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Il caso

L'"Obamacare" non convince nessuno
Barack sulla sanità ha fallito

Il piano sulle polizze sanitario della Casa Bianca per il presidente è una "Caporetto". La sua popolarità va a picco e non mantiene le promesse

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

I parlamentari democratici sono nel panico. Il segno piu’ clamoroso e’ il voto di venerdi 15 con cui 39 deputati (ex) obamiani hanno aiutato i repubblicani a far passare, per 261 a 157, la legge proposta dal presidente della Commissione Energia della Camera, Fred Upton, dal titolo irridente e dal contenuto dirompente: “Keep Your Health Plan Act” (“Mantieni il tuo piano sanitario”), cioe’ lo stesso slogan menzognero, che il presidente aveva sventolato in decine di comizi, trasformato in impegno legislativo. Il contenuto e’ dirompente perche’ spara al cuore della riforma, di fatto ripristinando il diritto di ognuno ad avere una polizza di proprio gradimento. Obamacare, nel sogno socialista del suo creatore, si e’ arrogato il diritto di decidere come devono essere le polizze, oltre che a imporre a tutti di sottoscriverle. Poi, per far tornare i conti, ci dovevano pensare i sussidi federali ai meno abbienti finanziati dai costi alti per le coperture imposte, anche se inutili e indesiderate, a tutti gli altri. Quando gli americani hanno capito il disegno, hanno reagito come si e’ visto: se il meccanismo delle polizze obbligate salta, va  a monte Obamacare.

E’ impossibile che il Senato, a maggioranza democratica, metta ai voti e approvi la legge approvata dalla Camera, e comunque il presidente ha gia’ minacciato il veto. Con il suo discorso di giovedi’, del resto, Obama non ha affatto garantito che i 5 milioni di americani “disdettati” possano tornare ad avere la loro gradita polizza e, soprattutto, la liberta’ di scelta per il futuro. Si e’ solo cosparso il capo di cenere dicendo che e’ tutta colpa sua, ma anche che, adesso, tocca alle assicurazioni ripristinare la situazione precedente. Per un solo anno pero’. Insomma ha cercato di alleggerire la pressione sui deputati (tutti da rieleggere fra un anno) e sui senatori che scadono (una decina sono a rischio essendo in Stati filo GOP) del suo partito: la gente li sta assediando inviperita e i sondaggi hanno rilevato che in un paio di settimane c’e’ stato il ribaltone. I democratici erano davanti di otto punti nel sondaggio “generico congressuale di distretto”, cioe’ i votanti in forte maggioranza avevano dichiarato che avrebbero eletto il candidato democratico. Nella rilevazione di tre giorni fa, prima dell’uscita disastrosa di Barack che ha ammesso lo sfacelo e ha proposto il “rimedio amministrativo” , il GOP era gia’ passato in vantaggio per 43% a 40%, guadagnando ben 11 punti. Con l’intervento di giovedi’ Obama ha peggiorato la sua popolarita’ (ora al 39%) e non ha affatto sistemato tecnicamente  il problema della sua bugia. Anzi ci sono seri dubbi di legalita’ nella sua direttiva: un governo non puo’ decidere quali parti di una legge far rispettare, e quali modificare, che sono prerogative del Congresso. Le assicurazioni avevano preparato le nuove polizze proprio rispettando alla lettera Obamacare, lavorando tre anni e mezzo con i propri tecnici attuariali e con il marketing  per stabilire i premi e le prestazioni in rapporto alle proiezioni dei nuovi clienti. Adesso il dietro front ha gettato le compagnie nel caos, e per i clienti il brutto colpo delle disdette imposte da Obama diventera’ l’incubo di trattare con le assicurazioni e con i commissari statali del settore sanitario, alcuni dei quali hanno gia’ pubblicamente espresso la loro contrarieta’ ad ubbidire ancora ad Obama e l’impossibilita’ di farlo, in ogni caso, nelle poche settimane che mancano alla scadenza di legge. Ecco perche’ c’e’ panico. Obama ha fatto la figuraccia di ammettere la sua responsabilita’ solo perche’ ha dovuto  cedere alle pressioni del suo partito, da Bill Clinton con l’intervista di mercoledi’ (“Anche cambiando la legge, onorerei la promessa fatta”, ha detto Bill per distanziare Hillary dal pasticciaccio) alla senatrice Landriau della Lousiana che ha introdotto una propria legge in Senato per rinviare tutto di un anno, a dopo il voto di medio termine per lei delicatissimo. 

La telenovela di Obamacare e’ solo agli inizi, e garantisce di durare per l’intera campagna dell’anno venturo. Sapra’ il GOP far cuocere nel loro brodo andato a male i democratici? Se non ripetera’ nelle trattative di dicembre su budget e debito la tattica perdente usata un mese fa e finita nello shutdown, distraendo l’opinione pubblica da Obamacare, a novembre 2014 i repubblicani manterranno di sicuro il controllo della Camera e cresceranno in Senato, magari di quei sei seggi che servono per conquistarlo.

di Glauco Maggi

twitter @glaucomaggi

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