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Gop al bivio

I repubblicani nella trappola dei diritti gay

Il provvedimento che punisce la discriminazione sessuale e di genere sui posti di lavoro, approvato al Senato, passa ora alla Camera. I conservatori sono contrari ma rischiano un altro scivolone di popolarità

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

John Boehner

Lo Speaker della Camera John Boehner, repubblicano

Il Senato ha approvato ieri, giovedi 7, la legge cosiddetta ENDA (Employment Non Discrimination Act) che mette fuorilegge ogni discriminazione sui posti di lavoro contro lesbiche, gay, bisessuali e transessuali. Dieci repubblicani si sono uniti a tutti i 54 democratici presenti in aula nel votare, 64 contro 32, una proposta che nel 1996, sotto Clinton, perse per un solo voto di scarto. La norma vieta alle agenzie governative, ai sindacati e ai datori di lavoro privati con oltre 15 dipendenti di prendere decisioni su assunzioni, licenziamenti, promozioni o altre questioni basandosi sugli orientamenti sessuali o sull’identità di genere, riferimento che copre i transessuali. Negli Usa già 22 Stati vietano discriminazioni fondate sulle inclinazioni sessuali, e 18 di questi anche le discriminazioni basate sul genere. Ora la legge, per entrare in vigore, deve ottenere l’approvazione della Camera, dove i repubblicani hanno la maggioranza. Non sarà affatto scontato che passi, però. Lo Speaker John Boehner, che ha il potere di definire il calendario dei lavori, non è infatti favorevole al testo della legge. A suo dire, la legge sarebbe sfruttata dagli avvocati che la userebbero per dare corpo a cause senza reale fondamento, quelle cosiddette frivole, che avrebbero un effetto negativo, antibusiness e anti-occupazione, perché alle aziende costerebbe un sacco di soldi difendersi dalle querele "immaginarie". Ci sarebbe sicuramente vero, e i precedenti delle norme di tutela contro gli abusi sessuali sui posti di lavoro sono la prova: per tutti i casi sacrosanti di corretta difesa di chi ha subito vere ingiustizie, ricatti, violenze verbali e psicologiche, altrettanti e forse di più sono quelli “costruiti” a tavolino dai legali. Non è ifficile accusare un capo-ufficio di comportamenti vessatori, mentre è molto più complicata, costosa, e ad alto rischio di essere sconfitta davanti ai giudici la difesa del manager accusato. Non a caso, di solito le aziende scelgono tutte o quasi di pagare subito, cercando una transazione extragiudiziaria invece di affrontare il verdetto. 

Detto questo, se il GOP alla Camera si arrocca contro un’opinione pubblica che in larga maggioranza ha di recente dimostrato d’aver gettato alle sue spalle la questione delle nozze dei gay e di aver abbracciato i loro diritti, concede ai democratici un grande vantaggio propagandistico elettorale. Non si può sapere con precisione quanto sia costata alle ultime elezioni, in termini di voto dei giovani ma non solo, la posizione pro gay assunta in extremis da Obama. Ma certamente ha pesato contro il GOP la campagna dei democratici che mette tutti i conservatori nello stesso fascio degli antigay. 

Per i repubblicani che, richiamandosi ai dettami della religione, hanno ancora riserve a riconoscere agli omosessuali gli stessi diritti, in tutti i campi, che godono da tempo bianchi, neri e gialli, giovani e vecchi, donne e uomini, la “scossa” data da papa Francesco con la famosa frase “ma chi sono io per giudicare?” dovrebbe fornire una sufficiente copertura. La nuova realtà è che tra gli stessi repubblicani è sempre più presente e visibile un’ala aperturista, libertaria e liberal sui temi delle scelte personali di vita: come non capire che è diventata una politica saggia, oltre che doverosa, quella di non tenere in piedi una barricata che ha mollato persino il Vaticano? 

Nessuno vieta di essere contro l’aborto, per carità, e del resto ce ne sono anche tra i democratici che vogliono farsi eleggere in distretti dove l’elettorato è ancora molto condizionato in senso tradizionale. L’abbandono spregiudicato e opportunista di certi principi cardinali non e’ la soluzione. Ma se il Gop non vuole regalare una bandiera diventata popolare nel paese, e usata populisticamente dai democratici, non deve perdere occasioni come questa della Enda, che non presenta peraltro connotati religiosi diretti. Dall’elenco dei soggetti ai quali si applica l’ENDA, infatti, sono stati tolti gli enti e le organizzazioni religiose. 

Anche alla Camera, comunque, qualcosa si sta muovendo tra i repubblicani. A inizio 2013 un gruppo di 87 deputati del GOP ha votato insieme ai democratici una legge che rafforza la prevenzione contro le violenze domestiche e nega finanziamenti federali a gruppi ed enti che discriminano contro gli omosessuali. “Almeno per questi 87 deputati del GOP alla Camera le norme di protezione per gay, lesbiche, bisessuali e transessuali non sono una pillola avvelenata”, ha commentato, tra l’amarezza e la speranza, Gregory Angelo, direttore esecutivo della Log Cabin Republicans, organizzazione che rappresenta gay e lesbiche conservatori e i loro sostenitori. 

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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