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doppia morale

Lo scrittore-deputato, ora renziano, Edoardo Nesi accusa lo Stato per la tragedia di Prato. Però affitta i capannoni ai cinesi...

C'è voluta la strage degli schiavi con gli occhi a mandorla per scoprire ciò che tutti sapevano. Ma nessuno osa denunciare

Nella città toscana esiste, di fatto, un distretto industriale tessile parallelo a quello locale ma completamente illegale. Anzi da medioevo, con schiavi e schiavisti.. 
Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....

enrico.paoli@liberoquotidiano.it

lo scrittore pratese è stato eletto con Scelta Civica e ora sostiene Renzi

Con il libro storia della mia gente ha vinto il Premio Strega

Che c'entra Curzio Malaparte, nome d'arte di Kurt Erich Suckert (nato a Prato il 9 giugno del 1898 e morto a Roma il 19 luglio 1957), uno dei più geniali scrittori del nostro Novecento, con Edoardo Nesi, scrittore pratese, vincitore di un Premio Strega, ex deputato di Scelta Civica oggi renziano? Nulla all'apparenza, tutto nella sostanza. Soprattutto se di mezzo c'è il predicar bene - «La mia gente dimenticata dallo Stato», ha scritto ieri su La Repubblica il deputato già montiano - e il razzolar male: «tutti gli imprenditori pratesi affittano ai cinesi, non vedo perché mio padre o mio zio non possano fare altrettanto», diceva al quotidiano Il Tirreno lo stesso Nesi nel giugno del 2012. Un'evidente contraddizione che grida vendetta. E, forse, grida anche Malaparte, sepolto secondo le sue volontà in un mausoleo costruito sulla cima del monte “Le Coste” chiamato dai pratesi “Spazzavento”. Una collina che domina Prato. La frase «...e vorrei avere la tomba lassù, in vetta allo Spazzavento, per sollevare il capo ogni tanto e sputare nella fredda gora del tramontano» è riportata sulla sua tomba assieme ad un'altra che recita: «Io son di Prato, m'accontento d'esser di Prato, e se non fossi nato pratese vorrei non esser venuto al mondo», entrambe tratte da Maledetti Toscani. Ecco chissà se quel maledetto toscano, in questi giorni, ha alzato la testa e ha urlato contro tutti, nessuno escluso. Nesi compreso.

Perché non puoi pretendere di raccontare la storia della tua gente, e poi fare come tutta l'altra gente. Che sapeva tutto, tanto degli schiavi quanto degli schiavisti, che conosce i trucchi dei cinesi e degli imprenditori che affittano ai cinesi, perfetta simbiosi fra vinti e sconfitti. Con lo Stato, le amministrazioni locali, i sindacati, i partiti, che stanno a guardare. Sempre.

Iniziamo dal flashback. Nel giugno del 2012 salta fuori, come documenta la pagina della cronaca di Prato del quotidiano del gruppo L'Espresso, che un immobile di proprietà della famiglia Nesi è stato affittato a un confezionista cinese di 28 anni denunciato per favoreggiamento e sfruttamento della manodopera clandestina. «Il controllo», scrive Il Tirreno, «risale al 22 maggio ed è stato eseguito in via Nervesa della Battaglia, a Narnali, su uno stanzone di 400 metri quadrati, all'interno del quale sono stati trovati tre clandestini. C'era anche un dormitorio abusivo con 13 posti letto: per questo la confezione è stata sequestrata e il titolare indagato per abusi edilizi. Dal resoconto della Questura non risulta siano state mosse contestazioni ai proprietari italiani dell'immobile».

Edoardo è l'erede di una famosa, e ricca, dinastia d'imprenditori tessili pratesi. Ben presto, però, alla trama del tessuto preferisce l'ordito della scrittura. Con successo.

«Io non ho mai avuto un capannone in vita mia, purtroppo», racconta Nesi al Tirreno, «né ho una qualche possibilità di controllare i capannoni di proprietà dei miei parenti. È vero che mio padre e mio zio hanno affittato ai cinesi. Ripeto, tutti a Prato lo fanno. Perché non potrebbero farlo i miei parenti?». Per la semplice ragione che poi non puoi fare il paladino.

«Nella mia città», ha scritto ieri su Repubblica il deputato-scrittore, «i capannoni lasciati sfitti dalle piccolissime aziende pratesi fallite vennero affittati dai cinesi che, beffa atroce, producono abbigliamento, sì, ma invece di comprare tessuti dalle aziende della mia città - che ancora oggi, dopo un'emorragia durata tredici anni, il centro tessile più importante d'Europa - preferiscono importarli a vagonate dalla Cina, a prezzi irrisori, e farli tagliare e cucire da migliaia di disperati clandestini che lavorano e vivono negli stanzoni, nelle condizioni dickensiane che vi ha mostrato la televisione e che forse avete letto in qualche libro». Certo, la cartolina dall'inferno è perfetta, come perfetta è l'affrancatura.

Il problema è il destinatario. «Nella mia città si chiede aiuto», sostiene ancora Nesi nella lunga articolessa pubblicata dal quotidiano diretto da Ezio Mauro, «da tanto. Agli sventati governi che si sono succeduti in Italia. Al console cinese a Firenze, all'ambasciatore cinese a Roma. A tutti». Non cita Comune, Regione e Provincia. Non cita Mario Monti, in nome del quale è stato eletto. Non cita Matteo Renzi, sindaco di Firenze, per cui si batte oggi avendo lasciato Scelta Civica, nonostante sia parte del problema e non uno spettatore. I cinesi non si sono presi solo Prato ma anche l'intero hinterland fiorentino. Non cita, ma chiede allo Stato di far lo Stato. Quando gli imprenditori pratesi fanno quello che fanno tutti: affittano ai cinesi.

 

Malaparte nei Maledetti toscani sosteneva che «i pratesi son beceri, quando son beceri, non per il fatto che lavoran gli stracci, bensì per il fatto che dicono a voce alta in piazza quel che gli altri italiani tacciono o sussurrano». Allora si faceva, oggi si affitta. E si tace...

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