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Complimenti per la trasmissione

Taxi populi, la politica col tassametro

Viaggio con i deputati per Roma

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
taxi populi

La scena più divertente - che rende l'idea plastica di quel che davvero il popolo, da Pasquino ad Alberto Sordi, pensa della politica - è l'ultima, ingoiata nel sorriso triste della conduttrice Natascia Lusenti e nella battutona di Stefano, il tassista. «Che dici del senatore Giovanardi che è stato ora nostro ospite?», sospira la ragazza al conducente; «Oddio più che quello che ha detto, è quello che ha fatto: se n'è annato senza pagare, quasi quasi mando la fattura a casa», risponde il tassinaro che rimarca la grezza del politico, e che in quel momento - l'unico momento - sembra davvero l'Albertone dell'omonimo film (solo che nel film l'ospite era Andreotti).

I due, conduttrice e conducente, sono incapsulati in un  taxi  che è una cripta delle buone intenzioni, oltre che una nuova forma di talk ambulante; e sono il baricentro di  Taxi   populi  (La3 tv venerdì 22.30 canali Sky 153 e dtt 134). In pratica «dato che i politici sono impegnatissimi, l'unico modo per intervistarli è in  taxi », premette la mission Natascia. A parte che, se c'è una cosa a cui i politici non derogano mai, è l'intervista con telecamera, gli ingredienti sono i seguenti. Due riprese fisse, un politico scafato, i video e i servizi dall'iPad giusto per attenersi alla spending review, domande troppo facili (sull'omosessualità, sul fancazzismo del parlamentare medio...), e infine un tassista che osserva basito ma si vede, dal sopracciglio inarcato, che spesso è d'accordo più con Giovanardi che non, paradossalmente, con la liberal Lusenti, al punto da lasciarsi sibilare un «Giusto!» quando il senatore osserva che i gay in fondo non sono discriminati. Mezz'ora di discussione lunga quanto il tragitto fino alla stazione Termini per capire che: a) Lusenti possiede i tempi tecnici per la tv, ma non è né Santoro né la D'Urso, non è né distaccata dai temi trattati né ironica; b) il tassista bisogna che parli, s'incazzi e sputi sentenze, sennò che Alberto Sordi è?; c) la scrittura è poca e poco lavorata, occorre uno scatto, altrimenti se s'infilano nel  taxi  Brunetta o Renzi il  taxi  prende fuoco e della Lusenti rimangono le ossa.

PS. Ma poi la corsa chi l'ha pagata?

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