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Barack lascia perdere

Anche Obama dice addio alle politiche green

Aziende energetiche in tribunale per stragi di uccelli e sostegno pubblico al settore insostenibile. E Washington cambia rotta...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Anche Obama dice addio alle politiche green

Brutto segno per chi vede il futuro energetico del pianeta nelle sole fonti rinnovabili, se un sostenitore come Obama comincia a portare in tribunale le società che producono la corrente con il vento. Il presidente è uno che non si fa scrupoli nel far rispettare solo le leggi che gli piacciono, e per esempio ha di fatto abolito le deportazioni degli immigrati clandestini sotto i 30 anni con un editto dell’esecutivo, incurante che la legge federale sia chiara e non faccia eccezioni. E anche nel caso della legge chiamata Migratory Bird Treaty Act, Trattato sulla Migrazione degli Uccelli, che e’ addirittura del 1918 e che considera un reato federale uccidere i volatili di piùdi mille specie protette, negli ultimi decenni i governi, compreso il suo, si erano sempre limitati ad applicare il Trattato per querelare, punire, multare le società produttrici di gas e petrolio. Adesso, ed è lo stesso Ministero della Giustiza a rimarcarlo in un comunicato stampa, è toccata per la prima volta, da quando c’è il governo Obama, ad una azienda di energia eolica la incriminazione per aver ucciso 14 aquile reali e altri 149 uccelli di specie protette con le pale di due suoi impianti. La ditta accusata, una sussidiaria della Duke Energy, con un accordo in cui ha riconosciuto la sua colpevolezza ha accettato di pagare un milione di dollari senza arrivare al giudizio del tribunale.

Che il doppio standard praticato fin qui a favore delle società eoliche sia finito è sicuramente un fatto di giustizia, ma, come fa notare sul Wall Street Journal Robert Bryce, esperto di politiche energetiche del pensatoio Manhattan Institute, potrebbe anche essere l’avvisaglia del riconoscimento da parte del verde Barack che la “bolla ambientalista” stia ormai sgonfiandosi. Da una parte il presidente non ha più un drammatico bisogno dei voti e dei soldi dei gruppi verdi, anche se da ideologo radicale ha sempre in mente il Global Warming e sta pensando a come far intervenire la Epa (Agenzia di governo per la Protezione dell’Ambiente) con regolamenti punitivi delle aziende che usano il carbone, senza dover passare dal Congresso dove non ha i voti per far passare leggi in materia. E dall’altra, con la consumata malafede che è iventata il marchio della sua presidenza (“The bad-faith presidency” è il titolo di una analisi su Politico.com di Rich Lowry http://www.politico.com/magazine/story/2013/11/the-bad-faith-presidency-obama-rich-lowry-100414.html) Obama sta da qualche tempo anche vantandosi della produzione in America di gas naturale e di petrolio, grazie alla tecnica della fratturazione idraulica che e’ anatema per i verdi (come anche per lui). 

E’ la stessa Associazione americana della energia del vento (Awea, American Wind Energy Association), che raggruppa i produttori, a riconoscere il declino. La Awea ha comunicato che nel 2012, quando c’era la certezza di sussidi federali per chi installava le turbine, ne furono create 6500 per una capacità di 13.131 megawatts. Quest’anno ci sono incertezze sulla estensione dei programmi di crediti fiscali, e nei primi tre trimestri gli “imprenditori” verdi hanno installato turbine per soli 70,6 megawatts.

Insomma, senza i soldi dei contribuenti anche in America scema fino a sparire l’entusiasmo per le “rinnovabili”. E si tratta di tanti soldi. Nel Texas, che è considerato l’Arabia Saudita dell’energia eolica producendo corrente più di tutti gli altri Stati, il Controllore dei Conti Susan Combs ha calcolato che ogni posto di lavoro collegato con il business dell’energia del vento costa ai contribuenti locali 1,75 milioni di dollari. Che l’ “innamoramento” del governo federale per le pale stia svanendo è dimostrato da altre cause legali promosse da agenzie federali: il Servizio per la Protezione dei Pesci e della Fauna Selvatica ha aperto 18 indagini di altri casi in cui uccelli protetti sono stati ammazzati dall’ “eolico”, e sette sono state gia’ girate al Ministero della Giustizia con la richiesta di incriminazione. Dopo il vento potrebbe essere la volta del sole, riporta Bryce citando un’inchiesta della Tv californiana Kcet. Il giornalista Chris Clarke ha rivelato che in ottobre la Ivanpah Solar Electric Generating System, impianto termico nel Deserto Mojave, ha ucciso 52 uccelli, pare, per l’intenso calore generato dagli specchi che riflettono i raggi solari e attraggono i volatili. 

di Glauco Maggi 

@glaucomaggi

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