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Divisioni incomprensibili

Chissenefrega del governo Letta,
non ha senso che il Pdl si divida sul nulla

Basta con la retorica della stabilità: morto un governo se ne fa un altro, e a palazzo Chigi qualcuno si siederà sempre

Vale la pena discutere di una sola cosa: si sta peggio o meglio di un anno fa? E se non si può stare meglio per colpa delle regole Ue, si vada all'assalto di quelle e della Merkel. E' la sola cosa che conta
Franco Bechis

Franco Bechis

Torinese classe 1962. E' stato direttore del Tempo, Italia Oggi e Milano Finanza. Attualmente è Vicedirettore di Libero
lassù se la ridono

Enrico Letta e Angelino Alfano ascoltano qualcuno che li diverte molto

C’è una sola domanda da fare per giudicare la politica italiana: un cittadino italiano oggi sta meglio o peggio di sei mesi fa o di un anno fa? Perché solo questa risposta può dire se questo governo in carica è stato o meno di servizio per gli italiani. Altrimenti diventa stucchevole e incomprensibile il dibattito politico che sta dividendo il Pdl e pure il Pd. I governi di larghe intese, come è stato battezzato quello guidato da Enrico Letta, sono un valore aggiunto se riescono a mettere insieme e realizzare  il meglio del programma dell’uno o dell’altro partito. Sono dannosi se invece di offrire al popolo governato questo massimo comune dividendo, si limitano ad operare esclusivamente in base al minimo comune denominatore: un programmino ridotto all’osso, escludendo ogni tema bloccato dal veto dell’uno o dell’altro. Siccome non si può fare questo perché è vietato dal Pdl e non si può fare quello perché è vietato dal Pd, si fa poco o nulla per non dare fastidio a nessuno. La mia impressione è che il governo Letta questo abbia fatto, e quindi sia assai meno utile di un governo di centrodestra o di un governo di centrosinistra che almeno proverebbero a fare quel che è nel loro dna, e almeno a governare. Di fronte a una situazione così minima non riesco a capire la feroce lacerazione che spacca il Pdl e divide il Pd. Questo governo non vale la pena né per l’uno né per l’altro fronte. Che senso ha che Angelino Alfano & c sventolino la bandiera governativa senza se e senza ma? Bisognerebbe non usare termini apocalittici: morto un Papa se ne fa un altro, figuriamoci se muore un governo. Dopo Letta ci sarà comunque un altro governo, e non c’è mai stato un giorno in cui l’Italia sia restata senza un governo: non è un argomento politico. Allo stesso modo fanno male Raffaele Fitto, i lealisti e i falchi ad usare come metro di giudizio sull’attività di governo la questione della decadenza di Silvio Berlusconi. Berlusconi comunque decadrà, con questo o con un altro governo, perché la sua pena accessoria diventerà definitiva. Uno può ritenere ingiusta una condanna definitiva, ma non può esserne sottratto alle conseguenze perché così accadrebbe a chiunque in Italia. Quindi questa vicenda può essere un’arma da sottoporre al giudizio degli elettori, che hanno tutto il diritto di credere che Berlusconi sia perseguitato e concedere direttamente o indirettamente il loro favore. Ma il governo non c’entra nulla con la decadenza: quando Berlusconi decadrà- e decadrà di sicuro- ci sarà comunque un governo in carica. Un partito politico non si può impiccare né alla corda del governo Letta in sé, né alla corda della sola decadenza di Berlusconi. Il Pd sembra perfino più avanti in questo del Pdl, e sembra chiaro che non ha alcuna intenzione di impiccarsi alla corda del governo in carica. E’ evidente che anche fuori dalla politica ognuno hai i suoi interessi privati sul destino del governo. Tutti si incrociano e rendono ancora più confusa la situazione. Fa specie vedere oggi a fianco di Alfano gruppi imprenditoriali-editoriali  come Repubblica che solo tre mesi fa volevano la sua testa per il caso kazako. Difendono la sua bandiera governativa nella speranza che faccia fuori Berlusconi, ma allo stesso tempo vorrebbero fare qualsiasi sgambetto al governo Letta per fare spazio a un governo di Matteo Renzi. Tattica, solo noiosissima tattica in cui tutti i protagonisti di queste ore sembrano eccellere. Eppure il solo tema che un politico oggi dovrebbe porsi è “posso rendere migliore rispetto a 6 mesi o un anno fa la vita della maggioranza degli italiani?”. E se la risposta fosse “forse no, perché mi muovo in condizioni imposte da altri che non mi lasciano libertà di movimento alcuno”, allora invece di sventolare bandiere vuote, sarebbe meglio dividersi e meglio ancora unirsi su come togliere all’Italia quella camicia di forza imposta (e accettata a Roma) dall’Unione europea, da Angela Merkel, dal fiscal compact, dalle procedure contro i deficit eccessivi, dalla religione vuota e suicida del pareggio di bilancio in Costituzione. Ecco ci sarebbe da augurarsi che su questi temi che sono carne e pane per gli italiani si dividano dentro il Pd e il Pdl. Non sulla stabilità, sulla ineluttabilità del governo in carica e su tutto il vuoto stupidario che ammorba le giornate delle politica in questi tempi. A me- e credo a moltissimi italiani importa un fico secco della stabilità delle poltrone del governo Letta. Se riescono a migliorare la vita degli italiani, stiano in carica. Se non ci riescono, avanti un altro. 

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