Cerca

Autogol

La riforma sanitaria di Obama:
meno cure e dottori per tutti

Il risvolto della legge voluta dal presidente: sempre più dottori rifuiutano di far parte delle convenzioni perché guadagnano troppo poco

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

America, benvenuta nel mondo della sanita’ alla italiana. Si sa che in Europa l’assistenza e’ pubblica formalmente per tutti, pagata dai soldi dei contribuenti. Ma poi in tantissimi ricorrono, se non accettano di aspettare un anno per un’operazione alla cataratta, ai dottori privati, con i costi relativi (pagando in bianco, o in nero, e’ un altro discorso ancora). E’ la “mutua”, bellezza, e per gli americani non sara’ una bella sorpresa. Oggi sono ancora distratti dai guasti e dalla incompetenza del loro Medico in Capo, ma prima o poi arrivera’ il redde rationem della realta’. “L’aumento degli iscritti a Medicaid potrebbe aggravare la mancanza di dottori- Milioni si aggiungeranno alla lista degli aventi diritto- I fornitori di servizi, ospedali e medici, non vogliono accettare nuovi pazienti”. Se questo e’ il titolo in prima pagina del filo obamiano New York Times (29 novembre: “Medicaid growth could aggravate doctor shortage- Millions to join rolls-Providers are often non willing to take on new Patients”) ,  significa che le cose si stanno davvero mettendo male per il regime sanitario Usa a causa di Obamacare. La legge, infatti, alzando la soglia delle famiglie e dei singoli che hanno il diritto alla copertura pubblica Medicaid (da 18mila dollari a circa 24mila di reddito annuo) portera’ milioni di nuovi “clienti” a bussare agli ospedali e alle cliniche per trovare dottori che li accettino . Ma di questi dottori, che accettano a loro volta le condizioni di pagamento imposte dagli Stati, non ce ne sono abbastanza. Anzi, sta aumentando il numero dei professionisti che rinunciano ad essere parte delle convenzioni con gli organismi pubblici (ospedali e centri statali), ed anche dei medici e dei laboratori che non accettano di fornire piu’ i servizi medicali alle assicurazioni private per le nuove polizze Obamacare, modellate secondo i diktat rigidi della riforma. Quando la coperta e’ corta, e’ la qualita’ a soffrirne. Sara’ una novita’ solo per gli illusi che il buonismo socialista di Obama potesse fare quel miracolo che non e’ riuscito, per stare da questa parte dell’Oceano, neppure in Canada: basta chiedere agli ospedali negli Stati Uniti quanti canadesi vengono (per adesso…) a farsi curare qui. 

Ma intanto, in attesa delle conseguenze negative scontate che verranno, a dominare le news sono le rogne del decollo.

Il website di Obamacare non funziona ancora ed e’ stato messo fuori servizio 11 ore per “test e messe a punto” tra venerdi’ 29 e sabato 30 novembre. Per chi si ricorda che il presidente, dopo le prime settimane di totale disastro dall’avvio dell’1 ottobre, aveva promesso per fine novembre che il sito federale sarebbe stato sistemato, e’ l’ennesimo impegno non mantenuto. Ma nessuno prende piu’ per buono quello che dice questo presidente, quindi lo stato tecnologico della riforma non e’ fa notizia piu’ di tanto: peraltro, ci mancherebbe pure che nel paese di Amazon e Facebook non si riesca a risolvere un problema di vendite online di una polizza. Anche un Grande Governo, alla fine, ce la puo’ fare.

Diverso, e piu’ grave, e’ lo stato organizzativo-procedurale della implementazione della riforma. Qui, Obama sta collezionando una serie di decisioni dilatorie extra-legem, nel senso che contraddicono, senza essere state oggetto di emendamenti votati dal Congresso, le precise disposizioni della riforma che lui stesso ha firmato. Per molti sono semplicemente illegali, ma intanto sono operative e, paradossalmente, assomigliano sempre di piu’, nella sostanza, se non alla cancellazione pura e semplice di Obamacare caldeggiata dal senatore radicale dei Tea Party Ted Cruz, di sicuro allo slittamento di un anno dell’entrata in vigore chiesto dal GOP.

Ecco i rinvii che Obama ha finora introdotto: nel luglio 2013, il mandato obbligatorio per le imprese di assicurare i dipendenti secondo le regole di Obamacare e’ stato fatto slittare a dopo le elezioni del 2014 (si prevede che 80 milioni di lavoratori perderanno le loro polizze per allora); qualche settimana fa, con il discorso in cui ha ammesso che aveva mentito sul fatto che gli americani con la vecchia polizza potevano mantenerla in futuro, Barack ha detto alle assicurazioni che possono, per un anno, far valere le vecchie polizze gia’ disdettate a milioni di individui per rispettare Obamacare; e giorni fa ha spostato il periodo entro cui la gente dovra’ iscriversi nel 2015 dal novembre 2014 al gennaio 2015, in modo che le compagnie possano comunicare i nuovi prezzi per l’anno successivo, che saranno presumibilmente rincarati di molto, dopo le elezioni di medio termine del novembre 2014.

Anche queste manipolazioni a pura finalita’ politica sono destinate all’oblio, essendo solo le mosse disperate di un presidente che e’ scivolato al 37% di popolarita’ nei sondaggi. Cio’ che e’ veramente terribile, non per lui ma per tutti gli americani di classe povera e media, e’ che il paese si sta avviando ad avere una medicina in salsa “socialista”. Per i veri ricchi, per Hollywood, e per la Intellighenzia liberal,  la legge non fara’ differenza: servizi, dottori e medicine di eccellenza erano, e resteranno, disponibili nel settore totalmente privato. Per gli altri, i soli beneficiari saranno i gia’ malati che le assicurazioni sono ora obbligate ad accettare come clienti, senza sovraccarico di costi rispetto agli altri. Nobile intento, che l’America poteva risolvere con la leva fiscale, gravando l’intera collettivita’ dei costi di queste polizze “speciali’’. Ma bisogna parlare chiaro. Obama ha invece scelto una surrettizia “via redistributiva”, imponendo polizze piu’ care ai sani e ai giovani, che erano felicissimi di avere la copertura che avevano scelto (di solito quella contro “eventi catastrofici”), ed ora devono strapagare una polizza “standard”, uguale per tutti. Con benefici inutili ed irritanti, tipo le cure dentali per bambini a persone che non ne hanno e non ne vogliono. O le spese di parto per gli uomini e per le single di 45 anni. Da questi obiettivi distorti viene l’esigenza di avere almeno 7 milioni di polizze entro marzo, ma con l’adesione in numero sufficiente di “giovani e sani” affinche’ il sistema di costi resti in equilibrio. Siccome non sara’ cosi’,  perche’ in moltissimi decideranno di pagare la multa (questo significa “il mandato obbligatorio”) invece di strapagare una copertura inadeguata alle proprie esigenze, i prezzi delle polizze andranno alle stelle, e la qualita’ delle cure mediamente peggiorera’ . E l’America, che gia’ oggi e’ contro Obamacare nei sondaggi per il 60% circa, avra’ la prova finale di aver avuto ragione fin dall’inizio nella sua ostilita’.

di Glauco Maggi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog