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Autocensure

L'amica che non riesce a scrivere di libri

Rifiutarsi di giudicare: umiltà o comodità? Ecco come facciamo noi.

Paolo Bianchi

Paolo Bianchi

Paolo Bianchi è nato a Biella nel 1964. Ha pubblicato "Avere trent'anni e vivere con la mamma" (Bietti, 1997), "Uomini addosso" (ES, 1999), "Il mio principe azzurro" (ES, 2001, con Igor Sibaldi), "La repubblica delle marchette" (Stampa alternativa 2004, con Sabrina Giannini), "La cura dei sogni" (Salani, 2006), "Per sempre vostro" (Salani, 2009), "Inchiostro antipatico. Manuale di dissuasione dalla scrittura creativa (Bietti, 2012). Ha scritto per riviste e quotidiani, fra questi ultimi "Il Foglio". "Il Giornale" e, dal marzo 2010, "Libero". Lavora anche come traduttore letterario.
L'amica che non riesce a scrivere di libri

Una scrittrice e giornalista italiana, molto giovane, il cui nome non farei nemmeno sotto tortura perché so che non gradirebbe, mi ha detto di aver scelto di fare una cosa. Anzi, di non farla. Ha scelto di non parlare mai di libri nei suoi articoli, a meno che non si tratti di classici della letteratura. E perché lo ha scelto? Perché, dice lei, a parlare o a non parlare dei viventi si creano solo legioni di nemici. Ci sono innanzitutto i non menzionati, che, sempre secondo lei, si adirerebbero temendo di essere stati esclusi perché non ritenuti all’altezza o addirittura senza neppure essere stati letti. Poi ci sarebbero quelli citati, ma criticati, anche costruttivamente, che comunque se la legherebbero al dito. Poi ci sarebbero i pochi letti, citati e recensiti favorevolmente che finirebbero per comportarsi come tutti i beneficati da qualcosa: come ingrati.

Ergo: gli scrittori compaiono sì negli articoli della nostra amica, ma solo come personaggi in grado di muoversi, parlare, dibattere, creare movimenti di pensiero e di idee, e mai con i loro libri. L’atteggiamento è curioso, anche perché permette di sottrarsi all’imbarazzo del giudicare, in un mondo dove tutti blaterano un po’ a vanvera su tutto. Si potrebbe però suggerire una via di mezzo. Parli, la signora (o signorina), solo dei libri che ha letto e le sono piaciuti. Gli altri ammetta candidamente di non averli letti. Di non averne avuto il tempo. Come scusa, è una garanzia. Non esiste il tempo materiale per leggere neppure un decimo della costante produzione libraria italiana.

Oppure si dia una mossa e faccia come me. Prenda su un libro di quelli appena arrivati, tipo Sei come sei, di Melania G. Mazzucco (Einaudi) lo apra, legga fino a pagina 15 per poi esclamare a alta voce: martlàa a travèrs! E non ci pensi più.

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