Cerca

Stato canaglia

In Corea del Nord torna il massacro:
ottanta condanne a morte
per "reati ideologici"

Con Kim Jong-Un non è diminuita la ferocia del regime contro chi si oppone alla dittatura comunista. Intanto l'Onu apre le porte del Consiglio dei Diritti Umani a Cina, la Russia, l’Arabia Saudita e il Vietnam

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Kim Jong-un

New York. La Corea del Nord torna ad essere protagonista negativa sulla scena mondiale, ma non per il suo programma nucleare-militare che la pone tra i regimi piu’ pericolosi per i suoi vicini e per la pace internazionale in quanto “mercante” di tecnologia atomica ai governi autocratici, come e’ stato documentato a favore dell’Iran o del Pakistan. Stavolta, le vittime brutalizzate dal testimone residuo del comunismo marxista-stalinista  piu’ consequenziale sono i suoi stessi cittadini. Almeno una ottantina di persone sono state condannate a morte per reati “ideologici”,  riporta il quotidiano sudcoreano JoongAng Ilbo, e le esecuzioni sono avvenute in pubblico, in almeno sette diverse citta’. Tra i ‘reati’ commessi da questi “criminali” ci sono il fatto di possedere una Bibbia in casa o di aver visto clandestinamente film “capitalisti” di produzione sudcoreana. La legge prevede la pena di morte nei casi di tradimento dello stato, ma poi le autorita’ di polizia brutalizzano la popolazione, su mandato del governo, per stroncare l’affermarsi di costumi “capitalistici”. 

Dalla salita al potere del giovane Kim Jong-un, il 3 novembre scorso e’ stato il primo giorno documentato di esecuzioni di massa, a rimarcare che l’ “erede” della famiglia di Kim Il Sung e’ entrato perfettamente nella parte e garantira’ al suo popolo lunghi anni di fame, persecuzioni e repressioni spietate.

La fonte delle notizie, un esperto conoscitore del Paese che ha avuto di recente occasione di visitare, ha riferito che circa una decina di persone per ogni citta’ sono state ammazzate a colpi di fucile o di mitra. In un caso, otto condannati con la testa coperta di sacchi bianchi sono stati legati ad una palizzata nello stadio Shinpoong, a Wonsan, e poliziotti locali li hanno uccisi a colpi di fucile. Dieci mila abitanti della citta’, compresi i bambini, sono stati radunati sugli spalti e obbligati ad assistere all’esecuzione. “Ho saputo dai residenti che avevano dovuto guardare la scena in preda al terrore che i cadaveri erano cosi’ conciati dai colpi dei fucili a ripetizione da essere irriconoscibili”, ha detto al giornale la fonte. Le vittime erano accusate di fare smercio di film occidentali, di leggere bibbie e materiali religiosi e di essere parte di “giro di prostituzione”, e i loro familiari sono stati spediti nei “campi di rieducazione”, resi tragicamente famosi per la loro brutalita’ di trattamento dei prigionieri dal libro “L’acquario di Pyongyang”, scritto da un detenuto che era miracolosamente riuscito a scappare da uno dei gulag.

Se la Corea del Nord nemmeno finge di avere standard minimi di rispetto dei suoi stessi abitanti, e l’unica speranza per i sudditi tiranneggiati e’, prima o poi, un brusco cambio di regime, altri governi sono piu’ ipocriti nella loro condotta: calpestano i diritti umani della loro gente, e l’Onu li premia con posti di rappresentanza e potere nei suoi organismi dal nome rassicurante e dall’efficacia nulla, anzi di effetto negativo. La Assemblea generale eleggera’ a breve 14 nuovi membri per il Consiglio dei Diritti Umani (Human Rights Council), composto da 47 e basato a Ginevra, in Svizzera. Il Consiglio avrebbe formalmente il compito di censurare e pubblicizzare i comportamenti repressivi dei governi illiberali, ma dedica quasi tutte le sue attenzioni a criticare e isolare Israele. Tra le new entry, che saranno sicuramente ammesse, ci sono la Cina, la Russia, l’Arabia Saudita e il Vietnam. Il meccanismo delle nomine dei membri e’ su base regionale, e quindi gli ingressi sono in pratica delle cooptazioni, oggetto di un mercato di favori politici tra regimi, con i diritti umani reali quale ultima delle preoccupazioni. Da notare infatti che, come ha denunciato l’organizzazione newyorkese Human Rights Watch, i quattro “campioni” di democrazia citati hanno rifiutato di ammettere nel proprio paese gli ispettori indipendenti delle Nazioni Unite che dovevano verificare il grado di rispetto dei diritti civili e l’assenza di abusi. 


di Glauco Maggi 

twitter @glaucomaggi


Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • raffaellamucci

    03 Settembre 2014 - 20:08

    come si può permettere ad un dittatore di matirizzare il suo popolo. perchè non intervenire come in siria e in iraq?

    Report

    Rispondi

  • dopolanotte

    dopolanotte

    04 Aprile 2014 - 10:10

    Tranquilli... Adesso ci pensa Razzi!

    Report

    Rispondi

  • sparviero

    15 Novembre 2013 - 15:03

    prima o poi finirà allo spiedo.

    Report

    Rispondi

blog