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Complimenti per la trasmissione

666 Park Avenue, il diavolo è un capocondomino

Il telefilm diabolico su Mediaset Premium

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
666 park avenue

L’incipit dell’horror soap sta nei polpastrelli d’un violinista virtuoso, il quale -s’intuisce- ha griffato, coi globuli rossi, un contratto faustiano scaduto da dieci anni.

Il violinista piange sotto la pioggia newyorkese e, all’improvviso, viene risucchiato come nei cartoons di Tex Avery attraverso lo spioncino d’un portone, dentro le stanze scintillanti del «Drake». Il Drake è un grattacielo liberty nell’Upper East Side di Manhattan, sito al 666 Park Avenue; ed è il perno narrativo dell’omonima serie che Premiun Action Mediaset (lunedì, ore 21,15) somministra agli amanti delle tensione esoterica ai cinefili. A differenza di altri prodotti simili, come Cult o American Horror, 666 Park Avenue, ispirato ai romanzi di Gabriella Pierce, mescola drama, comedy e orrore in una trama ramificata alla J.J. Abrams, solo molto più divertente. C’è una coppia di fidanzati -Jane, architetta e Henry, impiegato nel settore urbanistico del Comune- che trovano impiego come amministratori di un palazzo demoniaco che stravolge del vite dei suoi inquilini; ci sono inquilini che ammazzano per passeggiare col fantasma delle mogli o perchè sono essi stessi spettri- assassini seriali con slanci femministi; ci sono muri che invischiano come ragnatele le anime dei passanti, e cantine zeppe di lavatrici rotte e di zombie  che ti alitano alle spalle mentre avviti lampadine; c’è un proprietario calvo, dotato di abiti firmati, occhi di ghiaccio e moglie pericolosa - Gavin Doran, interpretato dal mefistofelico Terry O’Quinn- che è un diavolone tutt’altro che buono. Non a caso il numero civico 666 è il numero della Bestia. Il telefilm prende abbastanza. Pure se si snoda nell’ossessione dell’eterna citazione. Soprattutto citazione hitchcockiana.

Una volta, qui,  hai la ripresa ipnotica (Vertigo, nell’originale) del corrrimano delle scale come nell Donna che visse due volte; un’altra hai la frigidità di lei sconvolta dagli incubi alla Marnie, un’altra ancora -la più plateale- sovviene l’assalto misterioso di volatili come ne Gli uccelli. La bomba sotto il tavolo, come diceva Hitch a Truffaut c’è, anche troppo. A me la seria sfizia molto. Gli americani l’hanno chiusa subito. Potrei non avere gusto. O averne troppo....




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