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Flop galattico

All'Obamacare ormai credono solo gli italiani

Anche Obama ha dovuto ammettere di aver mentito sulla tanto strombazzata riforma sanitaria. Ora si tratta di capire come finirà la battaglia (politica) tra democratici e repubblicani

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

Obama fa la “pistola fumante” di se stesso, cioè ammette di essere stato un bugiardo in cento comizi. Ieri ha chiesto scusa agli americani che hanno perso la polizza. Ha detto a NBC tv:“ Chiedo scusa che si trovino in questa situazione basata sulle assicurazioni che avevo dato io (cioè sulla promessa che chi aveva una polizza poteva tenersela, invece una decina di milioni la sta perdendo e deve prenderne una “federale” più cara imposta da Obamacare, ndr)”. Poi ha fatto un’altra  promessa che non potrà mantenere, a meno di accettare di abolire la parte “fondante” della sua stessa riforma. “Dobbiamo lavorare duro per assicurare che quelli che hanno perso la polizza sappiano che li stiamo ascoltando e che faremo tutto ciò che potremo per trattare con la gente che si trova in una brutta posizione come conseguenza di questa legge”, ha detto, senza elaborare oltre. Ma i repubblicani avevano annunciato due giorni prima che introdurranno la prossima settimana alla Camera, e voteranno per il suo passaggio essendo in maggioranza, una legge che dà “il diritto di mantenere la propria polizza per chi non la vuole cambiare”. Quindi Barack, se le sue scuse fossero sincere, dovrebbe semplicemente appoggiare l’idea del GOP. Ma se lo facesse non sarebbe lui. 

“Se ti piace il tuo piano sanitario potrai mantenere il tuo piano, e i tuoi dottori, e nessuno te li potrà levare. Punto”, è quindi lo slogan che accompagnerà il presidente per sempre, l’epitaffio politico che sintetizzerà la sua Casa Bianca. Oggi, intanto, è già una croce che devono portare milioni di cittadini che si trovano a fare i conti con la scoperta della verità, che è l’opposto delle parole del loro presidente. Una scoperta più che sgradevole, sia sul piano dei soldi in più che devono sborsare, sia dei servizi sanitari di minor qualità che avranno grazie alla standardizzazione al ribasso delle polizze obbligatorie di Obamacare. ”Sappiamo che è un crimine mentire al Congresso, ma fortunatamente mentire al popolo americano non lo è”, ha detto il senatore John Cornyn, repubblicano del Texas, durante la recente audizione della ministra della sanita’ Kathleen Sebelius, con un irridente riferimento alla bugia di Barack. 

Quando penso agli italiani che ancora sono favorevoli alla Obamacare mi vengono in mente i soldati giappponesi che erano ancora in guerra nei boschi dopo che il governo di Tokyo aveva firmato la resa. E continueranno ad essere in guerra se non cercano canali informativi diversi. In America di questi “soldati” irriducibili e ignari non ce ne sono più. E’ evidente a tutti che Obamacare  è stata una manovra, in buona sostanza, che ha allargato Medicaid, la mutua pubblica pagata dalle tasse a favore dei più poveri, dalla fascia di chi guadagna 18mila dollari a quella di 24mila. Sono queste le sole persone evidentemente grate per la “riforma”, come emergerà quando il governo si rassegnerà a comunicare chi è riuscito a iscriversi nelle prime settimane dall’entrata in vigore il primo ottobre scorso. Ma sarebbe stato piu’ semplice per i democratici essere sinceri nel loro disegno di allargamento della copertura pubblica, sfidando l’opinione pubblica con la richiesta di più tasse, o più debito federale, per coprire l’estensione della mutua statale. Invece hanno architettato un meccanismo complesso e comprensibile a nessuno nelle sue conseguenze, avendolo sepolto in duemila pagine della legge che nessuno ha letto prima della approvazione (“Approviamola, così poi vediamo che cosa c’è dentro” disse con un’altra  fase che resterà storica la Speaker democratica della Camera Nancy Pelosi”). Oggi tutto viene a galla, e sono cadaveri sparsi di una politica redistributiva che aveva vergogna di mostrarsi per quella che era, perché non sarebbe mai passata in Congresso. 

Gli americani che erano stati premurosi e saggi abbastanza da comprarsi la polizza privata che rispondeva ai loro interessi (non va dimenticato che l’85% della gente era già coperta o dai datori di lavoro o dai piani federali pubblici Medicaid dei poveri e Medicare degli oltre 65enni) sono stati puniti e costretti a perderla, e a sostituirla con un’altra “conforme” al volere del governo. 

La battaglia su Obamacare è appena agli inizi, e se il partito  repubblicano in tutte le sue componenti, Tea Party compresi, sarà intelligente abbastanza da farla combattere dai cittadini che la stanno sperimentando, anzi subendo, il GOP non avrà nulla da temere per le elezioni di medio termine che ci saranno tra meno di un anno. Manterrà di sicuro il controllo della Camera, ed eroderà, magari persino ribalterà, la maggioranza democratica al Senato. Ci sono molti senatori democratici infatti che sono diventati anti-obamiani, perché per essere riconfermati al prossimo turno devono mostrare ai loro elettori di essere contro Obamacare. E lo stanno facendo. Due di loro hanno presentato persino una legge simile a quella del GOP alla Camera, e oltre una dozzina sta premendo sulla Casa Bianca perché rinvii il mandato individuale fino al 2015, anche nascondendosi dietro alla incapacità tecnologica del ministero della Sebelius di far funzionare il sito. Che ogni giorno ne ha una: l’ultima è la scoperta che non esistono garanzie accettabili che i dati personali, richiesti a chi aderisce entrando nel website, restino riservati. Ci sono stati casi concreti, infatti, di cittadini che hanno saputo che i propri dati erano arrivati impropriamente ad altre persone.  

di Glauco Maggi 
twitter @glaucomaggi

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