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La storia che ritorna

Kennedy, 50 anni dall'omicidio:
nessun complotto, è stato Oswald

Per mezzo secolo le voci su un piano della Cia per eliminare il presidente degli Stati Uniti hanno riempito libri e testi di storia. Ma la verità è più semplice: JFK fu ucciso da un marxista

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Kennedy, 50 anni dall'omicidio:
nessun complotto, è stato Oswald

E’ facile ricordare con originalita’ uno dei piu’ drammatici eventi della storia americana, l’uccisione di John Fitzgerald Kennedy del 22 novembre di 50 anni fa: basta raccontare la verita’. Nel caso di JFK, il primo presidente cattolico, la ricostruzione postuma delle circostanze dell’attentato e della sua personalita’ politica e’ stata gestita, cioe’ manovrata, dai biografi liberal e dalla stampa mainstream che hanno fatto un “eccellente”, nel senso di distorcente, lavoro. Ancora oggi, il 75% dell’opinione pubblica Usa (e in Italia ancora di piu’, si puo’ scommettere) pensa che sia stato vittima di una cospirazione legata al suo sostegno per i diritti civili. E’ passata ai posteri  l’idea del “martire” della causa della giustizia razziale, di un bis di Abramo Lincoln (che peraltro era repubblicano), ammazzato da “bigotti”, da un “clima di odio”, dai “pregiudizi”.

Banalmente, l’assassino e’ stato invece Lee Harvey Oswald, un marxista tanto fervente da decidere in piena Guerra Fredda, nel 1959, di trasferirsi nell’URSS perche’ non poteva piu’ vivere in un sistema capitalista. Trovata subito una moglie russa, ma ben presto sperimentata anche la delusione del “socialismo reale” vissuto in presa diretta a Minsk, nel 1962 Oswald e’ tornato in America, ma senza smettere di odiarla. Il suo radicalismo marxista trovo’ un’altra stella polare, il regime comunista di Castro. Nell’aprile del 1963, a Dallas dove si era stabilito, Oswald tento’ di ammazzare, con un colpo dello stesso fucile che avrebbe usato poi contro JFK, il generale in pensione Edwin Walker, che in notizie di stampa locali si era espresso per il rovesciamento di Fidel.

La polizia scopri’ soltanto dopo l’uccisione di Kennedy che Oswald era stato pure protagonista del fallito attentato a Walker, ma in giugno, temendo d’essere scoperto, Oswald si trasferi’  a New Orleans, dove fondo’ la sezione locale del movimento Fair Play for Cuba, organizzazione che si batteva per il riconoscimento diplomatico del regime cubano. James Piereson, autore di “Camelot e la Rivoluzione Culturale: come l’assassinio di Kennedy sconvolse il liberalismo americano” (Encounter 2012), ha scritto sul WSJ il 17 novembre che Oswald “e’ stato filmato da una Tv locale a New Orleans mentre distribuiva volantini a favore del governo cubano ed e’ finito brevemente in galera dopo un alterco in strada con cubani esuli anticastristi. Subito dopo e’ apparso in un programma televisivo per discutere della politica americana verso Cuba”. Insomma, un militante vero. Cosi’ motivato da volare a fine settembre 1963 a Mexico City per cercare di avere, dalla ambasciata cubana in Messico, un visto di ingresso all’Havana.

Con se’, per dimostrare la sua adesione alla causa, porto’ ritagli di stampa che parlavano delle sue attivita’ a sostegno di Castro. Ma la pratica richiedeva mesi, e Oswald rientro’ negli Usa, a Dallas, dove, in attesa del visto cubano, apprese che Kennedy sarebbe arrivato in visita a fine novembre, e che il tragitto del corteo d’auto presidenziale sarebbe passato proprio sotto il palazzo in cui lui, Oswald, aveva trovato lavoro. Kennedy, che dopo la crisi dei missili russi a Cuba dell’ottobre del 1962 aveva pubblicamente rinunciato ai piani di rovesciamento del regime di Castro, non abbandono’ in effetti i piani segreti per eliminarlo. Fidel, attraverso un “doppio” agente segreto, ne fu informato.  La Cia aveva infatti reclutato Rolando Cubela, un insider rivoluzionario, per fare il lavoro sporco. Ma Cubela era un doppio agente, come ha riportato di recente sul WSJ Mary Anastasia O’Grady, e il 7 settembre 1963, cioe’ poco dopo la sua promessa agli americani di aiutarli, Fidel in una intervista alla AP avviso’ gli Usa che “aiutare piani terroristici per eliminare i leader cubani” avrebbe comportato “che essi stessi non saranno piu’ sicuri”.

Castro sapeva anche della esistenza di Lee Oswald, e della sua militanza sinistra, fin dal  1959, quando era di stanza alla Marine Corps Air Station di El Toro, in Sud California. Oswald, infatuato della rivoluzione cubana, era infatti  entrato in contatto con il consolato cubano a Los Angeles. Nella sua settimana a Citta’ del Messico del settembre 1963, Oswald ando’ almeno un paio di volte a visitare anche il consolato sovietico, dove, secondo Brian Latell (ex analista della Cia su Cuba che ha scritto il libro “I segreti di Castro” basandosi, oltre al resto, su 15 ore di intervista a Florentino Aspillaga, il piu’ autorevole ex militante di Castro ad avere poi cambiato bandiera nel 1987 rifugiando negli Usa) , si e’ incontrato con un agente del famigerato “Dipartimento 13”, responsabile delle operazioni di sabotaggio e killeraggio. Il KGB stava addestrando al tempo i servizi segreti cubani “e il dossier su Oswald si stava ingrossando”. Fidel, tre giorni dopo l’assassinio, giuro’ che non aveva mai conosciuto Oswald, ne’ saputo della sua esistenza, ma fu lui stesso, successivamente, ad ammettere di aver saputo che Oswald aveva fatto una piazzata nel consolato cubano di Citta’ del Messico per non aver ottenuto subito il visto. In una conversazione con Jack Childs, un comunista americano che stava segretamente lavorando con l’FBI, nel 1964 Castro si lascio’ infatti sfuggire che conosceva l’episodio della scenata di Oswald, e che l’ex marine aveva minacciato di uccidere il presidente. 

Oswald, la cui responsabilita’ materiale nell’uccisione e’ suffragata da prove inoppugnabili, aveva insomma pure un credibilissimo background ideologico politico per essere indicato come il colpevole. Sul New York Times, James Reston, tre giorni dopo l’attentato scrisse che “una delle cose di cui si dice che il presidente sia preoccupato e’ che il background pro Comunista di Lee Oswald puo’ condurre in certi ambienti a una nuova caccia ai comunisti che dividerebbe il paese e complicherebbe le relazioni del nuovo presidente con Mosca”. Stando ai fatti veri, dunque, JFK doveva passare alla storia come una vittima della Guerra Fredda per il suo anticomunismo senza se e senza ma. Invece, la disinformazione era all’opera per costruire il mito, sul suo credo politico, che fosse un “liberal” caduto per colpa della “destra estrema”. Un portavoce sovietico disse, dando spudoratamente un contributo che non fu respinto dalla Casa Bianca, che “il senatore Goldwater (del GOP NDR) e altri estremisti della destra non potevano evitare la responsabilita’ morale per la morte del presidente”. 

Non c’e’ niente di piu’ falso della etichetta di liberal appiccicata a JFK, e non solo per il fatto che il “liberalismo” che contraddistingue oggi l’intero partito democratico di Obama, espressione estrema, negli Anni 50 e 60 non era agli attuali livelli. Il comunismo era li’ da vedere, un nemico reale e temuto, e non si era ancora sviluppato l’anti-americanismo interno che nacque con l’opposizione alla guerra in Vietnam anni dopo. 

Ira Stoll, nel suo libro “JFK, Conservative”, cerca ora di ripristinare la verita’. “Accettare Kennedy come politicamente conservatore puo’ creare disagio e sconforto nei liberal”, ricorda Stoll, “ma nel 1960 il candidato anti comunista, e contro il grande governo, era John Kennedy. Quello che caldeggiava programmi governativi e salari piu’ elevati per i dipendenti pubblici era Richard Nixon”. La falsa immagine di JFK come di un pacifista amante del governo si e’ creata “in parte per il lavoro degli storici liberal e in parte come risultato dell’aumento della partigianeria nella politica americana”. Dopo aver fatto, da fan del libero mercato, della  riduzione delle tariffe il suo obiettivo principale nel 1962, Kennedy annuncio’ che il compito piu’ urgente davanti al Congresso nel 1963 “era tagliare le tasse sui redditi”, non promuovere programmi contro la poverta’. “La via piu’ sicura per aumentare le entrate fiscali nel lungo termine e’ tagliare le tasse adesso” proclamo’. Il suo consigliere economico John Kenneth Galbraight ha ricordato successivamente che “il presidente mi ordino’ di stare zitto a proposito della mia opposizione ai tagli delle tasse”. 

JFK, anticomunista e antitasse quando era in vita, e’ stato poi arruolato, per incarnare l’immagine del “presidente buono” che per definizione non puo’ che essere liberal, dal pensiero unico politicamente corretto. Che e’ la disposizione mentale di non accettare i fatti per quello che sono, ma di piegarli alla “causa”. Il “cospirazionismo” ne e’ l’espressione piu’ deteriore, non muore mai. Basta pensare all’attentato alle Torri Gemelle che “e’ colpa di Bush” per la meta’ degli europei ancora oggi.

di Glauco Maggi
@glaucomaggi

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Commenti all'articolo

  • nick2

    23 Novembre 2013 - 10:10

    I cecchini che uccisero Kennedy furono almeno tre, da diverse postazioni. La tesi della pallottola magica che entra nella schiena di Kennedy per uscirne dalla gola, che sterza per colpire il governatore del Texas prima alla schiena, poi al polso per finire la sua corsa nella coscia, francamente è ridicola. Chi uccise Kennedy? Io non ho in tasca la verità come crede di averla lei, ma sono convinto che, dietro questo assassinio, come altri altri assassini di importanti uomini politici, sia plausibile la motivazione economica. Kennedy si era reso conto dell’errore fatto in precedenza e aveva intenzione di ritirare le truppe americane dal Vietnam. Avrebbe così intralciato gli interessi dell’industria bellica (e non solo) americana che da questa guerra traeva enormi profitti.

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  • atlantide23-

    22 Novembre 2013 - 18:06

    Oswald fu ucciso da Jack Ruby . Ruby ? Ruby? ...azz...ora i sinistronzi accuseranno il Cavaliere di essere implicato ANCHE nell'assassinio di Kennedy...!E milioni di persone ci crederanno!|

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  • principedakkar

    22 Novembre 2013 - 09:09

    Perché, perché, venite qui a scrivere articoli così disinformati da essere imbarazzanti? Ci furono almeno 20 TESTIMONI che videro fumo e udirono spari provenire dalla staccionata sulla grassy knoll, e che manco vennero sentiti dalla Commissione Warren. Soltanto i gonzi possono credere che quel giorno fu uno solo a sparare a Kennedy. Dopo 50 anni potevate scrivere di meglio, lasciate perdere il "marxista", quello era un capro espiatorio.

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