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Il lento declino

Il tramonto di Barack Obama:
Sulla sanità gli elettori lo puniranno

Come Bush, l'attuale inquilino della Casa Bianca rischia di sbattere sul muro delle sue riforme e alle elezioni di medio termine è rischio flop

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

E adesso, su Obama, fioccano i confronti con George W. Bush. Era l’ultima cosa che i suoi sostenitori in America e in Italia pensavano gli potesse accadere, ma le cifre sono cifre. A questo punto della sua presidenza Barack ha toccato il minimo del 38% (Gallup, fine ottobre), lo stesso 38% che aveva Bush cinque anni dopo la prima elezione. Un anno dopo, alle elezioni di medio termine del 2006, il partito repubblicano fu travolto e perse il Congresso per intero, trascinato dalla caduta del suo leader. Si capisce perche’ i democratici, che puntano a restare o a entrare per la prima volta in parlamento nel novembre del 2014, adesso tremino per quello che capitera’ nelle urne fra 12 mesi: con il loro capo “anatra zoppa” per il disastroso procedere di Obamacare e’ previsione fondata che il GOP trarra’ un sensibile vantaggio, anche se Barack non sara’ sulla scheda. Il parallelo del declino tra i due presidenti ha accomunato la settimana scorsa commentatori conservatori come John Podhoretz, che ne ha scritto  sul New York Post, e Amie Parnes del sito filo liberal The Hill (titolo di sabato 16: “Obama ha un momento alla Bush”). Tutti citano la competenza, anzi la sua assenza, nel gestire fasi importanti delle due Case Bianche. Per Bush, ovviamente, ci sono stati gli storici e drammatici eventi della guerra in Iraq e dell’uragano Katrina, per Obama il fattore che ha sgonfiato la sua credibilita’ e’ stata, altrettanto ovviamente, la riforma che porta il suo nome.

Ma vediamo qualche dettaglio non secondario. George W. ha sbagliato nella conduzione della campagna di guerra in Iraq, sottovalutando la reazione dei sunniti resistenti e sopravvalutando le qualita’ del suo primo ministro della guerra Donald Rumsfeld (tra altri fattori negativi), e poi ha rimediato cambiando ministro e generali. Per queste scelte ha vinto grazie alla “surge” (l’aumento di truppe e la tattica aggressiva di David Petraeus), trasformando una dittatura nello stato islamico ancora oggi piu’ democratico di tutto il Medio Oriente. Per Katrina, lo stesso Bush ha ammesso di aver dato una pessima prova di leadership nelle ore successive alla tragedia, ma, dopo averlo sventuratamente lodato, ha eliminato il capo della Fema (l’agenzia dei soccorsi) in un tempo ancora accettabile (la ministra ella salute di Obama e’ ancora al suo posto).

Soprattutto, pero’, c’e’ una differenza sostanziale tra le due esperienze presidenziali finite a rotoli.  Bush, che ottenne l’autorizzazione alla guerra in Iraq dal Congresso, fu trascinato nell’avventura militare in Afghanistan, e nella sua “coda” irakena, da nemici veri, gli islamici fondamentalisti, che attaccarono gli Stati Uniti e uccisero 3mila persone. E anche con Katrina George W. ha avuto un altro nemico vero, esterno e terribile, come sa esserlo la natura ostile. Per Obama, il danno venuto alla sua reputazione dal fiasco di Obamacare e’ stata una lesione autoinflitta (anzi, inflitta ai suoi concittadini). E’ lui ad aver scelto di spingere il liberalismo socialista fino al punto di rompere con la grande maggioranza del paese. Oggi gli americani, che la stanno sperimentando, osteggiano la riforma imposta da Barack con il 55% di contrari contro il 39% di favorevoli. E’ stato Obama a voler andare da solo alla guerra della salute, senza un solo voto repubblicano in Congresso: e decidere di trasformare un sesto dell’economia della nazione (tanto pesa la sanita’ sul prodotto interno lordo Usa) senza avere un supporto bipartisan e’ segno di cecita’ dirigista, e di arroganza tipica del grande governo che crede di avere la ricetta, il potere e la capacita’ di pensare per tutti. Armato di presunzione sinistra, Barack ha negato la semplice liberta’ degli individui, come e’ stato clamorosamente dimostrato dai 5 milioni (per adesso) di polizze individuali, che erano state liberamente scelte dalla gente prima che arrivasse lui, e che ora sono state cancellate per suo diktat. Ma la punizione della realta’ e’ stata terribile. Prima irridente con la debacle del website (ancora da sistemare sette settimane dopo l’avvio, e diventato un buco di fondi pubblici persi da mezzo miliardo, per ora). E poi con il redde rationem delle disdette, e dell’impossibile tentativo di correggere la menzogna del “se vuoi tenere la tua polizza vecchia, lo potrai fare”.

Quando a Bush hanno fatto notare in una intervista recente che cosa si prova ad avere una popolarita’ da presidente sotto il 40%, ha potuto almeno rispondere “ma io ho anche avuto un indice sopra il 90%”, in riferimento a come fu valutato dall’opinione pubblica per il suo comportamento nei mesi successivi all’11 settembre 2001. Obama e’ partito con il 67% sulla fiducia e sulla speranza nel gennaio 2009, e da allora e’ stato un ondeggiamento verso il basso, fino ai minimi alla Bush, e senza alcun picco di gloria lontanamente comparabile a quella del predecessore repubblicano.

di Glauco Maggi

twitter @glaucomaggi

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