi Monica entra nel tunnel ospedaliero delle lunghe attese a causa di un tumore ; Zoran riesce ad ottenere l’avvicinamento; la loro love story in stile Ladyhawke al crepuscolo d’una guerra (“E’ in quel momento che sente di essere diventata adulta, e mentre lei affronta il dramma di suo padre, Zoran è costretto ad affrontare il dramma di un’intera nazione”, sottolinea la voce narrante) si fa dapprima calvario ma, alla fine, scova l’happy ending tra le lacrime. Partendo dal concetto –alla Auster, alla De Sica, alla Blixen, alla Rossellini,ecc…- che “ognuno ha una storia degna di essere raccontata”, spruzzando un po’ di retorica, rimodulando il respiro narrativo del suo Sfide, l’autrice Simona Ercolani (non esente da boiate, come l’ultimo Facciamo pace), opta per il racconto delle vite comuni. Che costano pochissimo e, se ben narrate, possono portare a Raitre un pubblico nuovo di zecca, come quello che guardava Uomini e donne o le docufiction del defunto L’Italia sul 2. L’operazione di storytelling si rivela, per ora, abbastanza felice.
Il docureality sulla gente che “ride, piange, ama, cade, si rialza e torna a sorridere” è ben scritto, credibile anche nelle vicende di una coppia anziana, di un padre e figlio mollati dalla mamma che, e  così via. Si tratta dello specchio di una società stremata dalla crisi e che ha bisogno di riconoscersi in storie edificanti che sembrano le proprie. Beninteso, qui non c’è nulla di nuovo. Capra e Sturges negli anni 40, in questo solco, c’imbastirono i migliori film del new deal di Roosevelt. E, tra l’altro La7 ha in cantiere un progetto simile, “Guerrieri”. Ma Sconosciuti è comunque un’idea efficace.

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