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Politica estera flop

Obama regala all'Iran
la prima vittoria in 40 anni

L'accordo sul nucleare con Teheran regala agli sciiti sei mesi in più per farsi una boma. E l'america si scopre debole come ai tempi di Carter

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama regala all'Iran
la prima vittoria in 40 anni

Obama ha trovato il modo di mettere d’accordo i Repubblicani e molti democratici, tra cui il senatore di New York Charles Schumer, il terzo per importanza di rango del suo partito in Senato: il patto firmato da Kerry sotto pressione della Casa Bianca, di fatto una pausa di sei mesi nella corsa all’ordigno di Teheran, senza incidere per nulla sua strategia e volonta’, e’ un bidone. Anzi, e’ la prima vittoria diplomatica dell’Iran dagli Anni 70, in un simbolico ponte all’indietro alla infausta stagione di Jimmy Carter. Ed e’ destinato a fare piu’ male che bene alla prospettiva di un Iran senza bomba nucleare, perche’ ha regalato un successo al governo di Rouhani e i vertici religiosi intransigenti. “Gli Stati Uniti non possono permettersi un Iran con la bomba”, ha detto Schumer,” ma l’accordo manda il genere sbagliato di segnali all’Iran e a quelli della linea dura in Iran. Sono state le severe sanzioni, non la bonta’ dei cuori dei leader iraniani che hanno costrettol’Iran a venire al tavolo delle trattative. Un accordo piu’ corretto avrebbe dovuto accoppiare una riduzione delle sanzioni con una ridotta capacita’ nucleare iraniana” ha concluso il senatore democratico. Ora non e’ affatto escluso che il Congresso Usa decida di votare una raffica di nuove sanzioni, bocciando la diplomazia perdente del presidente. 

Accettare la firma di Hassan Rouhani ad un fantomatico impegno a trovare tra sei mesi l’intesa definitiva per l’abbandono dei piani nucleari iraniani e’ una pericolosa mossa di Barack, che ha in realta’ in mente piu’ un piano di disimpegno strategico Usa dal teatro del Medio Oriente e del mondo arabo-nord africano in generale, che non la fedelta’ alla parola data a Tel Aviv, e anche all’Arabia Saudita, che l’America fara’ di tutto per negare la bomba agli sciiti di Teheran. L’accordo firmato a qualunque costo due giorni fa e’ la spia di questo atteggiamento non confessato apertamente, e Barack pensa pure, altra pia illusione, di poterlo usare come diversivo al disastro nazionale interno Obamacare. 

Israele e l’Arabia Saudita non hanno nascosto la loro contrarieta’ nell’assistere ad una America che guarda altrove, di fatto abbandonando i due vecchi alleati. Al Waalid, il miliardario businessman che e’ un informale ambasciatore della famiglia reale saudita cui appartiene, in una intervista al Wall Street Journal ha detto, criticando Obama sull’Iran e sull’intera sua politica verso il mondo arabo: “E’ incredibile. Israele e Arabia Saudita non sono mai stati tanto vicini”. 

Le tappe della involuzione obamiana sono nella cronaca degli anni recenti. Dall’addio totale e affrettato dall’Iraq alla umiliazione inflittagli dal presidente Karzai a Kabul con il tiramolla del permesso prima concesso e poi negato a qualche migliaia di marines Usa di restare a fare addestramento agli afghani, dopo pero’ che Obama aveva anticipato al 2014 il rientro dall’Afghanistan di tutto il contingente combattente. Dalla “guida da dietro” in Libia, alla “neutralita’” sbilanciata a favore dei Fratelli Musulmani in Egitto e contro i generali “amici” di Israele e dell’Arabia Saudita. Dalla farsa delle “minacce di guerra” contro la Siria, il cui governo ha massacrato 100mila persone, al pieno riconoscimento del dittatore Assad come statista che “gestira’’ con i russi l’eliminazione della armi chimiche vecchie, restando pero’ al potere indisturbato. Adesso, la firma della “pace” con il  moderato (ad usum delphini) Hassan Rouhani, acclamato non  a caso come un eroe al rientro in patria. 

Leggendo l’accoglienza dello sviluppo diplomatico tra Iran e i 5 paesi del Consiglio Onu piu’ la Germania come e’ apparsa sui media dei fronti americano, europeo e iraniano, si capisce subito chi ha vinto. “Trionfo nucleare dell’Iran” (Wall Street Journal), “E’ un disastro nucleare, Barack Obama!” (New York Post), hanno titolato le voci dei conservatori pro Usa e pro Israele. “L’accordo di lungo termine con l’Iran ha davanti grandi sfide”, con “Critiche da un alleato” (Israele NDR) come sottotitolo, e’ persino stata la preoccupata interpretazione del liberal New York Times. Che e’ tanto scettico da spingersi a spiegare con una lunga analisi (Titolo: “Con l’intesa, Obama apre la porta medio-orientale”, e il senso e’ “per andarsene”) la politica di disimpegno progressivo della Casa Bianca dalla regione, che e’ al centro delle attenzioni di Washington da vari decenni. 

La BBC interpreta invece l’approccio dell’Europa con un ottimistico “L’Iran e’ d’accordo di mettere a freno l’attivita’ nucleare”. Non e’ chiaro se sia illusione pura da innato appeasement liberal, oppure fretta famelica di tornare a fare affari con l’Iran, che ha ottenuto la cancellazione di parte delle sanzioni economiche. Quello che e’ purtroppo chiaro e’ come la vedono i principali protagonisti della vicenda, gli iraniani stessi. L’agenzia di stampa ufficiala di Teheran, IRNA, e’ raggiante nel proclamare “Il mondo riconosce i diritti nucleari dell’Iran”. Paro paro. Con buona pace degli speranzosi a oltranza che sanno gia’ chi si troveranno davanti nelle prossime trattative: l’Iran che non ha dovuto smantellare nulla di nulla, che ha ancora 10mila centrifughe operative, e che sara’ ringalluzzito dai miliardi che torneranno a scorrere all’aperto tra Teheran e i partners ritrovati.

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