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Chi ha vinto chi ha perso la sfida su SkyTg24

La mia pagella sul confronto Pd

Civati il più brillante, Renzi il più credibile, Cuperlo di un'altra epoca

Elisa Calessi

Elisa Calessi

Elisa Calessi nasce a Ferrara e studia a Bologna dove si laurea in Lettere Classiche. Voleva fare la latinista, poi la vita le ha fatto incrociare una redazione. E ha scoperto che la sua passione era il presente. Inizia alla Nuova Ferrara, poi al Resto del Carlino. Nel giugno 2000 arriva a Libero, dove è assunta e partecipa alla fondazione del quotidiano. Nel 2001 arriva a Roma dove diventa cronista parlamentare. Ha lavorato per un programma su Rai Due, ne ha condotto un altro su Red Tv. Partecipa come opinionista a vari talk show politici. Soprattutto scrive di politica.
La mia pagella sul confronto Pd

A caldo, ecco la mia pagella sul confronto in tv tra i candidati segretari del Pd, andato in onda su SkyTg24.

Pippo Civati vince il premio della critica (8), ma perde tra il pubblico, nel complesso gli diamo un bel 7. Televisivamente è stato il migliore, ottimo nelle battute, veloce, grintoso, all’attacco, spiritoso, chiaro, sintetico. Ma insegue. Ed è poco rassicurante. Mi ha ricordato Matteo Renzi l’anno scorso. Meriterebbe di arrivare secondo.

Gianni Cuperlo interpreta bene il ruolo che si è scelto, quello, cioè, di una sinistra tradizionale, statalista, che pensa di risolvere le disuguaglianze tassando i ricchi e rendendo tutto pubblico. Quella, insomma, che ha sempre perso, ad eccezione di quando si è affidata a chi non era di sinistra (Romano Prodi). Quella convinta che il problema sia azzeccare l’analisi. E che l’analisi giusta sia quella che già si pensava prima. A prescindere. Sembrava Bersani, ma senza la sua simpatia. Voto: 5-, tendente al 4.

Matteo Renzi. E’ partito nervoso, troppo nervoso, poi ha recuperato, si è sciolto, ha preso velocità. Ha scelto (giustamente) di comportarsi già da segretario del Pd, evitando polemiche, cercando di unire e mordendosi la lingua quando avrebbe potuto rispondere per le rime. Il che finisce per limitare. Televisivamente è stato meno brillante del solito, ma se l’obiettivo era convincere di poter guidare un partito e magari un Paese, di non essere unfit a guidare una matassa ingarbugliata qual è il Pd, ed era questo, ha vinto. Con le battute si piace ai commentatori, ai giornalisti, meno agli elettori.  Voto: 8.

Credo si sia confermata l’aurea regola per cui il confronto in tv piace, è seguito, appassiona, ma non sposta quasi nulla. I fan dell’uno e dell’altro trovano conferme nel loro beniamino. Gli indecisi restano tali. Forse l’unica utilità è che propaganda l’evento in sè, le primarie.

L’altro elemento di questa serata è una lezione per Renzi: fare il segretario del Pd è logorante. Essere responsabili, unire, tenere tutti insieme appesantisce. Lo è ancora prima che lo si diventi, anche solo quando si prova a farlo. Figurarsi dopo. Stia attento e prenda contro-misure.

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