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Complimenti per la trasmissione

Se l'ex uomo Rai Minoli massacra la Rai in radio

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
giovanni minoli

C’è qualcosa di negromantico, e, al tempo, una sorta di nemesi crudele verso la Rai, nella tv che si fa radio e servizio pubblico, attraverso la voce di un ex uomo Rai che col materiale Rai straccia la Rai dai microfoni di Radio24.

C’è che Roberto Napoletano, direttore plenipotenziario del Sole 24Ore, per brandizzare la tranche mattiniera della radio di Confindustria, richiama in servizio il revenant Giovanni Minoli, ingombrante pezzo di storia del piccolo schermo, dalla stanca pensione. Nasce a fine settembre Mix24 (da lunedì a venerdì, ore 9), striscia su  cui nessuno -in radio, tv o pubblicità- avrebbe onestamente scommesso un euro bucato. Minoli divide Mix24 in due parti, un «faccia-a-faccia» con intervista in stile Minoli-Mixer e un documentario in stile Minoli- La Storia siamo noi («audio originali, interviste, documenti inediti»). Detto così, sa di un ricicciato tremendo. Invece eccoti che Minoli - che è stato pur sempre chioccia dei migliori giornalisti in circolazione- arruola due geniacci anarcoidi come Mario Sechi e Pietrangelo Buttafuoco; e si ricorda d’essere cronista, palinsestista, sceneggiatore e montatore tutt’insieme. E accade che, puntualmente, ogni settimana, il suo programma scodelli notizie e cominci a far casino. Molto casino. Prima Caselli che si spreme sul caso Cancellieri; poi Passera che promette d’investire 300 miliardi in Italia rischiando l’accusa di follia; poi lo scazzo fantastico tra De Benedetti e Tronchetti; poi Conti che dall’Enel promette ai giovani il Nirvana. I giornali schiacciano le alzate radiofoniche del vecchio cronista; l’ascolto della rete sale del 3% (non solo ma anche Minoli); perfino Crozza nel suo show su La7 spende ben sei minuti sul ritorno dumasiano di Minoli. E il bello che Minoli, di radio, non sa nulla. Quindi fa quel che sa fare bene: porta la tv alla radio. La sua tv. Essendo fibrillato di natura riesce a tarare la velocità, e -questo l’aspetto più assurdo- usa, riadattandoli, i materiali Rai (acquisiti in cambio merci) per scalciare gli ascolti di Radio anch’io. Edmond Dantès col cuffione...




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