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Riconoscimenti

A New York premiato il meglio del Made in Italy

Sportivi, imprenditori, protagonisti dello spettacolo: ecco tutti gli italiani simbolo del Belpaese in America

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

A New York premiato il meglio del Made in Italy

Non contano tanto i nomi dei premiati, e nemmeno chi dà i premi. Quello che conta è che, tra gli italiani che hanno a che fare con gli Stati Uniti, o perché ci vivono o perché vedono gli Usa per quello che sono, cioè una nazione indispensabile, è tutto un fiorire di cerimonie, manifestazioni, iniziative, che hanno al loro centro la celebrazione del successo raggiunto dagli italiani che "ce l’hanno fatta". Qui, in America. Perché questo succede? C’è un aspetto celebrativo autoreferenziale tra gli espatriati, ok, ma si deve andare oltre per spiegare davvero che cosa abbia indotto la Camera di Commercio Italo-Americana, la Fondazione dell’Istituto Culturale Italiano di New York, il presidente della Fiat-Chrysler John Elkann, e la rivista femminile della Mondadori, Grazia, a fare, contemporaneamente e ognuno separatamente, tutti la stessa cosa: individuare personalità emerse ed emergenti italiane che si possono citare pubblicamente con orgoglio, additare ad esempi positivi, incoraggiare a fare sempre di più e sempre di meglio. Insomma, proporre all’opinione pubblica nazionale un messaggio, Made in Usa, all’insegna dell’ottimismo, della fiducia e del progresso. Il paradosso è che in qualche caso è proprio il Made in Italy ad essere al centro delle belle storie di italiani al di fuori dei confini. “I veri ambasciatori d’Italia sono loro, che nel mondo del lavoro, della ricerca, della cultura, della scienza, del business hanno saputo conquistare grande stima per il buon nome dell’Italia negli Stati Uniti”, ha scritto l’ambasciatore a Washinghton Claudio Bisogniero in una lettera di introduzione ai libri “Primi Dieci”, e “Primi Dieci Under 40”, pubblicati dalla Camera di Commercio Italo-Americana di New York, presieduta da Claudio Bozzo, che ha finanziato l’idea del pubblicista freelance Riccardo Lo Faro, in collaborazione con la moglie Alessia Pertosa, di dare un riconoscimento simbolico a dieci italiani “eccellenti” . La premiazione è avvenuta nel corso del Gala annuale della Camera di Commercio il 22 novembre. I dieci personaggi “già affermati”, selezionati dalla giuria composta da Bozzo, Lo Faro, Pertosa, Francesca Baldeschi, Amelia Carpenito Antonucci sono il neuroscienziato Emilio Bizzi, l’esperto di trapianti Luca Cicalese e la scienziata Cristiana Rastellini, la ex first lady Matilda Cuomo, lo scultore Arturo Di Modica, il fisico Federico Faggin, lo scenografo Dante Ferretti, l’angel investor Marco Marinucci, il fondatore di Caterina’s Club Bruno Serato, il senatore della Repubblica Italiana Renato Turano, la fondatrice della Casa Italiana della NYU Mariuccia Zerilli Marimò. Nella lista delle “promesse”, i PrimiDieci Under 40, ci sono il direttore d’orchestra Domenico Boyagian, il docente di Radiologia ad Harvard Gianluca De Novi, il general manager di Banca Intesa Sanpaolo Massimiliano Catozzi, il direttore di global sourcing di KaMinn Gianluca Fedelini, il CEO del World Trade Center di New Orleans Dominik Knoll, l’avvocato Annalisa Liuzzo, il CEO di General Electric Transportation Lorenzo Simonelli, il ricercatore Ennio Tasciotti, il produttore Lorenzo Thione e la proprietaria di AXO America Alessandra Zago. Chi può dire, parlando di  “affermati”, se sono meglio o peggio quelli della Camera di Commercio o quelli dell’Istituto di Cultura, onorati al Gala della Fondazione (John Elkann per l’industria, Alberto Cribiore per la finanza, o Claudio del Vecchio, imprenditore e industriale della moda a capo della Brooks Brothers)? Questi ultimi tre sicuramente non solo stati delle “scoperte”, ma il senso non è di rispettare classifiche impossibili, è quello di mostrare esempi validi. Nella stessa cerimonia della Fondazione, come avevo scritto in un blog precedente, il “premiato” Elkann aveva poi voluto al suo tavolo, come ospiti, una dozzina di giovani italiani dal brillante presente, e dal promettente futuro: esempi, casi, e la prova che si può riuscire, ma ci si deve impegnare per questo obiettivo. In America gli italiani ce la fanno, perché non avere lo stesso sprint in Italia? L’articolo di Grazia, appena pubblicato, va nell’identica direzione. Ovvio che la selezione della redazione sia stata arbitraria, ma il discorso di fondo ha la stessa validita’: celebrando gli arrivati, si crea ammirazione e, sperabilmente,  spirito di emulazione. Ecco i personaggi di successo nella Grande Mela scelti da Grazia, uomini e donne dall’arte alla finanza, dalla cucina allo sport. Valentina Castellani,  direttore della galleria d’arte Gagosian; Massimiliano Gioni, direttore al New Museum,  sposato a Cecilia Alemani, curatrice dell’arte sulla High Line; Claudio Del Vecchio, padrone della Brooks Brothers; Lidia Bastianich, celebrity chef; Paola Antonelli, senior curator del dipartimento di Architettura e design, direttore della Ricerca e sviluppo al MoMa; Antonio Monda,  scrittore e docente alla Tisch school of the arts, NYU; Veronica Mainetti, dirigente del fondo immobiliare Sorgente group; Silvia Formenti, primario di Radioterapia, direttore associato del NYU Cancer Center, leader del programma di ricerca del tumore al seno; Andrea Bargnani, giocatore di pallacanestro per i Knicks; Francesco Vanni d’Archirafi, responsabile (Ceo) di Citi holdings (Citigroup). Il ‘premio’ ? Una citazione patinata sulla rivista, da conservare tra i bei ricordi personali; e magari, con l’orgoglio, anche un po’ di soddisfazione per aver fornito al pubblico italiano qualche stimolo a scrollarsi il divorante pessimismo di questi tempi.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

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