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Democratici

Obama e De Blasio
Le vite parallele
di presidente e sindaco

Padri alcolisti, mogli afroamericane, due famiglie simili, studi alla Columbia University: Barack e Bill sono due "gemelli" radical

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama e De Blasio
Le vite parallele
di presidente e sindaco

Sono diventati formalmente “amici” quando il presidente è passato da New York, durante gli ultimi giorni della campagna, e ha gratificato il candidato sindaco, gia’ favoritissimo dai sondaggi, di una sua augusta apparizione ad una raccolta di fondi per fans democratici. Le due consorti afro-americane, e di provate convinzioni liberal, sono in perfetta sintonia, e perno di due belle famiglie pubbliche americane, miste e moderne, con quattro teenager che ispirano simpatia. Ma Barack Hussein Obama e Bill de Blasio erano gia’ piu’ che “amici” prima di abbracciarsi nell’ottobre del 2013 a Manhattan. Sono sempre stati “compagni” della stessa fede, militanti dalle vite parallele. Sono entrambi nati nel 1961, e hanno avuto i padri naturali alcolizzati (come Bill Clinton, peraltro), e che sono quasi subito spariti dalle loro vite, lasciando in eredita’ le loro ideologie di sinistra: tutti e due economisti, l’africano babbo di Obama terzomondista e il babbo di de Blasio comunista di discendenze germaniche. Le mamme, entrambe militanti per la stessa causa, terzomondista quella di Barack e comunista quella di de Blasio, e soprattutto i nonni materni, sono state cosi’ le figure centrali nella loro formazione infantile.

Obama ha avuto un mentore, amico di famiglia, iscritto al partico comunista Usa, quando era un teenager ad Honolulu, mentre a de Blasio e’ bastata la madre, intellettuale con all’attivo anche un libro sui partigiani in Italia. Da cuccioli marxisti costretti a vivere nel pericoloso zoo imperialista degli Anni di Reagan, entrambi hanno trovato protezione e nutrimento culturale alla Columbia University, enclave per “amici dei nemici dell'America"  al servizio di Mosca (Obama scrisse un articolo sul giornale del college propugnando l’auto disarmo nucleare degli Stati Uniti), di Cuba (dove de Blasio si e’ poi sposato illegalmente di nascosto, contro l’embargo Usa), del Nicaragua (dove de Blasio ha fatto il militante a fianco dei sandinisti). Piu’ che una curiosita’ anagrafica e’ che entrambi hanno vissuto sotto nomi diversi, segno di una ricerca di identita’ esteriore formale che meglio rispondesse ai disegni personali e politici. Cosi’, Obama, nato Barack Hussein, era da ragazzo Barry e poi Barry Soetoro, dal cognome del secondo marito, indonesiano, della mamma bianca del Kansas: con questo nome il ragazzo e’ stato iscritto alla scuola cattolica elementare di Giacarta. Tornato a Honolulu a dieci anni per vivere nella casa dei nonni, e’ rimasto Barry per qualche anno, per poi recuperare il primitivo Barack Hussein Obama, passaporto per la carriera tra gli afro-americani di Chicago. Dove, riportano dei documenti dell’epoca, Obama aderi’ al New Party. Stanley Kurtz, in un articolo del 7 giugno 2012 dal titolo “Obama's Third-Party History" per National Review Online, ha scritto che la connessione di Obama con i radicali di estrema sinistra e’ un fatto molto piu’ recente di quanto non si pensasse in precedenza. L’11 gennaio del 1996, a 35 anni, Obama si e’ infatti iscritto alla sezione di Chicago del New Party, un movimento politico socialista radicale che si opponeva al capitalismo, convinto che il partito democratico (erano gli anni di Clinton presidente) fosse troppo moderato. L’attuale sindaco di New York, negli stessi anni, era un iscritto dello stesso partito di Barack, il New Party, ma a New York City. Anche lui aveva cambiato il nome di nascita, Warren Wilhelm, in Bill de Blasio, optando per il ramo italiano della famiglia, quando i genitori divorziarono e il babbo, un veterano della guerra giapponese, divenne schiavo dell’alcool. La sua morte fu tragica, suicida dopo aver scoperto d’avere il cancro ad un polmone. Ma non meno drammatica fu la morte, nel 1982, del papa’ di Barack, in un incidente d’auto in Africa dove era tornato abbandonando la famiglia e il figlio di soli due anni.

Con i precedenti della loro formazione di militanti radicali (Obama e’ stato un discepolo del terrorista Bill Ayers e seguace del reverendo antibianchi e anti America Jeremiah Wright, de Blasio un infatuato delle dittature sandinista e castrista), i due sono approdati all’attivismo di quartiere nel confortevole capitalismo democratico di Chicago e di New York. Una strada sicura per sentirsi bene “dentro” vantandosi salvatori del mondo e degli oppressi, ma soprattutto “fuori”, nella realta’ di come sbarcare il lunario invece di fare un lavoro vero: il tempo pieno nella politica sa premiare i piu’ ambiziosi e i piu’ determinati con i privilegi delle cariche, e non occorre saper fare nulla. “Se fossi capace di scrivere i codici di software, aggiusterei io il website di Obamacare”, ha detto Barack ieri con dubbio senso dell’umorismo. E “se” avesse capito qualcosa di economia, o “se” avesse mai lavorato in una azienda privata per fare profitti, i disoccupati non sarebbero oltre il 7%  oggi, gli stessi di 5 anni fa quando e’ diventato Ceo degli Usa. Ora tocca ai newyorkesi: hanno eletto il loro Obama bianco a fare il capo della citta’, e visto il precedente si spera che non sia un altro fiasco. L’America era in recessione e Obama non l’ha tirata fuori dalle secche, anzi le ha inflitto Obamacare. New York City e’ in buona forma, con criminalita’ molto contenuta ed economia stabile se non in forte ripresa: de Blasio puo’ solo farle del male se imita il suo compagno del New Party nel colorarla di estremismo sinistro.

Se c’e’ una diversita’ tra i due, un paradosso in termini storici, e’ soltanto che hanno ora incrociato fisicamente le loro strade in momenti opposti della rispettiva carriera: il presidente, dopo cinque anni di governo, e’ ai minimi di approvazione del suo operato (39% per Gallup tre giorni fa, con 53% di disapprovazione), mentre il neo-sindaco e’ appena stato eletto il 5 novembre con oltre il 73% dei voti. C’e’ stata invece una visibile coerenza nell’elettorato della Grande Mela, che ha quasi regalato a de Blasio la stessa percentuale di voti garantita ad Obama 12 mesi fa, l’81%. Ma con molto minor calore: mentre per Obama andarono alle urne quasi due milioni di persone (1.987.000), su 4,6 milioni di registrati al voto e 8,5 milioni di abitanti, per de Blasio i voti  sono stati 750mila circa. Le due consultazioni, comunque, provano che a New York la religione liberal e’ praticata con trasporto, anche a scapito dell’interesse pratico a meno che non sia questione di vita o di morte, letteralmente. Quando si era trattato di ridurre l’insopportabile decadenza urbana e il numero di omicidi sotto il democratico Dave Dinkins (record di 2245 nel 1990), gli elettori implorarono la protezione dei repubblicani (Giuliani e poi Bloomberg, che l’hanno ridotta a 414 omicidi, ultimo dato del 2012). Oggi che gli “adulti” hanno fatto il lavoro necessario, si puo’ tornare a sognare la “rivoluzione”, che per i liberal di adesso significa blaterare di eliminazione del distacco tra ricchi e poveri, e fustigarsi di sensi di colpa verso i neri e gli ispanici, per esempio criticando la polizia che fa troppe perquisizioni nei ghetti, anche se e’ li’ che ci sono piu’ assassini e vittime, tutti di colore. Roba da tenere il fiato e pregare per il meglio.

di Glauco Maggi

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